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Cantina DaVinci di Albino Maria Cavazzuti, “bollicine” sorpresa!

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Da Modena ancora sorprendenti metodo classico

Ad ogni degustazione che si rispetti c’é sempre una sorpresa, un outsider, il produttore che non ti aspetti di trovare e che quando t’imbatti in lui ti fa esclamare: caspita, perché non l’ho scoperto prima?

Alla bellissima due giorni di Proposta Vini a Bussolengo, presa d’assalto (parlo di lunedì) da un numero incredibile (forse troppo eccessivo per consentire di degustare utilmente, di far dialogare appassionati, operatori e i tanti produttori presenti…) la mia “chicca”, la mia trouvaille, la mia scoperta sono state le bollicine, metodo classico ovviamente, che non mi aspettavo, quelle di Cantina DaVinci, una cantina di cui ignoravo l’esistenza e che rappresenta una new entry anche nel gruppo di Proposta.

Pensandoci bene, un giorno sarà opportuno indagare sul perché in provincia di Modena abbiano questa particolare passione per le “bolle”, perché non si accontentino di consumare Champagne a gogò (ricordo ad ottobre a Modena la folla presente al Modena Champagne Experience) o italiche denominazioni bollicinare, ma addirittura se le producano in casa, in collina, e con grande talento…

Dopo l’ottima Cantina della Volta di Christian Bellei, che ha mostrato e mostra la via maestra, lavorando non solo sulle uve canoniche della Champagne, ma fantasticamente anche sul Lambrusco di Sorbara, devo registrare l’eccellente lavoro di Albino Maria Cavazzuti, una precedente esperienza in tutt’altro campo, progettazione di ristoranti e attività nel campo della ristorazione, ma sempre una grande passione per “le bolle”, che nel 2004 fonda a Montale Rangone a poca distanza da Modena, in una zona posta l’area collinare pedemontana ed il distretto alimentare di Castelnuovo Rangone, una cantina con l’intenzione di produrre esclusivamente metodo classico.

I Cavazzuti lavorano su Pinot nero e Chardonnay, rigorosamente utilizzati in purezza e non in cuvée, per preservare la purezza di espressione delle uve, la raccolta viene fatta a mano in cassetta da 25 chilogrammi massimo, i grappoli vengono selezionati eliminando quelli intaccati da marciume o botrite. Le caratteristiche loro richieste sono elementari: tenore alcolico non elevato, acidità bilancata, PH fisiologico ed estrazione del mosto leggerissima con colore chiaro. La resa è contenuta: 100 chilogrammi di uva per 50 litri di mosto con eliminazione delle pressature ulteriori.

A Bussolengo ho assaggiato le tre cuvée prodotte, il Blanc de Blancs Chardonnay Nature, il Blanc de Noirs Pinot nero Nature e l’Isadorarosé Pinot nero Extra Brut, metodo classico decisamente ben fatti, sorprendenti per energia, vitalità, accuratezza tecnica, di grande piacevolezza e carattere. Vini caratterizzati da una notevole cremosità, eleganza, per un gusto molto sapido e persistente, le vigne sono di 15-20 anni d’età, integrità e a questo proposito Cavazzuti, coadiuvato dal figlio Richard, ha idee chiare frutto di studi approfonditi, che lo portano a scegliere la produzione “di vini base senza filtrazioni meccaniche né carboni in assenza totale di solfiti” per mantenere integro “il sistema di omeostasi cellulare, il citoscheletro e il sistema immunitario del vino base”.

E ai Cavazzuti non manca certo il coraggio, perché produrre un Rosé di Pinot nero in purezza, di annata 2009, ritardando la sboccatura sino al 2017 e ottenere un prodotto perfettamente equilibrato, piacevole e ancora molto fresco e sapido, profondo e dinamico, non è esercizio da tutti..

Per concludere: mi sa che dovrò andare presto a trovarli in cantina, per saperne di più su questa loro avventura iniziata solo da una decina d’anni e già con il passo giusto. E bravo Gianpaolo Girardi e la band di Proposta vini che li hanno selezionati e domenica me li hanno fatti conoscere!

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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