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Champagne che passione!

Champagne Rosé 2012 Deutz

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9.5


Nella gamma dei propri Champagne, uno più buono dell’altro, Deutz, una delle Maison del mio cuore, grazie al suo stile che è quintessenza d’eleganza, ha ben tre rosé. Un Brut Rosé non millesimato, splendido per equilibrio e piacevolezza, dove la quota di Pinot noir è quasi del 90%, con selezione delle uve provenienti da 15 cru e generalmente l’assemblaggio di due annate diverse.

Al vertice c’è poi l’Amour de Deutz Rosé, di cui ho cercato di celebrare degnamente la magnificenza dei millesimi 2006 e 2007, che ha sostituito il William Deutz Rosé, che nel caso del 2006 vedeva prevalere con un 55% il Pinot noir, con un 8% vinificato in rosso, ma che con l’edizione 2007 ha visto prevalere lo Chardonnay, proveniente da Avize, Chouilly e Villers-Marmery, con un significativo 55%, mentre il 45% di Pinot noir proveniva da Aÿ, Bouzy e Verzenay, ed le uve vinificate in rosso, un 8% provengono dai migliori lieux-dits di proprietà, dal vigneto La Pelle di Aÿ e dai vigneti Cumaine e Charmont di Mareuil.

Tra l’uno e l’altro Rosé, ineffabile il secondo, di straordinario equilibrio e piacevolezza il primo, Deutz ha inserito una terza perla, un Rosé millesimé, di cui nel 2013 ho celebrato lo splendore dell’annata 2008. Un Rosé dove il Pinot noir è tradizionalmente dominante, nel caso del millesimo di cui vi parlerò ben il 78%, da Grand Cru della Montagne de Reims e parte dalla Vallée de la Marne, mentre l’8% vinificato in rosso è espressione, come nel caso dell’Amour de Deutz, di uve del vigneto La Pelle di Aÿ e di quelle dei vigneti Cumaine e Charmont di Mareuil.

Chi conosce e ama gli Champagne di Deutz, chi adora lasciarsi andare in un royaume des rêves dove per dirla con Baudelaire, Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxecalme et volupté, sa bene che la loro caratteristica non è la verticalità minerale, la profondità, bensì un’inimitabile, affascinante, sottile trama setosa, che avevo cercato di descrivere in un precedente articolo dedicato ad uno Champagne di Deutz come una sorta di danza sul vostro palato di merletti in forma di finissime bollicine, una leggera carezza spumeggiante che titilla il vostro palato e i vostri sensi.

Un giorno chiederò, quando finalmente andrò a fargli visita in cantina (c’è sempre da provare una bottiglia di quell’Amour de Deutz 2005 che decise di non commercializzare non completamente soddisfatto dalla sua qualità) o lo incontrerò in Italia, a Fabrice Rosset, un autentico gentiluomo, presidente dal 1996, che ha portato la produzione, senza forzare, en souplesse, da 576 mila bottiglie a oltre due milioni, quale sia il segreto di questo stile peculiare della Maison. E in quale modo lui e lo chef de cave, Michel Davesne, alla Deutz dal 2003 (fino a quell’anno, dal 1985 era stato in servizio da Palmer) siano riusciti a creare questo stile peculiare che non trovo così nitidamente definito negli Champagne di altre Maison.

Sicuramente lavorando con caparbia attenzione nella selezione delle uve, provenienti da 42 ettari di proprietà, oltre a quelle acquistate, una quantità pari a quella fornita da 200 ettari, provenienti da vigneti posti al massimo a 30 chilometri di distanza dalla sede della cantina ad Aÿ.

Ma ci vuole qualcosa di più per arrivare ad una tale qualità prossima alla perfezione, ad un’ispirazione così alta, dove il vino, pardon, lo Champagne, non è più solo un prodotto figlio di uno speciale savoir faire agronomico, viticolo ed enologico, ma si fa, aspetto tipicamente francese, cultura, opera d’arte. E credo che questa ispirazione corrisponda ad un celebre motto di Leonardo da Vinci che alla Deutz penso considerino come una sintesi del loro operare, ovvero “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio”, che in francese suona così “les détails font la perfection et la perfection n’est pas un détail”.

Come sempre, nel caso dei Rosé di Deutz, ci vorrebbe un pittore o piuttosto un poeta per provare a descriverne il colore, che nel caso di questo millésimé 2012, (annata dall’andamento alterno, con gelate primaverili, grandine, caldo intenso in agosto, meno produttiva del 2011), definirei oeil de perdrix più che sangue di piccione, ma di una mezzatinta che richiama inevitabilmente l’azalea rosa di certi quadri di Klimt o la polpa di pesca. E ovviamente un perlage finissimo, continuo, microscopico e danzante.

L’armonia nasce già dal primo avvicinare il bicchiere al naso, e si sviluppa come in un quartetto d’archi, in un dialogo aromatico fitto e serrato dove i piccoli frutti rossi di bosco, lampone e ribes, si alternano a note di pasticceria, pesca bianca, mandorla, zucchero filato, una leggera sfumatura di cacao, ricordi di amaretto e di noce moscata appena accennati, a comporre un insieme come sempre leggiadro, delicatissimo come un acquerello.

L’attacco in bocca è delicato, ma ben sostenuto, e questo Rosé 2012, Brut dosato 9 grammi zucchero, affinato quattro anni sui lieviti, (prezzo nelle varie enoteche on line specializzate variante da poco meno di 50 euro, a 50, ai 53,41 euro, sui vari siti italiani il prezzo sale sensibilmente…) dà la misura della propria “golosità” con una bella larghezza sul palato, una succosa carnosità, una vinosità elegante, una buona pienezza e consistenza, ma come accade sempre nello stile Deutz è la leggiadria a prevalere, la freschezza, l’armonia assoluta tra le parti, una tessitura tesa e dinamica ed lo Champagne ti solletica come una carezza sapida e fragrante, facendosi gustare meravigliosamente.

Ma chi ha detto che i miracoli non sono di questo mondo? Alla Deutz sono abituati a farli e a tradurli in bottiglie da sogno…

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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