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My Wine Notes

Degustazioni

Vouvray Extra Brut méthode traditionnelle Domaine Vigneau-Chevreau

Pubblicato

il

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Chenin
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8.5


Oggi niente Champagne, ma… Finalmente ci parlerà di Prosecco o di metodo classico italiani, dirà qualcuno, aspettando che mi metta a magnificare, come mi viene naturale con le bulles di Reims e Epernay, un Trento Doc, un Alta Langa Docg (a proposito, fa piacere leggere, sulla Stampa, che la produzione ha raggiunto quota 750 mila bottiglie, “ma entro i prossimi 4 anni circa 270 ettari di nuovi vigneti diventeranno produttivi e l’obbiettivo del milione di bottiglie non sarà solo raggiungibile, ma doppiabile”) una bella bollicina dell’Oltrepò Pavese o qualcuno di quelli bravi, non sono moltissimi, ma ci sono, della zona spumantistica bresciana.

Niente affatto! Anche se non è di scena uno Champagne resto in Francia, perché le “alternative” o le bollicine metodo classico diverse da quelle champenois non mancano e sono interessanti.

In attesa di parlarvi di un buon Crémant de Bourgogne (e, spero, di altri Crémant di altre zone interessanti come Alsace, Limoux, Loire) oggi voglio suggerirvi di seguirmi nella Vallée de la Loire, zona di splendidi castelli, e patria di un’appellation storica come Vouvray, 2250 ettari, distribuiti su otto comuni, Chançay, Noizay, Parçay-Meslay, Reugny, Rochecorbon, Sainte Radegonde, Vernou et Vouvray, in larga parte destinati un grande vitigno identitario come il Chenin.

E qualche giorno fa, grazie ad una persona che avevo già ringraziato per avermi fatto conoscere gli Champagne di Marc Hebrart a Mareuil-Sur-Aÿ, (ho iniziato con il fantastico Extra Brut Rive Droite Rive Gauche, in settimana vi parlerò del Rosé) parlo di Marta Valentini, figlia del grande Francesco Valentini, che con il marito Mirco Carraretto conduce l’enoteca Vinarius La mia cantina a Padova, che per cinque province venete ha l’esclusiva di una serie di aziende francesi, di cui quattro Maison de Champagne.

Ma questa bella enoteca, dotata di un vasto assortimento e di una notevole capacità di scelta di aziende note e meno note, durante un viaggio nella Loire e una degustazione di vins de Vouvray è stata così abile da scoprire un eccellente domaine di questa appellation, il Domaine Vigneau-Chevreau, di cui cura direttamente l’importazione.

Il Domaine esiste dal 1875 e dal 1995 coltiva i propri vigneti con tecniche e filosofia biodinamiche. La base argillosa dei substrati si mescola ora a componenti calcaree, ora a materiali silicei, conferendo sapidità, mineralità e aromaticità ai vini. Utilizzando un unico vitigno (chenin blanc), l’azienda lavora tenacemente per ottenere vini differenziati in base al dosaggio zuccherino di riferimento per ogni tipologia.

Un Domaine che attraverso cinque generazioni è passato da 5 a 33 ettari vitati, distribuiti su quattro degli otto comuni dell’AOC, acquisendo progressivamente vigne storiche. Dal 1995, quindi da oltre vent’anni, la conversione alla biodinamica, rinunciando all’uso di qualsivoglia prodotto chimico.

In quell’anno l’azienda si rese protagonista del recupero di un lieu dit straordinario, quello dell’Abbaye de Marmoutier, un sito eccezionale dove la leggenda dice che Saint Martin piantò le prime vigne nel quarto secolo dopo Cristo, un sito in abbandono da secoli.

E quando il Comité interprofessionnel des Vins de Touraine e la città di Tours (proprietaria del sito) decisero di far rivivere questo luogo storico il Domaine Vigneau-Chevreau ottenne la concessione per cinquant’anni e procedette all’impianto di un vigneto su piede franco.

Il Vouvray che mi ha davvero colpito bevuto la scorsa settimana è il Vouvray méthode traditionnelle Extra Brut, che valorizza un’antica vocazione dei vini di Vouvray alla spumantizzazione con la tecnica della seconda fermentazione in bottiglia.

I vini che se ne ottengono, ottenuti dalle vigne più giovani, hanno un carattere fresco, primaverile, goloso, come questo espressione di terroirs situati su plateaux limoneux (bournais), affinato due anni sui lieviti, un dosaggio degli zuccheri sui 5 grammi litro, ottimo come aperitivo.

Colore paglierino oro brillante, perlage vivace anche se non finissimo, si propone con una naso fresco, pulito, accattivante, tutto agrumi e mandorla fresca, mela cotogna, fiori bianchi e pasticceria, e una bella nota salata a completare un insieme di assoluta grazia.

La bocca è croccante, sapida, di grande coerenza con le note aromatiche, assolutamente armonica, con un ingresso morbido sul palato e una progressione delicata, e un bel gioco dolce/salato che rende la beva assolutamente piacevole. Un vino estivo, da gustare en plein air, pensando che il domani, Morgen, sarà leggero e pieno di serenità…

E se aggiungo poi che questo bel Vouvray Extra Brut viene a costare, sullo scaffale, meno della metà di quello che costa una banalissima bottiglia di uno pseudo “Prestige-ioso” metodo classico della zona spumantistica bresciana, facile capire che sia, come dicono gli americani, un best buy, e un vino, mi raccontano a La mia cantina, di grande successo… Tra i semplici appassionati e nella ristorazione, che lo propone con grande soddisfazione.

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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