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My Wine Notes

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Comolli puntalizza sul fenomeno “spumanti italiani” e Prosecco

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Utili ed interessanti precisazioni di un vero conoscitore dell’universo bollicine

A seguito della pubblicazione del mio recente articolo che riprendeva la stima elaborata dall’Osservatorio statistico economico Ovse su mercati e consumi vini spumanti e dal Ceves, centro studi ricerca vite-vini alla Cattolica di Piacenza, ho ricevuto da chi l’ha elaborata, ovvero da Giampietro Comolli, primo e insuperato direttore del Consorzio Franciacorta, quando la zona spumantistica bresciana era un sogno e una cosa seria, uomo di larghissima esperienza e capacità nel mondo del vino) e attuale direttore di Bubble’s, alcune interessantissime riflessioni sul fenomeno “spumanti italiani”, contenenti anche alcune spiegazioni circa le forzature ed i limiti del comunicato Ansa che aveva ripreso, in estrema sintesi, la stima dell’Ovse.

Penso che essendo opera di un grande esperto e conoscitore del mondo spumantistico italiano e non come Comolli, si tratti di valutazioni che possono essere di grande significato anche per i lettori di Lemillebolleblog. Buona lettura!

     1) Caro Franco, come avrai oramai notato da anni, non uso mai i termini classico, charmat, martinotti …chi li usa sbaglia perché non si identifica un vino o una tipologia di vino con il metodo di produzione. Forse solo Crémant e Saten ( senza accento se mi ricordo bene, avendolo registrato personalmente nel 1994)  possono essere gli unici due termini/menzioni speciali come dice la UE che identificano un vino e la sua metodologia elaborativa.

Come puoi immaginare, visto che fai il giornalista dal 1979, io uso solo metodo tradizionale e metodo italiano, e dovrebbero essere obbligatoriamente utilizzati sulle etichette per non ingannare il consumatore, eccezione per le Docg-Doc che hanno un disciplinare dove c’è scritto (ma quanti consumatori leggono il disciplinare prima di andare al supermercato o alla Metro e acquistano un ottimo Champagne a 12,5 euro la bottiglia di fianco ad un franciacorta a 18,50 !!??) ….e quando c’è casino alla produzione (vedi Oltrepò o Garda o Asti o altri …) è evidente che risulta quasi un dovere scriverlo. Errore scriverlo? Certamente, ma al momento la legge non prevede altro. Poi che agli esperti non piaccia…..è un altro discorso: la legge prima..

  1. Tu mi insegni che giornalisticamente 144 parole sono poche e che 145 sono tante, ovvero soprattutto per le agenzie …riassumere…semplificare…usare il termine asettico…usare il termine accettato dalla maggioranza…sono tutte motivazioni e filosofie di comportamento per non dare fastidio a nessuno. Hai voglia a chiamare con il proprio nome ogni cosa… capibile. Per addetti ai lavori un po’ meno, ma una agenzia di stampa non è un blog specializzato e giustamente attento a fare anche cultura. Inoltre un comunicato in poche righe deve concentrare tutto…aggregare…
  2. I singoli consorzi hanno l’imprimatur della tutela della denominazione, ognuno deve firmarsi per quello che è ….sono titolari della produzione. Io tratto di commercio, raccolgo dati sul mercato, sulle tavole, fra i distributori, alla dogana (che cambia ogni 2-3 anni codici, cambia colonne, sotto Champagne ci finiscono vini italiani, sulle esportazione dall’Italia c’è una colonna dedicata allo Champagne rivenduto….siamo sicuri di questi dati e di queste classificazioni per nome esatto??) e quindi l’ufficialità/certezza/trasparenza dei dati deve sempre essere verificabile da chi può confutare ….quindi se non vendo solo parole e fuffa…devo avere un riferimento numero-termine ufficiale altrimenti faccio della “nasologia” come dicevano miei grandi docenti ad iniziare dal grande professor Gianfranco Miglio.
  1. Ovse-Ceves lavora su due binari: quello pubblico con informazioni generiche e generaliste per stampa, enti, associazioni …ma anche quello per imprese, organizzazioni, regioni, che vogliono dettagli specifici su propri vini frizzanti, spumanti, fermi….definiamo il tutto nomenxnomen! Certo è che in questo secondo caso l’incarico è a pagamento per questioni di dati sensibili e riservatezza e questo dal 1991 …..non da 2-3 anni come altri osservatori. Per questo il comunicato stampa è una scatola paragonabile al nome di un blog o blogger …poi sono i singoli testi e contenuti che entrano nel dettaglio. Sai quanto ci tengo a questa separazione di denominazioni, più che di metodi in oggettivazione.

  1. Il Prosecco System, coniato in italiano dal sottoscritto nel 2009, è oggi riportato in tutti gli articoli al mondo, oppure Piramide Prosecco, e questo vino non arriverà mai a 1 miliardo di bottiglie come qualcuno asserisce da tempo, anche se crescerà ancora nei prossimi anni. Spumante (con esse minuscola) non è sinonimo di Prosecco, mentre all’estero è Prosecco sinonimo oramai di spumante italiano. Sono due cose opposte e non assimilabili: il mercato mondiale usa certi termini e nomi  diversi  da quelli che pensiamo noi addetti ai lavori o noi italiani in generale. Già traduco e modifico molte voci…semplifico ahimè!
  1. I 3 milioni di bottiglie stappate in 30 giorni in Francia ti posso garantire che sono una stima per difetto e non per eccesso stando ai sondaggi reali fatti: a Parigi ci sono 22 grandi distributori francesi di Prosecco; a Marsiglia sono 12; a Tolosa sono 11 che coprono l’85% dei supermercati della zona fra oceano e Mediterraneo. Equivalgono allo stesso numero di bottiglie di Champagne stappate nello stesso periodo in Italia, anzi sono 3,3 milioni per esattezza.
  1. L’alta qualità” è un termine generico ma è un termine anche per sottolineare che le ciofeche, anche se il Prosecco funziona, non pagano e non vanno prodotte. Inoltre – come tu mi insegni – quando si parla di diverse qualità, non si parla mai in termine assoluto, perché non è solo un grave errore di matematica statistica, ma anche di buon senso generico. Ogni definizione ha un suo termine di paragone.

Scrivere che “ il prosecco piace per l’alta qualità” vuol dire soprattutto che finché producevano e finché producono un vino di scarso impegno elaborativo, di bassa cura, di carente attenzione viticola e di vinificazione, di “mescoloni” senza origine….non riuscivano a emergere dalla conoscenza provinciale e regionale.

Oggi il Prosecco ha una alta qualità rispetto al Prosecco di 20 anni fa, ha un insieme di valori-parametri di successo che oggi il Sekt, il Cava, l’Asti non hanno. E’ evidente che se un esperto conosce/beve/parla di un Bollinger Brut selezione privata millesimo 1993 come termine di paragone assoluto per tutte le bollicine è evidente che sulle 24.000 etichette di Champagne in circolazione forse ben 23.999 vengono dopo di sicuro e quindi non c’è neanche aria  per nessun’altra bolla!. La relatività è la base di una corretta statistica,  non viene fatta con nasologia…

Spero – ho scritto di getto – di  avere risposto o almeno chiarito tutte le tue giuste osservazioni e di aver evidenziato – come so perfettamente – i miei errori,  inesattezze, minimali considerazioni merceologiche  che purtroppo un comunicato stampa impone. Non era un trattato di ampelografia viticola-enologica.

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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