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Degustazioni

Champagne Brut Réserve Premier Cru Ecrin Cl. de la Chapelle

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Pinot Meunier, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8.5


Per la serie uno Champagne al giorno leva il medico (e le zone spumantistiche italiane sopravvalutate) di torno, oggi ho voluto degustare, ed eccomi subito qui a parlarvene, uno di Champagne che mi è arrivato direttamente dalla Francia e che potete trovare in vendita sulla versione italiana dell’enoteca on line più diffusa in terra francese, ovvero Vinatis.

Ho voluto provare a vedere di che livello potesse essere uno Champagne di una Maison di cui non sapevo nulla (non certo una di quelle Maison che eccitano l’immaginario di ogni champagnista un po’ impallinato…) tra quelli presentati tra le offerte natalizie Champagne in sconto.

Sarebbe stato troppo facile orientarmi su uno dei vari nomi noti, importati in Italia, volevo, come un Monsieur Dupont qualsiasi, tastare il polso ad uno di quegli Champagne che formano una base importante del mercato champenois e che si collocano in una fascia di prezzo tra i 20 ed i 30 euro.

Prezzo che nel caso dello Champagne che ho scelto (ovviamente per completare la spedizione ho scelto altre cinque bottiglie, un Crémant de Bourgogne, e poi due bianchi, due rossi ed un formidable Bandol rosé che non vedo l’ora di stappare) è un prezzo appena superiore, 31,83 euro, che con l’offerta promozionale diventano 22,28 euro l’una se si acquistano almeno due bottiglie.

La mia scelta è caduta sullo Champagne Brut Réserve Premier Cru Ecrin Cl. de la Chapelle, una maison di cui nella pagina di vendita su Vinatis, e poi ricercando su Internet ho scoperto essere stata creata nel 1948 per iniziativa di un gruppo di viticoltori champenois che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, hanno pensato di unirsi per valorizzare un lavoro secolare.

La maison Champagne Cl. de la Chapelle la troviamo nel village viticole di Ville-Dommange, posto nella Montagne de Reims, nel Parc Naturel Régional e sulla Route Touristique du Champagne, un villaggio i cui circa 200 ettari vitati, coltivati per il 58% a Pinot Meunier, 30% a Pinot noir e 12% a Chardonnay sono classificati Premier Cru de la Côté Ouest (con valutazione 90%). Conosciuto in epoca medioevale con il nome latino di Villa Dominica, è un piccolo borgo agricolo che può dire di godere di un clima ideale, con influenza sia oceanica che continentale, per la coltura della vite. Nei terreni è molto diffusa la componente calcarea.

Champagne Cl. de la Chapelle designa da 70 anni giusto il prossimo anno una realtà produttiva che si fa conoscere soprattutto attraverso fiere e saloni. Nella cantina sono coinvolte cinque intere famiglie di vignerons, che controllano circa 30 ettari vitati e che lavorano perpetuando la “Pure Tradition Champenoise”. Si tratta di una cantina che, ho letto, farebbe parte del collettivo “Champagnes de Vignerons”, anche se sulla bottiglia che ho degustato non c’è traccia di questo marchio che “garantisce che uno Champagne provenga da vigne coltivate dallo stesso vigneron ed elaborato in cantina o nell’ambito di una società di vignaioli”. Qualcosa che riprende il concetto del récoltant manipulant.

Il Brut Réserve Premier Cru Ecrin, una cuvée formata per il 50% da Pinot noir, per il 20% da Chardonnay, ed il 30% da Pinot Meunier, ha tranquillamente superato la mia prova e ho concluso che il prezzo, soprattutto quando si abbassa a 22,28 euro per due bottiglie acquistate, sia corrispondente alla qualità che ho trovato nel bicchiere.

Uno Champagne non stratosferico o scoppiettante di chissà quali complessità, ma che ha un pregio non indifferente: si fa bere bene, è pensato per piacere ad un pubblico di normali consumatori che sanno tutto delle cuvée de prestige, dei clos, delle differenze, che in fondo sono solo lessicali, tra Dosage Zéro, Nature, Pas Dosé, e ad uno Champagne chiedono in primo luogo di avere una certa finezza, equilibrio, e che la bottiglia accompagni bene, en souplesse, i piatti.

Ho trovato buono questo Champagne e interessante e istruttiva l’esperienza di acquisto che ho fatto. Nel corpo dei 306.096 milioni di bottiglie spedite nel 2016 (credo che con il 2017 il risultato finale potrà essere migliore: a settembre si parlava di expéditions in rialzo del 3,3%) non sono poche, e pesano nell’economia champenoise, le bottiglie di Champagne, affidabili e di buon livello, come questa.

Colore paglierino brillante luminoso, perlage sottile e continuo, naso fresco, diretto, piuttosto fragrante, con note di fiori bianchi, agrumi, crosta di pane in evidenza, accenni di sale e nocciola fresca,  di mela e pera e una nitida vena minerale, per un insieme molto appealing.

Attacco in bocca non aggressivo, piuttosto morbido e cremoso, all’insegna dell’armonia e della rotondità, con un bel frutto in primo piano, anche se dopo questo elemento iniziale emerge una bella vena salata minerale, con acidità molto bilanciata, un tocco di pasticceria, torrone, di miele acacia sul finale, con una bella croccantezza non aggressiva sul palato. Santé!

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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