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Champagne che passione!

Perché i migliori Champagne dobbiamo berceli da soli

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Senza condividerli con le nostre adorate Lei…

Vogliamo finalmente dire una verità antipatica, ma assolutamente vera, altrimenti non sarebbe la verità (cit. Monsieur de la Palice) sul rapporto tra Champagne e donne?

Vogliamo dirlo che é una clamorosa mensonge il fatto che lo Champagne si debba berlo, on doit le partager, avec Elle?

Ma dove sta scritto che le migliori Cuvée de Prestige (occhio, non sto parlando di uno spumantino bresciano, parlo di Champagne!) dobbiamo stapparle e, posso dirlo?, lo dico, sprecarle, condividendole con la nostra Amata?

Ieri sera mi sono stappato, e mi sono goduto ed é stata quasi una masturbazione enoica, une belle bouteille de Champagne e lei, la bouteille, mi ha fatto entrare così splendidamente nel suo universo che, incredibile ma vero, anche se innamorato perso di Elle, la parisienne, non ho sentito nostalgia di Lei.

Il perché é semplice, ovvero che si era creata una fantasmagorica armonia tra me e la bouteille de Champagne, che sembrava quasi parlarmi, raccontarmi tutto di sé, spalancare le sue… (non pensate male, maiali peggio di me che non siete altro…) verità.

Provate a  pensare cosa accade quando gustate una grande bottiglia di Champagne con lei, magari applicando il credo di un mio grandissimo indimenticabile direttore, il mio Maestro Germano Pellizzoni, insuperabile maestro di giornalismo e mio direttore per 10 anni ad A tavola. La convinzione era brutale.

A quell’epoca io ero tanto pirla e ingenuo e coglione (aggiungete voi pure, a piacere, altri aggettivi insultanti…) da pensare che una bottiglia di “bollicine” di Cà del Bosco fosse non dico migliore, ma più gratificante di una banale bottiglia di Champagne.

Allora il mio direttore mi disse a bruciapelo e con completa ragione: senta Ziliani, ma se stasera esce con una bella f..a che vuole portarsi a letto, cosa le offre, un Franciacorta della sua maison preferita, quella di M.Z., o una bottiglia di Champagne?

Aveva ragione Germano: secondo la mia piccola esperienza personale, ricordo bene di essere riuscito a portarmi a letto qualche ingenua offrendole Champagne e mai nessuna mi é cascata tra le braccia offrendole Cà del Bosco…. O mi ha promesso amore e sesso se le avessi offerto un… Prestige

Allora, tornando a noi, quando offrite una bottiglia di Champagne alla donna che volete conquistare, voi non vi concentrate abbastanza, pensate al dopo, a quando riuscirete finalmente a sfilarle le mutandine, quando lei vi dirà di sì, quando cadrete nell’estasi del piacere sessuale condiviso. E vi sfuggono, per forza, voi pensate solo a “pucciare il biscotto“, le sfumature aromatiche, la delicatezza della trama, il gioco del perlage nel calice….

Dunque ecco la mia conclusione, ovvero che le grandi bottiglie di Champagne bisogna godersele, ripeto godersele, perché un grande Champagne regala autentico piacere erotico, da soli. Senza la vostra amata intorno.

Proprio come ho fatto ieri sera centellinandomi, bollicina di perlage dopo bollicine, bicchiere dopo bicchiere, questo ottimo Champagne La Cuvée Laurent Perrier, di cui vi racconterò la totale adeguatezza, la capacità di darmi del tu ed entrare nel mio mondo, con elegante naturalezza e garbo, prossimamente su questo blog. Forse anche già domani…

E’ un sano momento di egoismo, un volersi bene, non pensare al prossimo, (esempio a farla godere al momento giusto, a darle piacere dimenticando il proprio, a piacerle e fare in modo che lei racconti alle amiche la vostra performance) che noi maschietti dobbiamo riscoprire.

 

Perché la regione, la Champagne, è femmina, ed il vino che nasce dovrebbe essere maschio, ma per me anche la bouteille di Champagne che mi godo, meritatamente, studiandone ogni minima sfumatura organolettica, è una femmina, una Donna stupenda da ammirare, amare, onorare. E dinnanzi alla quale confessiamo, ebbene sì, di non essere niente senza di lei consapevoli della nostra inadeguatezza….

Non è forse così? Cosa ne pensate?

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

 

 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Alessandro Mangiarotti

    26/06/2017 at 10:55

    È così! Bravo Ziliani, mi sembra ritornato “sul pezzo”….e attendo con impazienza di leggere i suoi appunti di degustazione. Cordialità

    • redazione

      26/06/2017 at 11:44

      grazie e se riesco oggi stesso posto una descrizione di uno dei vari Champagne che ho bevuto ultimamente. Ripeto, bevuto, mica solo degustato. Perché i grandi Champagne si bevono 🙂

  2. Ferdinando

    08/07/2017 at 21:01

    Incredibile! Non fa una piega! Mi consenta di farLe i complimenti, condivido in pieno il Suo pensiero ma non sarei mai stato in grado di esprimerlo al Suo livello.

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