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My Wine Notes

Discussioni

Clamoroso ad Erbusco: scoperto il mistero del successo della Cuvée Prestige!

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I suoi fan sono tutti democristiani: la scelgono ma non dicono di farlo…

Questo post è rivolto a quelli meno giovani, quelli nati ai tempi della Prima Repubblica. Prima che subentrasse, con il suo molto teorico “cambiamento” la Seconda Repubblica.

E’ un post rivolto a quelli che, come minimo, sono nati prima del 1994, anno in cui questa formazione politica si sciolse. L’anno della discesa in campo di “mi consenta, cribbio!”, della legge elettorale maggioritaria nota come Mattarellum, l’anno che precedette la nefanda “svolta di Fiuggi”…

Sto parlando, non la rimpiango affatto, non ne sono nostalgico, nel mio piccolo l’ho sempre combattuta della Balena bianca, ovvero della Democrazia Cristiana.

Cosa c’entrano lo Scudo crociato, il partito che fu di De Gasperi, Fanfani, Andreotti, Cossiga, Rumor, Taviani, Moro e poi anche di Forlani e quindi di Zaccagnini, Rosy Bindi, De Mita, Follini e Martinazzoli (basta citare questi ultimi tre per capire quale sia stata l’involuzione..) con le bollicine tema principe di questo blog?

C’entrano eccome, direi da un punto di vista sociologico. Ricordate, parlo ai meno giovani, le giornate post votazioni ai tempi in cui la Democrazia Cristiana era il baricentro di ogni governo che gli italiani mandavano in terra? La D.C. puntualmente aveva la maggioranza relativa, e puntuale era la sorpresa.

Non c’era una persona che una che confessasse pubblicamente di aver votato Democrazia Cristiana, almeno io, mio suocero a parte, non ne ho conosciuta nessuna, eppure “nel segreto della cabina elettorale” dove “Dio ti vede, Stalin no!”, una maggioranza schiacciante di italiani sceglieva lo scudo crociato.

E ora, delineato il quadro politico, veniamo al vino, pardon, alle bollicine. Ieri, in questo post ho raccontato le impressioni che mi ha fatto lunedì sera, ad una cena tra amici, l’assaggio, assolutamente da me non voluto (io ho portato altro da bere) della nota e mediatica Cuvée Prestige prodotta da un’azienda agricola di Erbusco, situata nella zona spumantistica bresciana. E ho postato link al post sulle pagine che ho sugli account dei vari social network: Facebook, Linkedin, Twitter.

Questo testo, niente di speciale, alcune osservazioni tra l’ironico, il sociologico ed il divertito, ha ottenuto un sacco di visite e tante reazioni, non nell’area dei commenti del post, su questo blog, ma soprattutto sui primi due social. Direi che la stragrande maggioranza di quelli intervenuti si sono dichiarati d’accordo nel sostenere che l’acqua è bagnata, la palla rotonda, l’ora di 60 minuti, ovvero che si tratti di una cuvée che di prestigioso, dal punto di vista qualitativo (per quanto riguarda gli aspetti commerciali e di marketing standing ovation), non ha davvero molto.

Non c’è stato uno che un commentatore che mi abbia contraddetto, che abbia difeso la Cuvée Prestige, che abbia sostenuto che non è solo un fenomeno di wine business, di comunicazione e pubbliche relazioni, ma che quelle bollicine bresciane sono ottime. Non ce n’è stato uno che sia intervenuto dichiarando: io bevo Cuvée Prestige, mi piace tantissimo, sono orgoglioso di berla, di regalarla, di farmi vedere e fotografare, con un bel selfie, mentre la bevo, mentre la scelgo al wine bar, al ristorante, in discoteca, in barca, in spiaggia in riva al mare. Silenzio…

Mi sorge un dubbio: non sarà mica che i fan della Cuvée Prestige sono tutti democristiani, che si comportano come facevano i democristiani d’antan, e scelgono la bollicina à la mode, ma non confesseranno mai di farlo, nemmeno sotto tortura?

Voi che ne dite?

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Giancarlob

    20/12/2017 at 17:59

    O non sarà mica una boll(icin)a speculativa che prima o poi scoppia e si scopre che è tutta una finta, tutta un’ illusione, che se ne vendeva meno del pensabile, insomma un fenomeno markettaro e basta ?

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