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Degustazioni

Champagne Brut Antique Premier Cru e Brut Absolu Cattier

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier,Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


Savoir faire, generosità e spiccata piacevolezza

Non si può certo definire Cattier come una delle Maison de Champagne più mediatiche in circolazione.  Non appartiene al novero delle Maison celeberrime e leggendarie, quelle, tipo Roederer o Taittinger, Pol Roger, Billecart-Salmon oppure quelle che fanno eccitare noi addetti ai lavori come Jacquesson, Deutz, Charles Heidsieck, Bruno Paillard, De Sousa, Krug, Palmer, Pannier, Aubry, Larmandier-Bernier, oppure quelle che fanno la gioia dei bollicino-impallinati quali Selosse, Salon, Bedel, Fleury, Beaufort e piccoli r.m. vari, soprattutto se biologici o biodinamici.

A Modena, alla strepitosa Champagne Experience di ottobre, questa Maison, che elabora e commercializza Champagne a proprio nome dal 1918, nonostante la famiglia fosse proprietaria di vigneti dal 1763 (domanda: cosa succedeva all’epoca nella zona spumantistica bresciana?) e nel 1951 si sia aggiudicata un cru prestigioso come il Clos de Moulin, che, come ha scritto qui l’ottima Vania Valentini, “2,20 ettari di lieu-dit classificato appunto Premier Cru, dal quale nascerà più tardi la cuvée de prestige della maison”.

Ed in Champagne sono pochissime le Maison che possono utilizzare per una loro cuvée l’appellativo clos, “termine utilizzato prevalentemente in Borgogna a indicare un vigneto dalle capacità qualitative altissime, recintato e delimitato da un muro in pietra; qui, sfortunatamente, il muro è stato distrutto durante le due Guerre Mondiali e con lui il mulino dal quale il clos prende il nome; ciò nonostante, l’appellativo è rimasto”.

Eppure, nonostante il Clos de Moulin, il nome di Cattier è legato ad un brand parallelo, Armand de Brignac, che designa “une nouvelle référence du Champagne de luxe”, lanciata nel 2006, e subito diventata, anche grazie ai prezzi “folli”, 270 euro per il Brut Gold, brand di riferimento per arricchiti e parvenu vari, tanto da entrare, nel 2014, sotto il controllo di un rapper americano, tale Jay Z

Questo stato di cose ha finito per allontanare l’attenzione degli appassionati dalla Maison, tuttora familiare e indipendente, che produce circa un milione di bottiglie il 60% delle quali esportate in 70 Paesi diversi.

Gli Champagne Cattier sono elaborati a partire da vigneti esclusivamente classificati Premier Cru, ed escono da una cave recandomi situata a Chigny les Roses, villaggio nel cuore della Champagne più antica, tra Reims ed Epernay. 33 ettari di vigneto posti in villaggi quali Chigny-les-Roses, Rilly-la-Montagne, Ludes, coltivati secondo i principi della viticoltura ragionata eco compatibile, per preservare l’ambiente ed il terroir. Un tipo di viticoltura di cui Cattier è stata tra i pionieri in Champagne. La conservazione dei vini avviene in cantine profonde anche trenta metri, tra le più antiche della Champagne, e disposte su tre piani in rappresentazione di tre distinti stili architettonici, Renaissance, Roman e Gothique.

La Maison definisce lo stile aziendale come un mix tra frutto e generosità, “uno stile allo stesso tempo espressivo ed elegante”. Cuvée alle quali una quota interessante di Pinot Meunier (nelle due cuvée che ho degustato erano rispettivamente presenti il 40 ed il 25%), conferisce una tipicità e un carattere peculiare legata al frutto. Cuvées, sempre le parole della Maison, dove spiccano due elementi: “generosità e potenza”, che si traducono in una “rondeur che fa la specificità dei nostri Champagne”.

Due, dicevo, le cuvée Cattier che ho degustato, in tempi diversi: una, il Brut Antique Premier Cru, questa estate al mare, e l’altra, il Brut Absolu, non più tardi di qualche giorno fa.

Il Brut Antique una cuvée composta per il 40% da Pinot Meunier, 35% Pinot noir e 25% Chardonnay. Il Brut Absolu, invece, vede dominare il Pinot noir con un 70%, poi un 30% di Chardonnay. Il Brut Antique ha un dosaggio di 10 grammi litro, mentre il Brut Absolu non viene dosato, al che mi chiedo perché chiamarlo ancora Brut…

Io partirei dal primo, che dei due è quello che più mi ha emozionato, il Brut Antique. Uno Champagne decisamente gastronomico, che io abbinerei a carni bianche, a pollame, anche in insalata, oltre che a piatti di pesce, data la sua sostanziosa struttura (il 75% della cuvée è costituita da uve rosse).

Giallo paglierino di buona intensità, perlage abbastanza sottile, mostra un naso caldo, pieno, ampio, con note di frutta gialla (pesca matura), accenni di piccoli frutti rossi (lamponi e ribes), ananas, crema pasticcera, sfumature di miele d’acacia, nocciola.

In bocca sostanzioso, di buona cremosità, pienezza e consistenza, con una notevole succosità polposa, uno Champagne più largo che profondo, goloso, appealing (con un dosaggio e una presenza di Pinot Meunier che conferiscono alla cuvée una grande rotondità) e di sicura piacevolezza.

Completamente diversa l’impostazione ed il carattere del Brut Absolu, che definirei come un più buono, valido, ma non eccezionale, Champagne da aperitivo. Non lo definirei un fenomeno di complessità. Diciamolo che la paletta aromatica non si faceva notare per ricchezza di sfumature, con un naso delicato, fragrante ma un po’ timido, con sfumature di glicine, agrumi (più la buccia che la polpa), ananas e un qualcosa tra il torroncino e la pasticceria.

Uno Champagne molto più verticale, diretto, incisivo che ampio, nonostante un 70% di Pinot noir. Bocca incisiva, tesa, dinamica, un attacco in chiave di freschezza e di nerbo, con una bella vena acida e un carattere ben secco e una vena di mandorla finale, che mantengono pulita la bocca e invogliano a bere. Mangiando.

Rimarrà un po’ deluso chi dovesse cercare maggior complessità nel vino, e questa è una cuvée che da questo punto di vista ha un suo indubbio limite costitutivo. Detto questo, va però sottolineato che la bottiglia ha fatto egregiamente la sua parte: stappata, degustata, ma senza soffermarsi troppo a “scrutarla” e indagarla, ma soprattutto bevuta. Piacevolmente, senza tanti fronzoli, godibilmente, simpaticamente. Democraticamente… Non dovrebbe essere, questo, il destino di ogni “méthode champenoise”, degno di questo nome?

Lo so bene, che se avessi scelto una cuvée de “Prestige” della zona spumantistica bresciana (come si chiama?) mi sarei trovato di fronte a capolavori di “complessità”, a freschezze inaudite, mineralità spiccate, fiammeggianti strutture, bollicine come carezze sul palato. Lo so, e appunto per questo ho scelto e continuerò a scegliere, quando posso, Champagne…Meglio l’originale, non siete d’accordo?

Attenzione!:

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e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Donatella Briosi

    11/12/2017 at 12:10

    Grazie e complimenti per il bellissimo articolo…andrò a cercarlo anche nelle migliori 99 maisons…perché non la conosco. Ciao buon lavoro

  2. Donatella Briosi

    11/12/2017 at 12:11

    Grazie e complimenti per il bellissimo articolo…andrò a cercarla anche nelle migliori 99 maisons…perché non la conosco. Ciao buon lavoro

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