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My Wine Notes

Bollicine internazionali

Gramona y Torello: Cava che meritano uno spazio anche in Italia

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Nei giorni scorsi quando mi trovavo a Londra, a pochi giorni di distanza dalla mia visita, interessantissima ed estremamente produttiva, al Salone Vinisud a Montpellier, in questo post flash, scritto tramite smartphone, quindi necessariamente sintetico ed essenziale, ho espresso la convinzione che le meno di 400.000 bottiglie di Cava, ovvero il metodo classico spagnolo, che si sono vendute in Italia nel 2016, siano assurdamente troppo poche, vista la qualità indiscutibile che le migliori Bodegas del Penèdes sanno raggiungere.

Tornato a casa ho verificato alcuni dati per supportare il mio convincimento e visitando il sito Internet della A.O. Cava, ho scoperto innanzitutto che i dati definitivi della commercializzazione dei Cava nel 2017 non sono ancora disponibili, ma che nel 2016 erano state solo 374.715 le bottiglie di Cava esportate in Italia, che figura solo al 28° posto nell’export del metodo classico spagnolo.

Analizzando poi i dati dell’andamento dei primi sei mesi del 2017, ho avuto la conferma che l’Italia continua a non far parte dei primi dieci Paesi importatori di Cava, che sono nell’ordine Germania, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Canada.

E inoltre che nei primi sei mesi del 2017, l’export del Cava ha conosciuto un incremento del 7,49% pari a 4.800.000 bottiglie, con un 8,38% di aumento sul mercato Ue, e uno del 5,63% sul mercato interno.

Alla luce di questi numeri continuo ad essere persuaso che, volendo, se a Barcellona, o forse sarebbe meglio dire Madrid, visti i rapporti un po’ tesi (eufemismo) tra il governo centrale spagnolo e quello autonomista catalano, ci pensassero, con un minimo impegno non sarebbe difficile migliorare i risultati del Cava su un mercato dove le bollicine, pardon burbujas, tirano e ottengono grandi risultati.

Ho già espresso al responsabile italiano dell’Icex, ovvero España Exportación e Inversiones, un ente pubblico imprenditoriale spagnolo di ambito nazionale che ha come missione la promozione della internazionalizzazione delle imprese spagnole in Italia e quindi anche dei vini di Spagna in Italia, il mio pensiero che il Cava abbia bisogno di essere promosso in Italia da solo e non essere compreso in una generica promozione del food & wines from Spain.

In attesa degli sviluppi di questo dialogo in corso, non mi resta che continuare a fare il mio lavoro di giornalista e parlarvi dei Cava di alcune Bodegas che reputo tra le più rappresentative. Nei prossimi mesi terrò dunque in considerazione l’amata Recaredo, produttore biodinamico cui si devono alcune delle cuvée più scintillanti in assoluto, ma mi ricorderò di una ovvietà, ovvero che anche i due colossi del Cava, ovvero Freixenet e Codorniu, accanto ad una serie di prodotti base che risultano appealing su mercati qualificati ma molto attenti al fattore prezzo come Regno Unito, Stati Uniti, Germania, sanno proporre cuvée qualitativamente impeccabili.

E terrò debito conto dell’evidenza che una promozione italiana del Cava, anche se a mio avviso deve puntare sulle punte di diamante qualitative, non può far finta che queste bodegas che comprendono larga parte della produzione non esistano… Parliamo dunque di Champagne limitandoci a parlare di Selosse, di piccoli récoltant manipulants prestigiosi ma dalle produzioni confidenziali, oppure, com’è ovvio, non prendiamo forse in considerazione anche le grandi Maison che sanno esprimere gioielli altrettanto qualitativamente scintillanti?

A Londra, il 24 febbraio, nel corso di un interessantissimo testing di Decanter dedicato a Vini di Spagna e Portogallo, ho avuto modo di riassaggiare, le conoscevo perché in passato erano importate in Italia, tre cuvées di una Bodega tra le più prestigiose del panorama del Cava, Gramona.

Ho degustato la Cuvée Gran Réserva 2013, Xarel.lo y Macabeo, l’Imperial Gran Réserva 2012, stesse uve, ma con un 10% di Chardonnay, ed il magnifico III Lustros Gran Réserva 2010, 75% Xarel.lo e 25% Macabeo. Ho trovato in tutte e tre i Cava la consueta precisione esecutiva, la freschezza e sapidità profonda che avevo già apprezzato in altri assaggi.

Il Gran Réserva 2013, paglierino scarico brillante, naso ben salato, agrumato, nervoso, teso ed elegante, bocca di grande delicatezza e sapidità, eppure carnosa, finale lungo e vibrante, con una bella acidità profonda. L’Imperial Gran Réserva 2012, naso molto elegante e cremoso, ampio e strutturato al gusto, ricco e avvolgente, molto persistente e ricco di sapore.

Ed il III Lustros Gran Réserva 2010 colore paglierino scarico, naso delicatissimo, sapido, con una nitida nota pietrosa, energico, affilato, con una vena salmastra “ostricosa” che appare puntuale al gusto, con una verticalità estrema, una straordinaria freschezza e ricchezza di nerbo, sorprendente per purezza di espressione, giovanissimo, con un potenziale di evoluzione e tenuta nel tempo sorprendente.

Questo per quanto riguarda Gramona, ma poco più di una settimana prima, a Montpellier, nel corso di Vinisud, avevo avuto modo di degustare, rimanendo parimenti soddisfatto, alcuni Cava della gamma (piuttosto ampia) della Bodega Torelló, viticoltori dal lontano 1395 ed elaboratori di Cava dal 1951. E ho scoperto Cava che vanno da un minimo di 24 mesi di affinamento sui lieviti sino ad cuvée che sostano 36-48-60 mesi, in larga parte elaborate utilizzando le uve della tradizione del Penèdes, ovvero Macabeo, Xarel·lo y Parellada, Pinot noir e Garnacha per i Rosé.

Ho apprezzato, degustando il Torelló Brut Réserva Special Edition, dalla simpatica etichetta “geografica” che avvolge la bottiglia e racconta in immagini la zona di produzione e le sue tradizioni, la freschezza e vivacità dei profumi, la nota sapida di mandorla al gusto, nel Torelló Finca Can Martí Brut Gran Réserva 2012 a base di Chardonnay, Xarel.lo, Macabeo y Parellada, la tessitura ampia, gli aromi agrumati, ed il pregevole basso dosaggio, 4 grammi litro, nel Brut Nature 2011 il naso leggermente ossidativo, ma in maniera voluta e controllata, e la coda lunga e nervosa.

E poi ancora nel Torelló 225 Brut Nature Paraje Calificado, affinato in legno, e ottenuto da uve Macabeo, Xarel.lo, e Parellada, la struttura ampia e profonda. Ho citato la dizione “Paraje Calificado” e forse vale la pena ricordare che nel Cava, accanto alle distinzioni tradizionali, Cava, con un minimo di 9 mesi sui lieviti, Reserva, almeno 15 mesi, e Gran Reserva, oltre 30 mesi, da un paio d’anni è stata introdotta la tipologia Cava de Paraje calificado.

Una tipologia speciale, che prevede una permanenza di almeno 36 mesi sui lieviti, un’età minima delle piante che deve essere di 10 anni, la resa di 80 quintali per ettaro (equivalenti a 48 hl di mosto per ettaro), la raccolta delle uve che deve avvenire manualmente e la vinificazione all’interno della Cantina di proprietà del produttore. Inoltre il vigneto deve presentare “clima e caratteristiche del suolo uniche”, appartenere a un solo proprietario e dar vita solo a quel determinato vino. Il che lo differenzia dal concetto di cru, che può essere prodotto anche da più produttori.

Ancora meglio sono poi andate le cose con il Brut Nature 2010 Gran Torelló 2010, a base di uve Macabeo, Xarel.lo e Parellada Paraje Calificado dalle vigne “vinyes de Can Martí“, con uve raccolte a mano e affinamento sui lieviti di 60 mesi, vino di splendente freschezza e ricchezza aromatica, note di ananas, agrumi, frutta esotica, pieno di energia, verticale sapido, profondo e dotato di un’armonia, di una piacevolezza davvero notevoli.

E poi, per chiudere, più che convincente anche la prova sul Rosé, il Torelló Pàl.lid Rosado Brut Reserva, da uve Pinot nero, un Brut poco dosato con 4 grammi di zucchero, dal colore rosa pallido brillante e luminoso, naso delicato, sapido e carnoso, bocca dove il frutto è ravvivato da una bella acidità vibrante e la componente fruttata é in perfetto equilibrio con le note minerali e sapide.

Con metodo classico come questi, dalla qualità indiscutibile, come si può pensare che anche in Italia il Cava non possa ritagliarsi, come merita, un giusto spazio?

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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