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My Wine Notes

Degustazioni

Alto Adige Athesis Brut Rosé 2014 Kettmeir

Pubblicato

il

Denominazione: Alto Adige Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8.5


In genere quando mi arriva un comunicato stampa che mi racconta degli exploit, concorsi, premi, medaglie, ottenuti da un vino, che sia fermo o con le bollicine poco conta, nove su dieci la destinazione è il cestino. Non sono uno di quegli “eno-cronisti”, ne conosco svariati, che riempiono pagine o blog con i comunicati, i vini sono solito assaggiarli, prima di scriverne e dei vari riconoscimenti francamente me ne…

Quando però ho letto che il “blend di Pinot Nero e Chardonnay” che aveva “sbaragliato una nutrita concorrenza fatta di Champagne francesi e di “bollicine” internazionali” (e meno male che gli Champagne erano francesi e non sudafricani, cileni o argentini…), era un vino che altre volte avevo assaggiato e la cui azienda produttrice gode della mia stima, parlo del Rosé Brut Athesis Alto Adige DOC della Kettmeir, premiato in un Challenge internazionale che “ha messo a confronto oltre 150 spumanti Metodo Classico provenienti da dodici Nazioni e da tutte le principali Regioni vinicole italiane” per la sua annata 2014, ho pensato che valesse la pena riassaggiarlo.

E così difatti ho fatto, grazie alla disponibilità dell’ufficio stampa della grande azienda nella cui orbita figura, proprio come nel caso della franciacortina Cà del Bosco, la Kettmeir.


Parlo del Gruppo Vinicolo  Santa Margherita, e ricordando le belle impressioni che avevo sempre avuto quando in passato ho degustato, insieme ad altri metodo classico altoatesini (Arunda Vivaldi, Haderburg, Comitissa Lorenz Martini, Praeclarus, Von Braumbach, ecc.) le “bollicine” di Caldaro mi sono detto che vale la pena riassaggiare.

Un’azienda, Kettmeir, nata nel 1919 per iniziativa di Giuseppe Kettmeir, che nel 1964 con Franco Kettmeir, nipote del fondatore, si mise a spumantizzare Pinot bianco con il metodo Charmat lungo (Martinotti), presentandolo alla storica Bozner Weinkost del 1965, per poi passare al metodo classico nel 1992. Il resto è storia più recente. Nel 1986 il passaggio al Gruppo Santa Margherita, e poi una crescita aziendale notevole, non solo con i vari classici della produzione altoatesina, ma con selezioni di vigneto (ottimi il Pinot nero Maso Reiner e il Pinot bianco della linea Athesis) e mantenendo un particolare interesse per la produzione spumantistica, testimoniata da ben tre metodo classico e uno Charmat.

Capisco pertanto la soddisfazione di un manager molto capace come Ettore Nicoletto, Amministratore delegato di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, nel salutare questo premio per Kettmeir: “quest’anno infatti ha debuttato la Riserva “1919” a conferma della vocazione spumantistica di questa splendida cantina che è stata l’autrice della riscoperta in Alto Adige di una tradizione produttiva che, sebbene risalente agli inizi del secolo scorso (Il Tiroler gold che probabilmente anche la principessa Sissi ebbe modo di gustare… ndr.) , era stata messa in disparte sino agli anni Sessanta. L’attento lavoro in vigna, l’estrema cura in vinificazione, la passione con la quale viene seguita la delicata fase della rifermentazione in bottiglia da tutto lo staff di Kettmeir, trovano oggi un’importante conferma”.

Storia e premi a parte (un ultimo inciso: complimenti per il sito Internet, chiaro, completo, facile da visitare…) questo Rosé Brut Athesis è davvero notevole e ne scrivo ben volentieri, essendo da illo tempore persuaso che in Alto Adige / Süd Tirol, con i terroir, i microclimi, le colline e le uve di cui dispongono si possano produrre metodo classico esemplari.

Si tratta delle vinificazione in bianco / rosato del Pinot nero, parte preponderante della cuvée, con breve macerazione e pressatura soffice, e di Chardonnay, uve provenienti dalle colline medio alte dell’Oltradige e della Bassa Atesina, da vigneti allevati a pergola e spalliera, situati da 450 a 700 metri di altezza su “terreni mediamente sciolti di origine calcarea, con buon tenore di argilla”. La densità d’impianto delle vigne varia da 3000 a 3500 piante ettaro per la pergola, da 5000 a 6000 per la spalliera.

L’affinamento sui lieviti dichiarato è di 22 mesi minimo, ma recando la bottiglia di 2014 da me degustata l’indicazione sboccatura 2017, ritengo che l’affinamento sia stato ancora più lungo, oppure seguito da una lunga sosta in cantina prima della commercializzazione.

A me è capitata di stapparla alzando il bicchiere in memoria del sommo kellermeister altoatesino Sebastian Stocker, per 40 anni dominus dell’esemplare Cantina di Terlano e grande appassionato di spumantizzazione metodo classico, che iniziò a sperimentare a Terlan già alla fine degli anni Cinquanta. Penso che sarebbe piaciuta anche a lui com’è piaciuta a me.

Mi ha favorevolmente impressionato per la piacevolezza, l’armonia, un bel bilanciamento tra frutto, acidità e sale (con una bella vena minerale e una bolla croccante sul palato) che fanno subito pensare di trovarsi di fronte ad un prodotto degno di rispetto, veramente ben fatto e per di più con un dosaggio degli zuccheri, trattandosi di un Brut, tenuto intelligentemente basso, secondo me non superiore a 5-6 grammi litro, che non fa altro che favorire la beva e rendere il vino ancora più dinamico e più adatto agli abbinamenti a tavola.

Bello il colore, un melograno pallido brillante, perlage sottile di buona continuità, naso con molta presenza di frutti rossi, notevole vinosità, compatto, con sfumature di agrumi e ananas e una buona sapidità.

Bocca ricca, piena, larga, strutturata di buona ampiezza e consistenza, gusto lungo e persistente largo e caldo sul palato, succoso. Nel panorama, non vastissimo, dei metodo classico Rosé italiani, un vino decisamente ben fatto.

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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