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My Wine Notes

Giramenti di... bolle

A Bruxelles legiferano autentici cialtroni: l’ennesima conferma

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Con solo il 12% di Champagne usato consentito lo Champagner Sorbet

Avevate ancora dei dubbi che a Bruxelles, negli organismi comunitari che deliberano, legiferano, si pronunciano spesso in maniera tra l’allucinato, l’assurdo e lo scombiccherato, ci fossero autentici fenomeni?

Ci sono, sono pericolosi e non fanno certo l’interesse dei consumatori. E’ notizia di oggi, che potete leggere qui e poi ancora qui, che la Corte di Giustizia Europea (CJUE) chiamata a pronunciarsi in merito ad un ricorso presentato in Germania dal Comité interprofessionnel du Vin de Champagne (CIPV) contro la potente catena di Supermercati tedeschi Aldi Sud, per aver posto in commercio uno “Champagner Sorbet”, ha deciso, inopinatamente, di dare ragione ragione ad Aldi Sud.

Secondo la Corte Europea, un sorbetto allo Champagne può tranquillamente essere commercializzato “senza portare danno alla denominazione protetta, a patto che abbia davvero un gusto allo Champagne”. Questo anche se lo “Champagner Sorbet” contiene solo un 12% di Champagne. Di quale qualità si tratti è meglio non chiederselo…

Secondo la Corte di Giustizia europea la vendita dello Champagner Sorbet non costituisce sfruttamento illecito della Dop ‘Champagne’, non trae profitto dall’uso di questa denominazione, non è un’usurpazione, né un’imitazione, né un’evocazione illecita della Dop (AOC) Champagne.

E secondo gli “illustri” giuristi, che hanno rimandato la palla, la castagna bollente alla Corte federale di giustizia tedesca, che a sua volta aveva chiesto un parere consultivo alla Corte Europea, il fatto che lo Champagner Sorbet contenga solo un 12% di Champagne, ovvero “la quantità di Champagne contenuta nel sorbetto costituisce un criterio importante ma non sufficiente” per decidere che si tratti di uno sfruttamento indebito di una denominazione e di un prodotto universalmente noto nel mondo.

Sarà un giudice nazionale, che non è detto possa essere un esperto degustatore, o se si avvarrà della consulenza di qualche sommelier, chef de cave, kellermeister, mastro degustatore (io proporrei la Wanna Marchi della sommellerie interplanetaria, Luca Gardini) a decidere, vagliando gli elementi di prova sottoposti alla sua attenzione e decidendo se il gusto dello Champagner Sorbet sia sufficientemente “champagnoso” oppure no.

E questi dovrebbero essere i legislatori che decidono di quello che noi cittadini europei possiamo dire, fare, mangiare, commercializzare, acquistare?

Come diciamo a Milano: ma va’ a scua’ ‘l mar, ma va’ a ciapa’ i ratt!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Giancarlob

    20/12/2017 at 18:04

    Dovessero perdere la causa intentata dagli champagnisti, io tenterei con il prosecco….un proseccher sorbet secondo me ci sta bene …..

  2. Riccardo

    20/12/2017 at 20:35

    In italia la legge vuole che per utilizzare il nome di un DO in un prodotto derivato debba esserci l’autorizzazione del Consorzio di Tutela. Se questa manca, ma il prodotto effettivamente è realizzato con la DO in questione, allora è possibile riportarne il nome solo tra gli ingredienti.
    Non so come funzioni in Francia, ma credo proprio che anche lì ci sia una norma simile, del resto sulla tutela e la protezione dei loro prodotti sono maestri.
    Alla luce di questo trovo davvero inspiegabile questa sentenza, sarebbe interessante leggerne le motivazioni.

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