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Clamoroso ad Erbusco: arriva l’Erbamat, salvatore dei franciacortini destini!

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C’è sempre una stampa disposta a credere che siano le cicogne a portare i bambini…

Mi ero ripromesso in questo nuovo anno di non dedicare spazio alla zona spumantistica bresciana se non scrivendo esclusivamente delle aziende meritevoli di attenzione non per la loro capacità di fare marketing e di intrattenere pubbliche relazioni o di flirtare con il mondo della moda, ma esclusivamente per l’autenticità del loro lavoro e per la qualità dei loro metodo classico…

Ho resistito 15 giorni, ma una notizia scoperta stasera attraverso Twitter mi ha indotto a rompere il silenzio e a venir meno al mio impegno. Merito esclusivo di una rivista on line, MilanoPlatinum.com, dotata di una redazione “composta di giornalisti, redattori, autori che producono ogni giorno articoli inerenti il mondo del lusso e dell’eccellenza meneghina in tutte le sue sfaccettature e declinazioni”.

Il Luxury web magazine, così si definisce, con questo articolo ha deciso di unirsi al coro di quelli che, sempre attenti alle news e ai comunicati forniti dal Consorzio della zona spumantistica lombarda, si dimostrano ancora disposti a credere che i bambini nascano sotto i cavoli, o che li porti la cicogna…

Nella fattispecie che l’introduzione nel disciplinare della Docg delle bollicine bresciane di un’uva citata nel 1564 dall’agronomo Agostino Gallo nell’opera Dieci giornate della vera agricoltura, come varietà presente anche sulle colline intorno a Rovato, ovvero l’Erbamat, costituisca una sorta di panacea o di “arma segreta”, per rendere le bollicine bresciane ancora più scintillanti, irresistibili. Insomma, glamour & luxury

L’articolo di MilanoPlatinum.com fa riferimento al nuovo disciplinare di produzione della Docg bresciana entrato in vigore dal 1 agosto 2017, che prevede la possibilità di utilizzare il vitigno Erbamat in assemblaggio fino ad un massimo del 10% in tutte le tipologie di Franciacorta ad esclusione del Satèn.

Riservandomi di raccontare a breve e documentare con immagini – bottiglie Elfiche conservate nella mia cantina – una piccola cronistoria del rapporto tra l’Erbamat e una nota azienda spumantistica di Erbusco, (il chimico, biologo, filosofo francese del Settecento Antoine-Laurent de Lavoisier osservò che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, assunto base della Legge della conservazione della massa..), mi permett, en passant, far rilevare due semplici cose.

Di “miracoloso” l’Erbamatt non ha proprio nulla, e la sua introduzione nel disciplinare della Docg bresciana ha come unica ratio il cercare di introdurre un pizzico di acidità in più in basi spumante che presentano, la torrida annata 2017 insegna, con 41 gradi in vigna pochi giorni prima dell’avvio della vendemmia, come ho personalmente verificato, acidità basse, alcol elevato, PH complicato e carenza di finezza. Proprio le condizioni “ideali” per ottenere valide basi spumante…

Inoltre se è vero come è vero che, come ha dichiarato una persona d’indubbio valore come Arturo Ziliani sul sito Internet della Guido Berlucchi, di cui è enologo e amministratore delegato, “l’Erbamat è una varietà piuttosto delicata, che dà il meglio coltivata su terreni asciutti. Soggetta a ustioni, va protetta dai raggi ultravioletti: abbiamo scelto di impiantarla sul versante est della collina del castello, che presenta tra l’altro un suolo privo di ristagni idrici”.
E inoltre che le sue caratteristiche sono di maturare “da metà settembre a ottobre, un mese dopo lo Chardonnay e il Pinot Nero: si propone quindi come una delle risposte franciacortine al cambiamento climatico. Le microvinificazioni degli anni scorsi hanno evidenziato acidità bilanciata, profumi floreali e buona longevità. Con questi presupposti, siamo davanti a una varietà sulla quale investire per il futuro del territorio, attingendo dalla tradizione contadina locale”, inutile aspettarsi o annunciare “eno-miracoli”.

Capisco che a tessere le lodi dell’Erbamat e le sue “magnifiche sorti e progressive” siano il Corriere di Brescia, oppure il Gambero rosso, una testata minore anche se mi sembra interessante come Storie enogastronomiche, oppure l’onnivora Cronache di gusto, ma che a farlo sia Milanoplatinum.com, con questo articolo dove si possono leggere passaggi assolutamente oggettivi, asettici, e del tutto privi di toni elogiativi come questo, “L’erbamat rappresenta, per certo, una nuova sfida e al tempo stesso una grande opportunità per il Franciacorta che già oggi, grazie alla sua altissima qualità media esaltata da picchi di eccellenza assoluta, si pone ai vertici della spumantistica mondiale”, mi lascia basito ed esterrefatto .


E perché mai, direte voi, un Luxury web magazine come Milanoplatinum.com non dovrebbe dare voce alla “leggenda metropolitana” di un Erbamat salvatore dei franciacortini destini? Semplicemente perché in fondo all’articolo si legge: “di Paolo Valente in collaborazione con A.I.S. Milano”. E basta fare una piccola ricerca sul Web per scoprire che quella persona è addirittura il responsabile della redazione A.I.S. Milano. Non so se mi spiego…

Non mi risulta che al Consorzio della zona spumantistica bresciana stiano cercando un nuovo addetto stampa. Beh, nel caso dovesse servire, A.I.S. Milano dispone di figure all’altezza del compito: “fiato alle trombe Turchetti!” Rob de matt? No, roba da Erbamat

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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8 Commenti

8 Commenti

  1. Fabio

    16/01/2018 at 13:09

    Parlando di numeri, Sig. Ziliani, pochi giorni fa ha pubblicato un post sullo Champagne spedito. HA indicazioni simili, in merito al Franciacorta?
    Grazie

    • redazione

      16/01/2018 at 16:27

      No, credo che sia ancora presto per il Consorzio e che si debba attendere almeno fino a febbraio.
      Poi spero di avere quei dati, anche se al Consorzio Franciacorta, per la prima volta in oltre 25 anni, si sono “dimenticati” di farmi gli auguri di Natale.
      Regolarmente ricevuti, invece, dalla Champagne..
      Nemo è quel che segue?

  2. Roberto Vigna

    16/01/2018 at 13:17

    Giuro che dal titolo ero convinto si trattasse di una crasi tra Erbusco e bancomat!

  3. emilio

    13/02/2018 at 09:05

    …evidentemente non basta più comprare uve da altre zone…e, come Le dissi alla Sorgente del vino live, da vini fatti ad arte, passiamo a vini …( anagrammi Lei…).
    Saluti da bar Elena..

    • redazione

      13/02/2018 at 13:20

      Caro Emilio, per fare simili affermazioni, molto gravi, ci vogliono prove. Anch’io da anni sento raccontare questa cosa, ma in assenza di prove concrete e inoppugnabili devo lasciare interamente a lei la responsabilità di questa affermazione e prenderne (non ho voglia di avere denunce per diffamazione) le distanze. Ma stia sicuro. Il giorno che dovessi avere una prova inconfutabile di questi che sono e restano rumors, insistenti ma solo rumors, stia certo che non esiterei un solo istante a pubblicarla. Per ora devo per forza di cose che quanto si dice non corrisponde al vero e non é supportato da elementi tali da pensare che sia vero. Un caro saluto

  4. emilio

    13/02/2018 at 20:10

    caro Ziliani, un mio fornitore di vini locali,territoriali del piacentino, vende tanto chardonnay in altre zone….chiaramente detto a voce da lui al sottoscritto, ma si sa…verbo vola…
    Saluti di nuovo.

  5. emilio

    13/02/2018 at 20:36

    personalmente penso che sia tutto molto gonfiato..il primo post era riferito al gioco di parole ” un artefatto fatto ad arte”, nel caso dei rumors, vero,ne girano molti, ma a volte tanti si riempiono la bocca per apparire importanti in qualche modo..altrimenti dopo aver venduto si tanta uva agli altri, come farebbero a fare loro stessi vino??
    ri-saluti e rimaniamo nel buono e fiduciosi che il non buono verrà a galla da sé..

    • redazione

      13/02/2018 at 20:41

      in effetti, caro Emilio, certi “oggetti” per loro natura vengono a galla e stanno a galla…. E si augura emergano anche determinati soggetti, se farabutti del genere ci fossero davvero…

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