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My Wine Notes

Bollicine internazionali

Cava Brut Nature Gran Réserva 2011 Laietà Alta Alella

Pubblicato

il

Denominazione: Cava
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Pansa Blanca, Macabeu
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
9


Non si è incantato il disco, non mi sono innamorato di una catalana (se non di un’aragosta), non prevedo di trasferirmi a Barcellona, ma eccomi qui nuovamente a parlarvi di un Cava. Una bottiglia particolare, basta guardare la foto e il box in cui viene contenuta e presentata, che riposava da qualche tempo nella mia cantina, da quando my hernano, il mio fraterno amico e collega Juancho Asenjo, per anni colonna di Elmundo vino, me l’aveva portata, credo tre anni orsono, da Madrid.

Da tempo questo cilindro con bottiglia di Cava interno dalla forma più da profumo che da metodo classico, si aggirava in cantina (un cilindro lungo del genere non è facile da sistemare) finché recentemente mi sono deciso di portarlo a casa e di provarlo. Ero molto curioso, perché si trattava di un millesimato 2011 e la data di sboccatura risaliva addirittura a tre anni orsono, al 10 novembre 2014.

In attesa di stapparlo, cosa che ho fatto in febbraio, ho cercato di capire quale azienda si fosse inventata questa bottiglia particolare, e ho scoperto che Alta Alella è un’azienda seria e molto stimata, creata ad inizio anni Novanta dall’enologo Josep Maria Pujol-Busquets e da sua moglie Cristina Guillén, e situata tra Tiana e Alella ad una decina di chilometri da Barcellona nella zona agricola del Parc Naturel de la Serralada de Marina situata a poca distanza dal mare.

Questo progetto familiare ha comportato il recupero della proprietà, Can Genís, dallo stile Art Nouveau e soprattutto delle vecchie vigne (alcune di più di 50 anni), e la costruzione di una cantina dove non vengono prodotti solo Cava, ma anche vini fermi che rivendica la D.O. Alella.

Le vigne poste da 100 a 250 metri di altezza, comprendono qualcosa come 60 ettari e accanto a 7 di Chardonnay, 4 di Pinot noir, comprendono 18 ettari di Pansa Blanca o Xarel.lo, 8 a Macabeu, 6 a Parellada e altri ad altre varietà, spagnole come Garnacha Negra o Mataró e internazionali (Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Syrah). Vigne, in larga parte terrazzate, poste su terreni molto acidi, con bassi livelli di calcare attivo, molto permeabili, denominati localmente sauló, con orientamenti che cambiano a seconda delle uve, cercando di trarre vantaggio da un orientamento ad ovest per ottenere un’alta maturità delle uve destinate ai vini rossi e dolci, e ad est per le uve più aromatiche e dagli aspetti floreali, base dei Cava e dei vini bianchi.

I vigneti sono certificati ad agricoltura biologica sin da quando, nel 1991, vennero piantate le prime vigne a Pansa Blanca e ci si dedicò al recupero di un’uva quasi dimenticata come il Mataró, che non era più stata dimenticata nella zona dei tempi dell’epidemia di fillossera, a fine Ottocento. E i primi vini videro la luce dieci anni dopo, nel 2001. In azienda si lavora anche su piccoli vigneti sperimentali su uve resistenti, per ridurre al minimo il trattamento nelle vigne e ottenere uve più sane.

Va detto che la viticoltura nella zona di Alta Alella risale all’epoca romana e secoli dopo, nell’Ottocento, i bianchi della zona venivano considerati come i preferiti dalla borghesia di Barcellona. La D.O. Alella risale al 1953.

I Cava della Bodega, gli Alta Alella Mirgin, sono sette, cinque imbottigliati in quella strana bottiglia alta, stretta e cilindrica, due Paraje Calificado Vallcirera, uno con più Chardonnay, l’altro con prevalenza di Pansa blanca, un Rosé base Mataró (Monastrell), un Gran Réserva Opus Evolutium Pansa Blanca e Chardonnay affinato 36 mesi, ed il Brut Nature Gran Réserva Laietà di cui vi parlerò. E poi, in bottiglia normale, un Mirgin Réserva da uve Pansa Blanca (Xarel·lo), Macabeu, Parellada e un Mirgin Rosé Réserva base Mataró (Monastrell).

La linea proposta con la bottiglia cilindrica intende trasmettere, con la presentazione molto personale, “un linguaggio adatto a consumatori dai criteri cosmopoliti”. E difatti “Cava cosmopolita y experimental” ha definito il proprietario di Alta Alella questo Cava Brut Nature Gran Réserva 2011 Laietà, affinato minimo 30 mesi sui lieviti, dotato di un profilo cosmopolita perché basato prevalentemente (in passato lo era stato integralmente) su Chardonnay e Pinot noir, ora prevede anche una quota di Pansa Blanca e Macabeu, totalmente secco, senza zucchero residuo, è un Brut Nature…

Le uve vengono raccolte a mano con estrazione del mosto fiore e la fermentazione di ogni varietà di uva viene svolta separatamente.

Detto questo veniamo al dunque: come si comporta un Cava Brut Nature Gran Réserva 2011 Laietà Alta Alella, stappato nel 2018 a oltre tre anni dalla sboccatura avvenuta a novembre 2014?

Direi benone, anzi benissimo, in maniera impeccabile, come se il tempo trascorso non gli avesse fatto una piega, anzi gli avesse giovato, gli avesse conferito un surplus di vivacità, energia, integrità.

Il colore è di un paglierino brillante molto luminoso, ricco di riflessi, il perlage sottile, e sin dal primo impatto questo Cava Brut Nature Gran Réserva mostra una vivace, variopinta, variegata paletta aromatica, con frutta secca (mandorle ma ancora di più arachidi) in evidenza, frutta esotica (mango e lime), fiori bianchi, mela, ananas, un tocco di pasticceria e una sapidità e fragranza generale, davvero molto invitante e appealing.

L’attacco in bocca è diritto, perentorio, ben secco, incisivo e profondo, e lo sviluppo di grande equilibrio, con una bella croccantezza sul palato, una buona avvolgenza, con una bellissima acidità ricca di nerbo che regala al vino una persistenza lunga, salata e minerale ed una piacevolezza che invoglia a bere. Un Cava davvero da “platos de pescado, mariscos y postres cremosos”…

Ma siamo davvero sicuri che non ci possa essere posto sul mercato italiano per Cava di indiscutibile qualità (prezzo sulle varie enoteche on line spagnole tra 15 e 17 euro) come questi?

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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