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My Wine Notes

Degustazioni

Le Champagne en Rosé: Cuvée Rosé e Grande Cuvée Alexandra 2004 Laurent-Perrier

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


Freschezza, finezza ed eleganza, ecco il segreto di un grande Rosé

Che cos’è un Rosé, un grande metodo classico, che si tratti di Champagne soprattutto, oppure di vini a denominazione d’origine italiani o Cava, o Rosé Sparkling wine (quest’anno a Londra ne ho degustati di strepitosi from New Zealand, Australia, Argentina, Portogallo e UK), è cosa semplice e complessa al tempo stesso.

Una sintesi di eleganza, fragranza aromatica, delicatezza carezzevole sul palato, soavità, che coinvolgono in un tutt’uno sia il naso che il palato. Che hanno il potere di farti entrare in una dimensione magica, in un’esperienza sensoriale completa di inebriante bellezza.

Un Rosé metodo classico ben fatto è tutto questo e altro. Per questo motivo salvo eccezioni, che riguardano soprattutto una nuova sensibilità di Champagne Rosé de Saignée che fanno tendenza come quelli, strepitosi, di Geoffroy o di Fléury, vi invito non dico a diffidare, ma a prendere cum grano salis certi Rosé (soprattutto italici) molto colorati, che all’aspetto appaiono tendenti al rubino piuttosto che al rosa antico, al melograno, al rosa pallido, al leggero buccia di cipolla.

Alla vigilia di Natale ve ne voglio consigliare due esemplari, offerti (mi piace più dire così piuttosto che prodotti, perché realizzare Champagne simili rappresenta un’offerta, un regalo, costoso, ma prezioso, agli appassionati) da una delle più antiche e storiche Maison de Champagne, Laurent-Perrier, le cui origini risalgono al lontano 1812, anno in cui la cantina venne fondata da André e Michel Pierlot. Una Maison le cui sorti vennero tracciate nel 1881, quando Eugène Laurent, cantiniere dei Pierlot, decise insieme alla moglie Mathilde Emilie Perrier di rilevare la maison assumendone la guida, e in seguito cambiandone il nome per l’appunto in Laurent-Perrier.

In seguito l’azienda arrivò nel 1939 a Mary-Louise Lanson de Nonancourt prima, e a suo figlio Bernard de Nonancourt poi, che al ritorno dalla guerra si vide imporre dalla madre una formazione esigente: operaio in vigna e poi in cantina, impiegato amministrativo e commerciale. Diventò giovanissimo, a 28 anni, presidente della Maison, e fino alla sua morte, nell’ottobre 2010, dedicò l’intera esistenza a trasformare la piccola Maison de Champagne in un marchio riconosciuto a livello mondiale.

E difatti quando entro in azienda, nel 1948, la produzione era di sole 80 mila bottiglie. Quando lascio l’azienda era di 8 milioni, quota che Laurent-Perrier mantiene sostanzialmente anche oggi. Attualmente guidata dalle figlie di Bernard, Alexandra e Stephanie Lanson de Nonancourt, la Maison conta oggi 150 ettari vitati e fa tesoro delle innovazioni introdotte dal padre, che alla fine degli anni Cinquanta fu tra i primi a dotare la cantina di una serie di serbatoi di acciaio termo regolati (cuves en inox) controllando la fermentazione a bassa temperatura e mantenendo la freschezza nei vini e la complessità degli aromi. E permettendo la formazione di uno stile della Maison sintesi di freschezza, finezza ed eleganza.

Fu Bernard de Nonancourt insieme a Alain Terrier, Chef de Cave dal 1975 al 2005 (oggi è Michel Fauconnet il suo successore), a stabilire un savoir faire che prevede di vinificare separatamente ogni singolo appezzamento, con una tecnica di vinification parcellaire che offre una vastissima possibilità, nella fase di assemblaggio delle cuvées, di sfumature aromatiche e di gusto. Personaggio fortemente innovatore, De Nonancourt nel 1959 avvia la commercializzazione della prima cuvée de prestige non millesimata, la Grand Siècle, e nel 1981, precorrendo una tendenza che sarebbe venuta di moda trent’anni dopo, lancia la cuvée Ultra Brut.

Anche nel campo dei Rosé Bernard de Nonancourt precorre i tempi e nel 1968, pur essendo Laurent-Perrier una Maison abituata a lavorare prevalentemente sullo Chardonnay, lancia la Cuvée Rosé, Pinot noir 100%, proveniente da una decina di crus dei settori Sud e Nord della Montagne de Reims, tra cui la celebre Côte de Bouzy. I crus d’Ambonnay, Bouzy, Louvois e Tours-sur-Marne e poi di Verzenay, Verzy, Mailly. La macerazione delle uve si protrae da 48 a 72 ore a secondo dell’annata per estrarre il colore e ottenere tutta la ricchezza aromatica del Pinot Noir.

L’affinamento è di cinque anni minimo, il dosaggio degli zuccheri è circa di 10 grammi litro, e per il lancio Bernard de Nonancourt sceglie una bottiglia speciale, dalle curve generose, ispirata alle vecchie bottiglie dell’epoca di Henri IV.

Non contento di aver creato un Rosé di riferimento, nel 1987 Bernard de Nonancourt in occasione del matrimonio della figlia maggiore Alexandra decide di creare un Rosé millésimé, una cuvée de prestige de rosé che vuol rappresentare un matrimonio ideale tra i Grands Crus di Pinot Noir e di Chardonnay. Nasce così, affinato sette anni sui lieviti e commercializzato dopo 10 anni di permanenza in cantina, la Grande Cuvée Alexandra Rosé.

La cuvée è composta in larga parte da Pinot noir, mediamente intorno all’80 per cento, completata da un 20% di Chardonnay e a comporla sono unicamente 100% Grands Crus: Ambonnay, Bouzy, Mailly, Verzenay per il Pinot Noir, Avize, Cramant, e Le Mesnil-sur-Oger per lo Chardonnay, con uve raccolte a perfetta maturità. E solo nelle annate in cui i Grands Crus di Pinot Noir e di Chardonnay arrivano contemporaneamente a maturità si ottiene l’Alexandra Rosé Millésimé, e dal 1987, data del suo lancio, solo sette annate sono state commercializzate. Anche in questo caso l’habillage è estremamente curato e la bottiglia richiama i capolavori dei maîtres verriers del XVIIe siècle, ed il vino viene venduto in un cofanetto di legno, vero scrigno per un oggetto prezioso.

L’ultima annata in commercio della Grande Cuvée Alexandra Rosé è il 2004, annata che malgrado episodi di grandine e temporali primaverili ed estivi, ha portato ad un risultato definito uno dei migliori degli ultimi vent’anni, grazie al calore benefico e al tempo secco di settembre che hanno consentito una raccolta abbondante, che ha abbinato quantità a qualità.

Uno Champagne dal carattere generoso e opulento dove l’opera dello Chef de Cave è decisiva, e richiede la padronanza totale delle tre tecniche, macerazione, vinificazione e assemblaggio, da cui dipendono le caratteristiche del colore, l’espressione dei migliori aromi di frutti rossi freschi. E ancora, marchio distintivo della Maison, freschezza e vivacità. E con l’annata 2004, per la prima volta nella sua storia, l’Alexandra Rosé è disponibile anche in magnum.

Con mia grande fortuna ho avuto modo di degustare entrambe le cuvées e ho pensato di proporle alla vostra attenzione, con le mie note d’assaggio, in questo giorno di Natale 2017.

Inizio dalla Cuvée Rosé, dall’inconfondibile colore che richiama il melograno, perlage finissimo, profumi “melodiosi” di grande armonia, delicati, che richiamano ananas, ribes, lamponi, fragoline di bosco, pompelmo rosa, mandorle, rose, un velo di pasticceria e una nitida nota minerale che delinea un quadro di freschezza, di estremo nitore, che conquista.

L’attacco in bocca e poi lo sviluppo, è soave, dolce, carezzevole, cremoso e senza alcun’ombra di spigolo, con una rotondità succosa del frutto che riempie la bocca, coccola e titilla il palato e dà al vino un andamento sontuoso, una lunga persistenza, una piacevolezza estrema.

La Maison sostiene che la sua ricchezza aromatica gli consente di accompagnare i pesci crudi marinati, i gamberi grigliati, la cucine esotiche, asiatica o indiana, il prosciutto di Parma. Nulla da obiettare su queste indicazioni, io aggiungerei anche una bella paella de marisco e una bouillabaisse.

La Grande Cuvée Alexandra Rosé 2004 mostra nel bicchiere la stessa robe della Cuvée, un melograno, rosa salmone pallido, ma con una brillantezza, una vivacità, una ricchezza di sfumature ancora maggiore, ed un perlage finissimo, continuo, zigzante nel bicchiere.

Il naso è ancora più intenso, fitto e complesso, e accanto ai piccoli frutti di bosco, ad una nota salata, tesa, estremamente minerale, vede in evidenza note agrumate, di agrumi canditi, a comporre un insieme setoso, delicato, carezzevole, di assoluta delicatezza, dotato di una tenerezza espressiva, di una ricchezza di minime sfumature e semitoni da lasciare stupefatti. Quasi riflessi sull’acqua, arabeschi al chiaro di luna…

La bocca è cremosa, avvolgente, tenera, con una nitidezza e una croccantezza succosa del frutto da applausi, una eleganza perfetta e una morbidezza, un modo setoso di accarezzare il palato, una persistenza lunga e tesa, un’armonia di ogni singola nota, di ogni sfumatura del gusto da vino capolavoro. Opera di una perizia tecnica davvero da virtuosi.

La Maison Laurent-Perrier ne consiglia l’abbinamento a tempura di scampi, aragosta arrosto, capesante (Saint-Jacques) ai tartufi neri. Io credo che se la si abbinerò ad un filetto di manzo o di vitello, ad un roast-beef, a cacciagione da piuma (fagiano e pernice) oppure ad una faraona, una terrina di foie gras magari con un filo di tartufo.  Credo però che tutto quello che vi verrà in mente per accompagnare il momento magico e supremo dell’apprezzamento (ovviamente in coppia con la persona che amate) di questo capolavoro di leggiadra armonia vinosa fatto Champagne Rosé, Grande Cuvée, andrà benone…

Auguri, Joyeux Noël a tutte/i!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Donatella Briosi

    25/12/2017 at 11:15

    Che spettacolo! Grazie Franco complimenti, bello leggerti ciao Donatella

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