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Comprare Champagne via enoteche on line: su quelle italiane conviene?

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Su Lemillebolleblog ieri ho scritto dell’eccellente Champagne Rosé Réserve Palmer & Co. Questo Champagne, come ho detto, è fantastico, ha un eccellente rapporto qualità, ma per il lettore che volesse acquistarlo e volesse ricorrere alle enoteche on line, si pone il problema, non indifferente, di scegliere con molta attenzione il fornitore.

Due enoteche specializzate francesi, come Champmarket, e Plus de bulles, lo propongono rispettivamente a 36,50 e 37,50 euro, e Aux délices des Papilles addirittura solo 27,50 euro. In Germania da Belvini 41,50 euro, in UK da Buy Great wine 36,48 pounds ovvero 41 euro, ma se ci si avventura ad acquistarlo su siti italiani, ci si deve preparare a pagarlo molto di più.

Su Vini Perbacco 58,90 euro, 62 euro per Winepoint, 70,90 euro su Di Vinità e addirittura uno spropositato, inspiegabile 74,30 euro per Tannico. La soluzione più conveniente è ricorrere a Sciampagna che lo propone a 40 euro oppure all’edizione italiana del sito Internet spagnolo Uvinum, 46,15 euro.

Riservandomi di dedicare qualche giorno di tempo, a fine mese, prima mi aspettano una bellissima trasferta a Montpellier e dintorni per Vinisud e per una verticale da urlo, poi tre giorni in London, per questo wine tasting e altro, ad un esame accurato e comparativo dei prezzi di una serie di Champagne su enoteche on line italiane e omologhe francesi (oltre a quelle già citate anche Callmewine, oppure Envie de Champagne, o Vinatis, versione francese o italiana) o di altri Paesi area euro, mi chiedo: ma come diavolo è possibile che uno stesso Champagne possa venire a costare da 10 a 20 fino a 30 euro di più in Italia che altrove? Ma sono davvero convenienti, per l’acquisto degli Champagne, queste enoteche on line per il consumatore?
E il prezzo a cui vengono spesso proposti é davvero quello giusto?

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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12 Commenti

12 Commenti

  1. Francesco Bonfio

    14/02/2018 at 12:45

    Franco.
    Mi sorprendo per le tue domande.
    Le enoteche italiane acquistano dall’importatore italiano quindi c’è un passaggio in più rispetto alle francesi. Inoltre i costi di spedizione Francia/Italia sono sensibilmente superiori a quelli Italia/Italia.

    • Oreste Lini

      14/02/2018 at 15:57

      Sig. Bonfio,
      non mi sembrano giustificati 40-50€ di margine sulle cuvée importanti… costa di più il trasporto per queste bottiglie, c’è differenza nell’importazione per tipologia o prezzo di vino?
      O è più una questione di scarsità di offerta, pertanto queste sono le bottiglie destinate all’Italia e in quanto importatore e distributore ho il coltello dalla parte dell’offerta…tradotto ti faccio il prezzo che voglio.
      Mi perdoni se semplifico, ma se è vero che i costi di spedizione italia/francia come il costo delle importazioni è superiore al costo spedizione italia/italia allora perchè i margini partono da 10€ fino a sfondare i 50€? Eppure l’importatore importerà la cuvée base come quella prestige nello stesso lotto…e queste non hanno differente costo di spedizione e di importazione.
      Poi da verificare quanto incidano questi costi da giustificare questi ricarichi.
      Per me ad arrivare a giustificare i 50€ di margine ci deve essere un trasporto dedicato alla singola bottiglia, foderata di un materiale ancora sconosciuto anti-urto proveniente da un’altra galassia.
      Vero che ci sono più passaggi… il doppio passaggio non è correlato però giustificato dal ricarico.
      Sa da trovare una soluzione comunque… perchè a me cittadino europeo è permesso acquistare in un enoteca francese e importare vino quanto un importatore; ed il bello che le tempistiche non cambiano di molto… quindi o regoli, come lobby degli enotecari-commercianti questa “fuoriuscita” di capitali a livello legislativo(cosa improbabile ma possibile), o trovi un sistema per allineare il più possibile i prezzi, giustificando in altra maniera(sicuramente più chiara) diversa da oggi(cioè nessuna giustificazione se non il doppio ovvio passaggio) il ricarico. Quindi più trasparenza se vuoi vedere moneta. Insisto, giustificami il ricarico e se sensato, compro in Italia; altrimenti devi decidere di proibire l’importazione al privato.

  2. Oreste Lini

    14/02/2018 at 15:42

    Intervengo a tutti spiano e a sostegno della domanda dell’articolo in quanto sono costantemente impegnato nella ricerca del prezzo migliore.
    É impossibile trovare prezzi più bassi nelle enoteche online italiane rispetto a quelle francesi.
    Una volta capito il giochino, 10€ di mark-up se va bene, per articoli come Vielles Vignes Les Crayers(E-Ouriet)addirittura 40€ secchi, ci si guarda intorno volentieri. Allora provi anche con gli importatori, ma non tutti sono disposti a vendere al privato e chi lo è pratica giustamente prezzi uguali o più alti delle enoteche italiane online(speravo in moonimport, vista la rimarchevole gentilezza del Sig. Mongiardino, ma niente da fare).
    Infine decidi di muoverti nel vasto panorama europeo e sempre più in crescita delle enoteche online, alcune davvero affidabili, altre un po’ meno… ma a parità di condizioni(enoteca su internet, raccontando senza foto e più o meno dove storano i vini)vien da scegliere il prezzo più basso che solitamente appartiene a quelle francesi(qualche prezzo conveniente pure in UK con VAT e importazione inclusa).
    Non è però tutto oro quello che luccica, Millesima ad esempio, direi la più grossa enoteca francese online, pratica in media prezzi inferiori a quelli italiani, ma rimangono comunque alti rispetto alle enoteche online francesi(qualche nome davvero degno di nota, ma differenze si trovano anche tra questi: enviedechamp, lachampagnerie, plus-des-bulles e premiersgrandscrus)… anzi hanno un sito dedicato singolarmente a diversi paesi, in cui ci sono differenze di prezzo e di prodotto tra gli uni e gli altri. Ad esempio, è acquistabile Bruno Paillard su sito francese, non su quello italiano, o ancora, il prezzo del brut reserve di CH è superiore nel sito italiano rispetto a quello francese. Il fatto è che da italiano non ti è permesso acquistare sul sito francese.

    Nella speranza che qualche enotecaro legga lo sfogo-testimonianza e riveda qualche prezzo, vado anche leggermente off-topic, non credo sarebbe male estendere la questione ricarichi anche ai ristoranti, dove anche solo i x2 sono ingiusti e deleteri per un appassionato di champagne e in generale amante del vino.
    Pagare 90€ un brut reserve di Roederer mi sembra inappropriato, visto che lo si paga intorno ai 35.
    Nessuno ha pensato mai di dare via CH brut reserve a 45-50€? 15-20€ di ricarico(e sono stato largo) su 30 che la puoi pagare(da privato) mi paiono più che sufficienti e ti ritroveresti con un prodotto che per quanto ordinario è una bomba a quella cifra.

    Spero che queste considerazioni sparse contribuiscano a far riflettere consumatore, commerciante e ristoratore.

    Sciampagna rimane la migliore in italia solo quando applica sconti, per il resto meglio guardare ai siti dei cugini.
    Interessanti perle sono anche in un paio di siti tedeschi… non belli e consumer quanto quelli francesi, ma prezzi in linea coi cugini.

    Quindi grazie agli enotecari francesi, che mi hanno permesso di scoprire e conoscere ad un costo più congruo tante delle loro gemme.
    Agli enotecari(ma soprattutto agli importatori) italiani, per quanto capisca che anche loro debbano sopravvivere, un invito ad ingegnarsi nel custodire meglio i segreti di Pulcinella o semplicemente ad essere più onesti nell’era in cui le informazioni(i prezzi delle bottiglie) sono accessibili più che mai.
    Che dire? Massimo rispetto per aver sollevato la questione che, si sarà capito, mi ha smosso nel profondo.
    Pensiero di un under 30 con pochi soldi e curiosità di conoscere… ai prezzi italiani però, mai.

    Ah, PS, aspetto alla finestra l’uscita di Cristal 2008 e Blanc des Millenaires 2004… inflazionato com’è il clos des goisses 2008 (200€ in Italia, 170 in Francia) non mi aspetto un trend diverso per i due giganti summenzionati.
    Enotecari e importatori insomma spero si aggiungano alla polemica.

    • Oreste Lini

      14/02/2018 at 17:18

      Ho comunque un esempio reale di come un importatore italiano pratichi un x2, se è buono, sui prezzi di un produttore di champagne.
      Non faccio nomi perchè non voglio querele, non voglio inficiare i rapporti di distribuzione se ci fossero, ma questo episodio mi ha dato l’impressione che per qualcuno siamo ancora in periodo di “vacche grasse”, che cioè i ricarichi siano e rimangano in linea con un presunto elevato stile di vita.
      Mi smentiranno gli enotecari di tannico, callmewine and club excellence + importatori sparsi.
      Disponibile a fornire prove in privato.

  3. Marta

    14/02/2018 at 19:35

    Sig Lini, lei mi sembra un consumatore di Champagne preparato ed attento ai prezzi di mercato. Ma lasci che le spieghi come un enotecario (con fissa dimora) sia costretto a destreggiarsi quando si tratta di acquistare Champagne tramite i canali convenzionali, ossia dall’importatore ufficiale. Innanzi tutto vale la regola “più acquisti meno paghi” e questo, lei capirà, non è possibile in tutti i mesi dell’anno. Alcuni importatori vendono le Cuvee de Prestige solo in abbinamento: per non far nomi se vuoi Cristal devi comperare anche Brut Premier. Lo Champagne astucciato arriva a costare anche € 5 in più del nudo. A questo punto lei converrà che per “tenere in piedi la baracca” un enotecario onesto debba praticare un ricarco che si aggiri intorno al 40%. Questo almeno è quello che io pratico nella mia enoteca a Padova,altrove non so, ognuno vive la propria realtà

  4. Oreste

    14/02/2018 at 21:36

    Sig.ra Marta, grazie per il suo intervento, vorrei chiarire che la polemica è volta al settore cercando velatamente di scovare il colpevole, quello che mangia più di tutti e sono contento abbia portato una testimonianza reale. Questa sua mi conforta e conferma che qualcuno nella filiera ci guadagni più di altri. Però mi scusi, io nn commercio vino, ma mi chiedo il CH reserve quanto lo si paga dagli importatori e quanto in enoteca online francese… Ho visto offerte di importatori a un ristoratore italiano con prezzi superiori a quelli praticati da questi esercizi. Certo le fonti nn le posso citare… Però è un fatto che già solo per me consumatore sia più comodo acquistare via internet presso queste enoteche che in una fisica dove il ricarico su CH reserve ad esempio è di 15-17€… No problem per me acquistare su piattaforme virtuali perché io perdo al massimo il valore dello scambio reale tra persone e il contatto umano che un enotecaro, è vero, offre. Chi resisterà però?
    Marta non so come tenere in piedi un enoteca altrimenti l’avrei probabilmente aperta 🙂 scherzi a parte, non c’è modo di stanare il “colpevole”? Le enoteche online dovrebbero praticare prezzi in linea con quelli degli importatori? Dovremmo alzare i dazi? Multare gli importatori? Assegnargli una reputazione? Unirci come enotecari incazzati per ricarichi ingiusti/ingiustificati? La nostra natura libertaria credo non ci permetta di fare marcia indietro… Cioè saranno sempre più quelli che acquisteranno online, magari da grandi gruppi, tagliando corto, per via dei tempi che corrono.

  5. aza66

    21/02/2018 at 17:51

    E’ tutta questione di quantità acquistate, concordo con la sig.ra Marta.
    Dalle mie parti, un ristorante che fa anche enoteca vende il Philipponnat Royal Reserve Non Dosé ad un prezzo inferiore di Moon Import, che è l’imporatore ufficiale. Ma a questo ristorante la Philipponnat fa anche i magnum dedicati per il suo compleanno.

  6. Oreste

    21/02/2018 at 19:04

    L’impressione è che ci sia tanta puzza sotto il naso e paura di esporsi…
    confrontiamoci!
    Avanti, le quantità non possono essere l’unica variabile e il punto non è solo questo…

  7. Oreste

    09/03/2018 at 15:12

    Che delusione… tema attuale e interessante; cosa deve scrivere una persona per stimolare una discussione?
    La nostra bigotta cultura impone essere morigerati, politically-correct e gattopardisti di professione.
    Mettiamo in piedi uno zoo al posto di un enoteca… dai che i numeri e gli animali ci sono!

    • Franco Ziliani

      09/03/2018 at 16:11

      francamente non ho capito questo suo ultimo commento…

      • Oreste

        09/03/2018 at 17:16

        Quale parte del mio ultimo commento?

        Mi aspettavo di potermi confrontare con altri utenti, o anche solo quelli che già hanno commentato.
        Aspettavo una replica da ignoti, vista la portata dell’argomento.
        Provoco(o meglio, cerco di scatenare) una reazione tra lettori e commentatori.
        Cerco, coi miei maldestri modi, di stimolare una discussione che ritengo, ma ormai l’ho scritto in ogni commento e la cosa rischia di perdere di senso, interessante.
        Chiarito?

        • Oreste

          13/03/2018 at 10:16

          Immaginavo

          Q.E.D.

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