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Champagne che passione!

Champagne Rosé Premier Cru Hebrart

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


Una doverosa precisazione innanzitutto, visto i mala tempora che currunt. Non sono un grafico, non mi occupo di grafica, non ho moglie, figlia, morose, amici, parenti che si occupino di grafica. Che disegnano etichette di vino, che abbiano un’attività in qualsiasi modo legata all’immaginare, disegnare, creare etichette che finiscono sulle bottiglie di vino che noi stappiamo.

Premesso questo, mi sento di poter sommessamente chiedere a Marc Hebrart, eccellente piccolo produttore di Champagne, Propriètaires – manipulants dal 1963, la cui produzione ho scoperto, grazie agli amici Marta Valentini, figlia del grande Francesco Valentini, e Mirco dell’enoteca La mia cantina di Padova, che per cinque province venete ha l’esclusiva di una serie di aziende francesi, di cui quattro Maison de Champagne: Monsieur Hebrart, est-ce que on peut faire quelque chose avec l’étiquette de votre Champagne Rosé?
Il che tradotto significa: Signor Hebrart, non si potrebbe fare qualcosa con/per l’etichetta del vostro Champagne Rosé? E sottintesa parte immediata un’altra question: non pensa che sarebbe il caso di cambiarla?

Guardate l’étiquette, molto à l’ancienne o old style (posso dirlo? Troppo…): vi sembra in grado, così naïf, così iper traditionnelle, di valorizzare uno Champagne Premier Cru come questo?
E perché, Monsieur Hebrart, garder cette ètiquette e non renderla più appealing, come lei ha fatto egregiamente nel caso della splendida cuvée Rive Droite Rive Gauche, di cui ho scritto qui, o della Cuvée millésimé Special Club?

Espressi questi personalissimi e soggettivi rilievi di carattere estetico, che mi sono permesso di esternare per la profonda stima che nutro per la Maison Hebrart (15 ettari di vigne di 30 anni d’età, suddivisi in 70 parcelle e dislocati in diversi villaggi, 4 di questi sono classificati Prèmièr cru, Mareuil-sur-Aÿ, Avenay, Val d’Or e Bisseuil e gli altri tre, Aÿ, Chouilly and Oiry, nella Côte des Blancs, Grand cru), è inutile aggiunga che gli Hebrart, famiglia di vignerons che si sono insediati a Mareuil-Sur-Aÿ, ai bordi della Marne dal 1960, meritano la più alta considerazione. Perché i loro Champagne parlano e testimoniano una qualità irreprensibile e indiscutibile. E sono Champagne di cui mi farà piacere tornare presto a parlare su Lemillebolleblog.

La produzione, dal 1997 curata da Jean Paul Hebrart, si aggira intorno alle 120 mila bottiglie, con una quota di export importante, ben l’80% (Regno Unito, Belgio, Giappone, Italia, Germania, Canada, Stati Uniti, Hong Kong, Giappone, ecc.) contro una quota di solo il 20% destinata al mercato francese.

Il 30% delle vigne sono impiantate a Chardonnay ed il 70% a Pinot noir, e sono situate su terreni dalla geologia differenziata: « craie du Campanien, calcaire du Lutétien, calcaire du Bartonien, sables du Thanétien, sables du Cuisien (Vallée de la Marne), argiles du Sparnacien, marnes du Lutétien, limons (Vallée de la Marne), calcaires durs épais, graviers de craie e craie à Bélemnites (Côte des Blancs).

Veniamo, siamo nella settimana che precede San Valentino, o meglio, in Francia é al femminile, la Saint Valentine (a proposito: Joyeuse Saint Valentine!), e quindi, come ho scritto martedì largo ai Rosé, allo Champagne Rosé di Hebrart, che è un Premier Cru, prodotto generalmente con vini di tre annate diverse, secondo una composizione, basta vedere la pagina del sito del suo ottimo importatore Usa, Skurnik, che cambia secondo le annate, ma che ora, con la cuvée Rosé ora in commercio, dovrebbe essere composta per il 45% da Chardonnay, per il 45% da Pinot noir e per un 10%, ma secondo Skurnik potrebbe essere solo del 6,5%, di Pinot noir vinificato in rosso, Mareuil Rouge.

E nella bottiglia che vi invito ad assaggiare, in enoteca a Padova costa 34 euro, la cuvée dovrebbe essere composta (il buon Hebrart non dispone ancora di sito Internet e la raccolta delle informazioni sulle cuvée va fatta, se non si vuole importunare il produttore, via Google..) in larga parte da 2014, ed in percentuali minori da 2012 e 2013. Il vino ha svolto la fermentazione malolattica, sosta per 30 mesi almeno sui lieviti ed è dosato a 7 grammi litro.

Assaggiato nel mio fedele bicchiere da degustazione, il calice Etoilé Sparkle Italesse disegnato dal trentino Luca Bini, l’ho trovato un Rosé che morbido e cremoso, non difficile da apprezzare, senza essere in alcun modo flatteur (leggi piacione più ruffiano).

Bello il colore, non molto intenso, tra il melograno pallido, il sangue di piccione, la rosellina di bosco  (la goethiana e schubertiana Heidenröslein) e molto fragrante, delicato, variegato, tutto fragoline di bosco, amaretto, ananas, pera matura, ribes e lampone, pompelmo rosa, mandarino e note floreali di rosa, il bouquet, una ricca tavolozza di colori, con una vena di ciliegia che emerge quando il vino si apre e si riscalda nel bicchiere.

La bocca è succosa, rotonda, golosa, senza spigoli, con una consistenza morbida e cremosa, una perfetta coerenza con gli aspetti olfattivi, e una larghezza, una bella carezza calda e suadente sul palato, che prevale sulla verticalità e su note salate o minerali. E la piacevolezza è quindi la nota prevalente.

Con cosa gustarlo? Io, date le caratteristiche di questo Champagne Rosé, direi su mille cose, ad esempio gamberetti in salsa rosa, canapés al burro di noci, risotto ai 4 formaggi, gnocchi al pomodoro, oppure riesumare quel risotto con le fragole che ebbe grande popolarità nella ristorazione negli anni 80-inizio 90.
Se poi desiderate ulteriori proposte e sapere quale siano i mariages cui pensano in Francia, non posso che rimandarvi al sito Internet Vin vigne Guide des vins et vignes de France, con la pagina di suggestioni di mariage mets-vins, dedicata a questo Champagne Rosé. Alcune proposte, come ravioli di ricotta, una salade du vigneron champenois, un timballo di gamberi o un San Pietro allo Champagne rosé, mi trovano perfettamente d’accordo.

Come pure, anche se non fa parte della nostra tradizione, abbinare questo Champagne Rosé cremoso a dessert crémeux con frutta, una galette ardennaise con crema pasticcera, una Charlotte aux fruits rouges, un Pain perdu au biscuit rose de Reims, un gratin de fruits con zabaione allo Champagne…  

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. GIANNI

    09/02/2018 at 10:12

    MAH!Da persona che stima non poco i commenti dello Ziliani, stavolta mi trova contrario.Da amante di Champagne, invece trovo che l’etichetta esprima la classicità, l’unicità e la storia della cuveè. Perciò senza derive di tendenza, ma che rimane un punto fermo per questa famiglia di récoltant.
    Saluti da Gianni.

    • redazione

      09/02/2018 at 17:07

      Gianni, sono felice di avere lettori come lei… Viva il diverso sentire, vive la différence!

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