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My Wine Notes

Degustazioni

Spumante Brut millesimato 2012 Christian Bellei Cantina della Volta

Pubblicato

il

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Lambrusco di Sorbara
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8.5


Non è impossibile, anche se è difficile, dipende molto non solo dal savoir faire di chi sceglie di lavorare su questa tipologia, ma soprattutto dal terroir, ovvero dal posto dove si scelgono di piantare i vigneti, dalle condizioni microclimatiche, dalla collocazione (se in pianura, in collina o addirittura in montagna) dei vigneti, nonché dalla scelta delle uve, produrre dei buoni metodo classico in Italia.

I casi già ben noti del Trento Doc, che ha il vantaggio rispetto alle altre zone spumantistiche a denominazione d’origine di poter salire in altezza con le vigne, dell’Oltrepò Pavese, dell’Alta Langa, e solo parzialmente della zona spumantistica bresciana, che è soprattutto un grande fenomeno mediatico, dimostrano che è possibile applicare anche in Italia con buoni risultati la metodologia champenoise.

E anche in altre zone, su e giù per l’Italia, è possibile realizzare vini tecnicamente impeccabili, buoni, espressivi, utilizzando le stesse uve che, storicamente vengono impiegate in Champagne, Chardonnay e Pinot nero, mentre il Pinot Meunier che spesso è alla base di grandi cuvées francesi, è praticamente assente dalle nostre zone.

Le cose diventano invece più difficili quando si scelgono di spumantizzare con la tecnica della rifermentazione in bottiglia uve autoctone. Intendiamoci, ottimi metodo classico ottenuti utilizzando uve dei diversi terroir vengono ottenuti da Nord a Sud, dalla Valle d’Aoste del Prié blanc, al Piemonte dell’Erbaluce di Caluso, dell’Arneis o dell’amato Nebbiolo, in Veneto con la Corvina come fa mirabilmente Monte Saline, nelle Marche dal Verdicchio, in Puglia (primo e insuperato il trio di D’Araprì) con il Bombino bianco, in Sicilia con il magico Nerello Mascalese.

Però, anche quando sono impeccabili, buoni, godibili, questi metodo classico mantengono sempre un leggero carattere provinciale, una rusticità di fondo, e denotano una piccola carenza di equilibrio, eleganza, armonia. Li beviamo molto volentieri, li sosteniamo, li consideriamo importante espressione delle nostra variegata spumantistica metodo classico, però…

Le cose cambiano, e sensibilmente, nel caso di una cantina che, non casualmente, si trova in una provincia che, con Parma, figura tra le aree a più alto consumo e passione per lo Champagne, Modena, e dove la passione per le bollicine ispirate dall’inimitabile esempio francese si è tradotta in una consuetudine produttiva che viene da lontano, che si è affinata nel tempo e, anno dopo anno, non finisce di stupirci grazie alla qualità dei vini che realizza.

Sto parlando, forse lo si sarà capito, della Cantina della Volta di Bomporto (MO), nata “nel 2010 per iniziativa di un gruppo di amici appassionati di vino che hanno chiesto a Christian Bellei di condividere un nuovo progetto nel settore vinicolo: dare continuità alla produzioni di vini del territorio modenese secondo il metodo classico”, e continuazione, con l’attuale responsabile Christian Bellei, di un’attività giunta alla quarta generazione, dapprima avviata da Francesco Bellei, ma soprattutto perfezionata, sino alla fine degli anni Novanta, da Giuseppe “Beppe” Bellei.

Oggi Christian fa tesoro di anni, anche da ragazzo, in cui il padre lo portava in visita in Bourgogne ed in Champagne, viaggi fatti per “studiare a fondo l’elaborazione dei vini con il metodo champenoise per poi applicarlo sulle uve lavorate nella propria cantina di Bomporto” e oggi si può dire tranquillamente che il figlio abbia superato il padre diventando uno dei grandi “maghi” della spumantizzazione metodo classico in Italia.

Tutto tra le sue mani si tramuta in qualcosa di magico. Che lavori con le uve canoniche della Champagne, Chardonnay e Pinot nero, provenienti dai 9 ettari di vigneto, noto quale “podere di San Lorenzo Dietro il Monte in Riccò di Serramazzoni”, posto sulle colline modenesi ad una altitudine di circa 650 metri, scelto da Beppe Bellei negli anni Novanta “per allevare le uve adatte a realizzare spumanti con gli stessi vitigni utilizzati dai francesi” da barbatelle acquistate in Francia.

Un vigneto, attualmente in conversione biologica, posto su “un terreno collinare ben soleggiato, calcareo, argilloso, con gesso superficiale, posto a ridosso di un bosco e caratterizzato da terroir e microclima molto simili ai terreni della Champagne”, dove “l’altitudine e la vicinanza dell’attiguo bosco consentono al vigneto di godere appieno degli effetti dell’escursione termica”.

Oppure, ricordandosi che l’azienda si trova “nel cuore delle terre del Lambrusco di Sorbara”, mettendo a punto un “approccio pionieristico nella produzione del lambrusco di Sorbara”, che cuvée dopo cuvée ha dello straordinario, per la capacità rara di “ideare prodotti sempre innovativi, che esprimano al contempo l’autenticità del territorio dal quale provengono e la tipologia delle uve da cui hanno origine”.

Mi piace riportare una sorta di sintesi del pensiero, anzi del “principio ispiratore di Christian Bellei”, che “è mutuabile dall’espressione della nota canzone “My way”: Cantina della Volta infatti non si è mai piegata alle logiche del mercato di massa, rifiuta ogni sorta di standardizzazione e concentra la sua attenzione nel soddisfare un pubblico esigente, composto da consumatori raffinati e selezionati, offrendo loro vini eleganti, sorprendenti, mai scontati”.

Testimonianza di questa volontà di ottenere vini ricchi di personalità é la serie di metodo classico della linea Il Mattaglio, che vedono protagonisti Chardonnay e Pinot nero, provenienti dal vigneto Dietro il Monte in Riccò di Serramazzoni: il Mattaglio Brut, Il Mattaglio Brut Rosé, Il Mattaglio Dosaggio Zero e i Mattaglio Blanc de Blancs e Blanc de Noirs.

Ma ancora più sorprendenti sono gli altri metodo classico, espressione dell’uva Lambrusco di Sorbara: Lambrusco di Sorbara rimosso, Lambrusco di Modena metodo classico millesimato, Lambrusco di Sorbara DDR Degorgiatura dosaggio recente, Lambrusco di Modena Brut Trentasei e Lambrusco Rosé di Modena, di cui ho scritto qui.

In questi giorni mi è capitato di stappare lo Spumante di qualità bianco Brut Christian Bellei metodo classico 2012, ottenuto da uve di Lambrusco di Sorbara coltivate nei terreni alluvionali del fiume Secchia e vinificate in bianco, affinato 34 mesi sui lieviti, con sboccatura novembre 2016. E l’ho trovato semplicemente buono, facile da bere, accattivante.

Colore paglierino brillante e luminoso, perlage molto sottile, una buona grassezza nel bicchiere, si propone subito, offrendo la cifra del proprio stile, con un naso invitante, fresco, stuzzicante, ben vivo, decisamente fragrante e pulito, con un’iniziale nota di pasticceria (meringa e miele) che apre su note di fiori bianchi e mandorle non tostate, e quindi su sfumature salate e leggermente minerali.

La bocca è molto diretta, affilata, verticale, dotata di una buona morbidezza e cremosità, avvolgente, ravvivata da un’acidità presente ma calibrata, il gusto è pieno ed equilibrato, più verticale che largo e caratterizzato da una grande piacevolezza, da una facilità di farsi bere. Eccellente come aperitivo.

Cantina della Volta
Via per Modena 82
41030 Bomporto (Modena)
Telefono +39 059 7473312
Fax +39 059 7473313
E-Mail info@cantinadellavolta.com
Sito Internet https://www.cantinadellavolta.com/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Oreste

    06/03/2018 at 09:30

    Grande Bellei, grandi i produttori emiliani che decidono per il metodo classico.
    Noi emiliani dobbiamo andare per questa strada, puntando sui rosé in primis.
    Penso che sia una scelta naturale, data soprattutto dalle caratteristiche delle uve (alcol e acidità) indipendentemente che sia pianura o collina… purtroppo l’uva vale fin troppo poco per prendere i 10-15 euro che prende la cuvée di una nota azienda vitivinicola bresciana. Meglio per il consumatore se i vini dovessero essere buoni, oltre che avere una produzione sostenibile per il produttore.
    Però ecco… coraggioso Bellei, anche se dovesse faticare coi numeri, anche se non dovesse venderlo, sta nobilitando una zona, a torto, male considerata dai più.
    Ci vorrebbe un disciplinare -o un accordo- per questa produzione tra Reggio e Modena, che scaturisca dall’unione di produttori volenterosi per il MC da lambruschi.

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