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My Wine Notes

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Olmo Antico Marty 72 metodo classico Rosé

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Un grande Rosé con le bollicine targato Oltrepò Pavese

Domani, per usare una roboante frase ottocentesca, in una magnifica terra da vino lombarda, come lo scrittore Giuseppe Cesare Abba testimonia avrebbe detto Garibaldi, “o si fa l’Italia o si muore”.

La terra dove domani, ancora un’altra citazione storica, scatterà “l’ora delle decisioni irrevocabili”, è l’amato Oltrepò Pavese, dove a partire dalle 14.30 presso l’Enoteca Regionale di Broni si terrà un’immagino tesa, vivace, partecipata assemblea dei soci del Consorzio Oltrepò Pavese per affrontare un tema di importanza basilare: la revisione / riforma dei disciplinari di produzione dei vini, dei troppi vini, di questa zona.

Io mi auguro che questa revisione passi, che incontri il consenso della maggioranza degli aventi voto e non oso pensare che questo tentativo, importante, di razionalizzare e portare chiarezza nel groviglio delle denominazioni e tipologie oltrepadane, di abbassare le rese per ettaro per i vini più rilevanti e identitari, insomma, di creare le condizioni perché questa terra benedetta da Bacco e resa complicata dagli indigeni (intesi non come selvaggi, ma come gli autoctoni, i nativi della zona) non possa passare. Che possa essere bloccata per colpa di pigrizie, miopie, giochini politici, ritorsioni e altre “amenità” di ordinaria vita viticola oltrepadana.

Così, intrecciando le dita, voglio invitarvi ad alzare il calice e brindare a migliori fortune di questo splendido angolo di Lombardia con un signor vino con le bollicine, un grande vino con le bollicine, uno stupendo metodo classico in rosa, creato, con uve Pinot nero, Chardonnay e Pinot Meunieur, (mais oui!, Pinot Meunier!) da un personaggio che di vini, di grandi vini, se ne intende e se n’è occupato per una vita. Nella sua attività, durata attivamente sino a pochi anni fa, nel campo della ristorazione, come direttore per sei anni dell’Harry’s Bar di via Veneto a Roma,  poi responsabilità dell’ospitalità presso le Tenute Marchesi Antinori a Firenze e poi a Milano dapprima al Bolognese poi all’Acanto dell’Hotel Principe di Savoia. E infine al Casinò di Campione.

Paolo Baggini, questo il suo nome, nel 2008 realizza il progetto, delineato con il padre Giorgio ed il fratello Alberto nel 1996, di realizzare un’azienda agricola che valorizzasse le tradizioni vitivinicole oltrepadane, ma non in maniera museale e polverosa, bensì con una giusta e intelligente apertura alle innovazioni, soprattutto tecnologiche.

Dapprima si parte con 7 ettari di vigneto in affitto, e poi, quando Baggini aveva studiato e cambiato sistemi di lavorazione in vigna, riducendo le rese del 50% abolendo concimi chimici, e poi arrivata l’occasione giusta, viene acquisita una bellissima tenuta di 17 ettari in quel di Montalto Pavese in località Cà della Gatta. Dove, per rendere le cose ancora più complicate, i vigneti andavano espiantati e reimpiantati secondo criteri rigidamente qualitativi.

Avvio con 5 ettari, nella particella denominata Campo dei sassi, quindi di altri 3 ettari, nel vigneto Morone, quindi il Campo di Oliva, un altro ettaro, con la prima annata vinificata il 2003.

Oggi Olmo Antico, questo il nome dell’azienda, situata in una zona dal microclima ideale, ben ventilata, nome riferito ad un vecchio olmo di grande dimensioni situato sulla cime della collina che divide due vallate e indomito, invulnerabile, anche quando altre piante pativano attacchi da insetti, piogge acide, malattie varie, è una realtà vinicola piccola ma di primario valore, la definirei prestigiosa, che produce vini, fermi nella maggior parte, e non, uno più valido dell’altro.

Vini, il Riesling Ré nano, la Croatina 14 ottobre, la Barbera, da vigne che risalgono anche al 1955 e 1964, il Pinot nero Pinò, impreziosito dall’etichetta del grande artista Mario Ceroli, la P… nera, uvaggio di Pinot nero e Barbera, l’Olmo bianco, uvaggio Sauvignon Riesling, Il Merlot Giorgio Quinto, che è riuscito a colpire anche uno che di Merlot non va assolutamente matto, ed il Marty, bollicine Rosé metodo Martinotti che si affinano lungamente, a volte come un metodo classico, compongono una gamma di forte personalità, ricca di esiti molto espressivi.

La bottiglia che più mi ha entusiasmato è però un metodo classico Rosé, denominato Marty 72, nome che è un omaggio alla giovane figlia di Baggini Martina, ed è un vino molto importante per il produttore, che sul proprio sito Internet confessa “nella mia via ho sempre bevuto solo Rosé, quando ho deciso di iniziare questo progetto mi sono ripromesso che prima o poi avrei creato un prodotto che diventasse il simbolo della Terra dove sono nato. Tante prove, tanta passione, tanta fatica, per arrivare un giorno a produrre un metodo classico Rosé, con Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay”. Un vino “dedicato a tutte quelle persone che amano, nonostante tutto, il bello e il buono della vita. In una parola… la felicità”.

E così, con queste belle intenzioni, con tanto amore, e con una conoscenza del proprio territorio, della difficile arte di fare vino, e una pazienza notevoli, è nato quello che, anche se non si chiama Cruasé (amen…) io penso sia uno dei migliori metodo classico Rosé di tutto l’Oltrepò. E tra i migliori italiani.

Come ho già detto in vigneti sono posti in Montalto – Borgo Priolo e accanto a Pinot nero e Chardonnay c’è anche, rarità preziosa, Pinot Meunier, che serve ad ammorbidire il Pinot e rendere più succoso il vino.

La fermentazione non avviene in legno, ma in fusti d’acciaio da 50 ettolitri, la resa per ettaro è contenuta in 70 quintali ed il vino si affina sei anni, 72 mesi, sui lieviti.

Recentemente ho degustato un campione di questo metodo classico, un Pas Dosé dégorgiato nel novembre 2016, e ne sono rimasto affascinato. Splendido innanzitutto il colore, che si distacca da una diffusa tendenza a realizzare rosé, anche da Pinot nero, piuttosto scarichi, tendenti al rosa antico pallido.

Qui il colore è acceso, intenso, pronunciato, un bel melograno azalea, che tende verso la granatina, il perlage fine, sottile e continuo, ed il naso evoca subito, oltre a note di piccoli frutti rossi, di granatina, dell’inconfondibile Ratafià delle caramelle Baratti della mia infanzia, sfumature fresche, nervose, qualcosa che richiama la crème brulée, fino ad una vena che più che semplicemente salata è iodata, quasi salmastra.

La bocca è pari alle aspettative create dai profumi, ed il gusto è ben teso, affilato, dinamico, di grande energia, eppure cremoso il giusto, succoso, integro, di nerbo pronunciato, con grande armonia e bilanciamento tra frutto e acidità, una coda lunga verticale, anche se il vino ha una grande spalla, è saldo, largo e pieno, e una persistenza ricca di sapore.

Una grande metodo classico Rosé oltrepadano di alto livello, di forte riconoscibilità, personalità e carattere. Quello che vorrei non fosse una lodevole eccezione, ma una costante nelle bollicine della zona. Un sogno, o un’utopia che dipende anche dall’andamento dell’andamento dell’Assemblea dei soci del Consorzio vini Oltrepò, dalla strada che decideranno, liberamente, di intraprendere…

Fattoria Olmo Antico
Via Marconi 8
27040 Borgo Priolo PV
Tel 0383 872672
e-mail info@olmoantico.it
Sito Internet www.olmoantico.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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4 Commenti

4 Commenti

  1. Abele

    18/12/2017 at 20:35

    Caro franco felice nel leggere i tuoi pensieri e le tue valutazioni sull azienda OLMO ANTICO . Paolo lo reputo uno dei pochi che realmente vuole e di tutto fa per far si che questo oltepo esca da quella mentalità chiusa e antica in cui vive . Ancora più felice che un prodotto di una persona che ho sempre reputato un amico abbia riscosso questo apprezzamento. lanzanova Abele

    • redazione

      19/12/2017 at 13:59

      Grazie Abele L. sono contento che il mio punto di vista su Paolo Baggini coincida con il tuo

  2. Angelo

    19/12/2017 at 10:19

    Un giusto riconoscimento per un grande vino e per un produttore unico che sa mettere nelle sue bottiglie qualità e poesia
    Angelo

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