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My Wine Notes

Degustazioni

Champagne Brut Nature Ultra Brut Laurent-Perrier

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


Qualche lettore mi ha scritto: bene, ci hai fatto sognare, hai fatto sognare tutti quelli che lo Champagne lo amano “in rosa” con il tuo articolo sulle due Cuvée Rosé di Laurent-Pellier, ma non potresti, rimanendo alla stessa Maison, le cui origini risalgono al lontano 1812, proporci qualcosa di altrettanto valido?

Detto fatto amici champagnisti miei, perché questo mi consente di completare un discorso avviato nell’articolo natalizio, quando ricordavo che il personaggio che ha caratterizzato larga parte della storia e dello sviluppo moderno della Maison, ovvero Bernard De Nonancourt, nel 1959 avviava la commercializzazione della prima cuvée de prestige non millesimata, la Grand Siècle, e nel 1981, precorrendo una tendenza che sarebbe venuta di moda trent’anni dopo, lanciò la cuvée Ultra Brut.

Oggi è diventato di tendenza, se n’accorta di recente in Italia una casa prestigiosa e importante come Ferrari, con il suo Perlé nero (prossimamente ne scriverò, non l’ho sinora fatto, pur avendo degustato attentamente questo novello Trento Doc, perché volevo evitare il periodo natalizio per non apparire troppo cattivo, ma non cerco di apparire cattivo, semplicemente lo appaio, perché scrivo quello che penso senza guardare in faccia a nessuno…) produrre metodo classico riducendo il dosaggio degli zuccheri o rinunciando a farlo, lasciando che sia il gusto nudo ad esprimersi senza mediazioni.

Però nel 1899, quando “la Maison Laurent-Perrier lance son « Grand Vin sans sucre », plus conforme à son goût et à celui de la clientèle britannique”, un vino che resterà sulla carta dei vini del mitico ristorante parigino Jules Verne in alto sulla Tour Eiffel sino al 1913, un vino totalmente controcorrente rispetto ai gusti dell’epoca, era una scelta pioneristica. Confermata nel 1981, quando quasi un secolo dopo, Laurent-Perrier per volontà di Bernard de Nonancourt, che intende riprendere il successo storico del Grand Vin sans sucre fa uscire il suo Ultra Brut, uno Champagne sans dosage, “dallo stile spoglio, aereo e senza belletti e trucco”.

Uno Champagne in perfetta sintonia con la filosofia della Nouvelle Cuisine emersa da meno di dieci anni e codificata dai critici e gastronomi Henry Gault e Christian Millau, influenzata da chef come Fernand Point e Michel Guérard e poi espressa in pieno grazie al talento di Paul Bocuse, dei fratelli Troisgros, Roger Vergé e Alain Chapel. E in Italia ripresa e rielaborata secondo suo estro dal sommo Gualtiero Marchesi.

Lo spirito di questo nouvelle cuvée Ultra Brut, innovativa anche nell’habillage con l’utilizzo per la prima volta dei colori blu e argento che rimangono tali ancora oggi, e tale da far diventare questo uno Champagne “de référence”, portabandiera dei Brut Nature, ovvero vini che secondo la legislazione in vigore devono presentare un tenore di zucchero inferiore ai 3 grammi per litro e non essere dosati con alcuna aggiunta di zucchero durante la fase della “prise de mousse”, si riassume in tre aggettivi: “droit, pur, subtil”, diritto, puro e sottile. Elementi completati da un “profilo soave e naturale, sostenuto da un’ininterrotta freschezza”.

Una cuvée, elaborata con ogni attenzione dallo chef de cave in una “costante ricerca di assoluto”, che “lascia esprimere tutta la purezza dell’uva, nella sua verità più esplosiva”. Una cuvée che raggiunge il suo equilibrio tramite un lungo affinamento in cantina, sei anni minimo, ed un mix calibrato tra Chardonnay, solitamente intorno al 55%, completato da un 45% di Pinot noir, provenienti da una decina di cru, ed un uso di uno due vins de reserve di un’annata complementare.

Diversamente da quanto si possa pensare per ottenere Champagne di questa tipologia l’acidità è un elemento importante ma non fondamentale: perché le uve scelte vengono selezionate utilizzando quelle dotate contemporaneamente di un elevato grado alcolico potenziale e di un’acidità bassa, il che consente di ottenere l’equilibrio voluto senza dover ricorrere al dosage…

Ho recentemente messo alla prova questo Ultra Brut, uno di quegli Champagne diritti, nervosi, senza ruffianerie e senza concessioni e compiacenze, integrali, che quando se ne stappa una bottiglia, non solo come aperitivo, ma mangiando (vedremo dopo cosa…), si finisce inevitabilmente (come in altri frangenti, quando ci si riesce…) a fare il bis stappandone una seconda…

Colore paglierino intenso, brillante e cristallino, molto luminoso, perlage sottile, si propone subito, perentoriamente, con un naso di assoluta, aerea, fragrante freschezza, con note di frutta secca (mandorla salata e poi di noci brasiliane: ho parlato di noci non pensate ad altre doti delle brasiliane) in evidenza, di fiori bianchi, agrumi, pesca bianca, e una leggera sensazione di pasticceria che evoca la meringa. In questo quadro di freschezza, ben incisiva, comincia a delinearsi un coté salato, minerale, marino, quasi iodato, che ritroveremo poi in fine bocca.

Attacco in bocca nervoso, vivo, verticale, profondo, di notevole energia e dinamismo, ben sapido, diretto, con la giusta acidità che innerva e dà spinta ad una notevole sostanza, ad una struttura non indifferente e rende il gusto persistente, sempre ben teso.

E con un retrogusto, ricco di sapore, che richiama ancora la noce brasiliana e la mandorla, un ricordo di agrumi e quella mineralità (che è nota distintiva degli Champagne sans dosage e Nature, per quanto ne possa dire qualche Wanna Marchi della sommellerie italica, o “Maradona del vino”, metafora per certi versi perfetta…), che è nota distintiva negli Champagne sans dosage e nei Nature…

Uno Champagne, dal prezzo, on line, ad esempio qui, di poco superiore ai 45 euro, dal rapporto prezzo qualità da applausi.

Quanti agli abbinamenti, la Maison consiglia di abbinarlo ai frutti di mare, al sushi, a una ceviche de poisson blanc, ad un Parmigiano giovane (errore: minimo uno di 24 mesi di stagionatura) o un Jamon Pata negra, io aggiungerei anche a ricci di mare, appena pescati se possibile (sono squisiti e afrodisiaci), ad un’aragosta alla bostoniana o Boston lobster, che loro purtroppo massacrano riempiendola di burro…

Sapete però qual’è l’abbinamento migliore a mio avviso? Avvicinatevi, ve lo sussurro in un orecchio… Ostriche e soprattutto tanto sesso, con una Lei che adori ostriche e caviale (altro ottimo abbinamento a questo Champagne Ultra Brut..), e che alla quale in due, in quelle situazioni piccanti che piacciono molto a noi maschietti e a loro femminucce, piaccia molto divertirsi… Senza esclusione di colpi…

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Simone

    28/12/2017 at 01:01

    Ok…convinto! per tutte le ragioni elencate…MA TUTTE però non solo le ultime tre/quattro righe , codesta bottiglia farà parte della mia cantina

  2. Simone

    28/12/2017 at 01:09

    Grazie Franco!

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