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Champagne che passione!

Champagne Rosé Réserve Palmer & Co

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay, Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9.5


Sono particolarmente contento di proporre oggi alla vostra attenzione questo splendido Champagne Rosé Réserve della Maison Palmer & Co posta in rue Jacquart à Reims.

In primo luogo perché si tratta di uno Champagne splendido, perfetto per San Valentino e dintorni (ma io potendo lo berrei ogni giorno…). In secondo luogo perché questo sarà il primo di una serie di articoli dedicati alla produzione della Maison Palmer & Co, (meritoriamente importata in Italia da Vino & design) la cui storia è particolarmente istruttiva, perché si tratta sostanzialmente anche oggi, che la Maison ha raggiunto una produzione con proprio marchio di tre milioni di bottiglie (e continua a rifornire il canale del négoce), di una cantina cooperativa, con 320 soci e 415 ettari controllati, erede di quella Société Coopérative de Producteurs des Grands Terroirs de la Champagne, creata nel secondo dopoguerra, nel 1948, da una serie di viticoltori della Côte des Blancs e della Montagne de Reims.

Di quei 415 ettari, 200 sono vigneti classificati come grands e premiers crus nella zona della Montagne de Reims, a cui si aggiungono le vigne della Côte de Sézanne, della Côte des Bar e della Vallée de la Marne, per una quarantina di cru in totale, con un encépagement che vede dominare Pinot noir e Chardonnay quasi in parti uguali e con una quarantina di ettari di Pinot Meunier.

La storia di questi primi 70 anni di vita della Maison (auguri!) è quello di uno sviluppo continuo con la partenza in una cave ad Avize, poi nel 1959 l’acquisto a Reims dei locali di una Maison de négoce e poi di altri ad essi collegati, man mano che la produzione cresceva e arrivavano le prime soddisfazioni, anche commerciali.

Negli anni 70 i dirigenti della cantina riescono a mettere le mani su una serie di vigneti molto vocati nel Sézannais, terra di grandi Chardonnay, e nell’area dei Riceys nell’Aube, terra di grandissimi Pinot noir.

A metà anni Ottanta viene raggiunta la quota del primo milione di bottiglie prodotte, mentre negli anni Novanta, quando ormai Palmer & Co è diventato un marchio importante, e lo spazio nelle caves comincia a scarseggiare si presenta la straordinaria opportunità di rilevare, da una Maison confinante, una vasta cantina sia di vinificazione che di affinamento.

La fortuna aiuta gli audaci, e oggi con una linea che comprende quatro Réserve, Brut, Extra Brut, Rosé, Nectar, quindi un Blanc de Blancs e un Blanc de Noirs, un Vintage, e una cuvée de Prestige, Amazone, ed una Collection di vecchie annate, (1989, 1987, 1985, 1979, 1976, 1961, 1959, ecc) conservate “sur pointe”, rovesciate ed in verticale, di modo da rallentare lo scambio tra il vino ed i suoi depositi, garanzia di una seconda vita in bottiglia, una maturazione di oltre vent’anni nell’ideale ambiente delle caves sotterranee poste a 18 metri di profondità. Vecchie annate che vengono dégorgées su domanda, a piccoli lotti, alcune settimane prima della consegna.

Risale poi a metà degli anni Settanta la decisione di Palmer & Co di vinificare tutti i grandi formati sino al Nabuchodonosor, (l’equivalente di venti bottiglie), ma solo per le cuvées più importanti e nelle grandi annate.

Nell’elaborazione dei propri Champagne, Palmer & Co osserva due regole fondamentali: rispetto assoluto della materia prima in ogni fase dell’elaborazione e un affinamento lungo, che è di tre anni minimo per il Brut Réserve, da cinque a otto annate per i millesimati, almeno dieci anni per i magnum.

Se si considera poi che la Maison possiede e fa calibrato uso di un importante stock di vins de réserve, espressione delle migliori annate, selezionati in base alla struttura e alla capacità di invecchiare, e che questi vins de réserve, alcuni affinati in legno formano l’ossatura del Brut Réserve e entrano nella composizione dei liquers de dosage, si ottiene il quadro di un savoir faire assolutamente vocato alla qualità senza compromessi.

Lo Champagne che ho scelto per iniziare il mio racconto, entusiasta, degli Champagne di Palmer & Co è il Rosé Réserve, è una cuvée, che riposa tre anni sui lieviti nella versione bottiglia e di 3-4 anni in magnum, composta per il 40-45% da Chardonnay, 40-45% da Pinot Noir e per il 10-15% da Pinot Meunier. Inoltre nella composizione entra un 25-35% di vins de réserve e una percentuale intorno al 10-12% di “Soléra de vins rouges” vinificati in legno.

Ne consegue uno Champagne Rosé di grande carattere e personalità e caratterizzato da un fruttato intenso e succoso. Colore melograno brillante, deliziosamente musicale quando lo si versa, un fruscio ruscellante che scende nel bicchiere, perlage sottile e continuo, sviluppa un bouquet molto elegante e variegato, fresco, con note di fragoline di bosco, lampone, rosa, agrumi (mandarino e pompelmo rosa, arance sanguinelle), ananas, pesca bianca, e in evoluzione pesca bianca e alloro, ratafià e un tocco di mandorla “volante”, che entra delicatamente a sorpresa, come una striatura, nell’insieme elegante di profumi.

Al gusto questo Rosé Réserve è ben secco, diretto, salato, (ed il dosaggio di 8 grammi di zucchero risulta straordinariamente calibrato), teso e “croccante” sul palato, largo e moderatamente vinoso, dotato di una bellissima agilità, di un dinamismo che rendono piacevolissima la beva anche se si tratta di uno Champagne gastronomico, che dà il suo meglio a tavola. Uno Champagne strutturato, saldo (con una leggera vena tannica, un ricordo di bastoncino di liquirizia), che abbinerete con piena soddisfazione su crostacei, triglie in umido, ma anche volatili come piccione o pernice. O un buon pollo ruspante con verdure o funghi.

Eccellente il rapporto qualità, purché sappiate scegliere bene, se amate acquistare dalle enoteche on line, il fornitore. Perché se Sciampagna lo propone a 40 euro, e due enoteche specializzate francesi, come Champmarket, e Plus de bulles, lo propongono rispettivamente a 36,50 e 37,50 euro, se comprate su siti italiani, come Winepoint e Tannico, preparatevi a pagarlo molto di più. 62 euro per Winepoint e addirittura uno spropositato 74,30 euro per Tannico. Va bene fare tanta pubblicità, ma se poi a pagare questi investimenti sono i clienti consumatori, il “tanni..no” diventa astringente…

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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