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My Wine Notes

Degustazioni

Neblù Rosé Brut metodo classico Les Crêtes

Pubblicato

il

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Prëmetta
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


Devo apportare una correzione rispetto a questo articolo del giugno 2015 dove tessevo le lodi di un metodo classico di montagna, valdostano, prodotto dapprima in via sperimentale, a partire dal 2005, poi regolarmente, anche se in quantitativi limitati, da un vecchio caro amico vigneron, Costantino Charrère, ovvero Les Crêtes, azienda nata nel 1989 ad Aymavilles, in collaborazione con l’Institut Agricole Régional di Aosta. Un’azienda agricola esemplare, quella dei Charrère, che oggi conta su 25 ettari dislocati nei comuni di Saint Pierre, Aymavilles, Gressan, Sarre, Aosta e Saint Christophe.

Dalle primissime prove dove si lavorava in purezza su una varietà autoctona a bacca rossa veramente unica, la Prëmetta, “ceppo autoctono valdostano della famiglia dei “Prié”, è coltivato in Valle d’Aosta, da tempo immemorabile, nella varietà “Prié Rouge”, vinificata in rosso”, oggi definito più semplicemente, nella scheda tecnica del vino sul sito Internet azienda, “Neblou, sinonimo di un vitigno valdostano in via di estinzione, ancora oggi presente nei vecchi vigneti della Valle d’Aosta”, si è passati ad una presenza di quest’uva autoctona, caratterizzata da un’acidita quasi tagliente, a percentuali via via inferiori.

Perché un conto è la poesia, che entusiasma vecchi romantici come il sottoscritto, e un conto sono la prosa, ovvero il mercato, perché un vino può avere un altissimo valore culturale, testimoniale, scientifico, perché impedire che una varietà rara scompaia è opera meritoria, ma se poi quel vino ha un gusto che non incontra, che non piace, diventa, in una logica che non è bassamente commerciale, ma imprenditoriale, perché un’azienda deve far tornare i conti, un vino sbagliato.

E quindi, dapprima, dall’annata 2015 la cuvée è diventata la seguente: Prëmetta 40%, Pinot nero 50%, Chardonnay 10%, con una permanenza sui lieviti di questo metodo classico portata a 24 mesi, e ora nel Neblu che ho degustato ieri, la presenza della Prëmetta si è ridotta alla metà, sparito lo Chardonnay e diventato il Pinot nero nettamente maggioritario, con una quota dell’80%.

Non sono cambiate le condizioni di coltivazione dell’uva autoctona, da 500 a 650 metri di altezza su terreno morenico, sciolto, sabbioso, in pendenza, con esposizione a sud, nord, est e ovest, un mezzo ettaro di vigna allevata a Guyot, con 7500 piedi per ettaro, filari a ritocchino, resa di 10.000 Kg/Ha, vinificazione con macerazione a freddo e fermentazione a temperatura controllata (18- 20 °C. ). Dosaggio zero e 3500 le bottiglie prodotte.

Il Neblù continua ad essere un metodo classico per coloro che amano i vini dotati di nerbo acido importante, che non chiedono alle “bollicine” solo carezze e morbidezza sul palato, ma anche una certa dose di sferzante incisività, una verticalità ed essenzialità che dominano sulla larghezza e sulla struttura.

Color melograno pallido, rosa antico, perlage molto fine, in grado di creare nel solito calice “del mio privilegio”, l’Etoilé Sparkle Italesse, ideato dall’amico trentino Luca Bini un meraviglioso gioco di bollicine a forma di stella, sviluppa profumi freschissimi, inconfondibilmente di montagna, che richiamano agrumi (pompelmo rosa), ribes, sale, fiori bianchi ed un tocco pietroso – minerale.

La bocca, segnata dalla presenza importante del Pinot noir, è succosa e rotonda, asciutta, rigorosa, diritta, con la componente fruttata perfettamente in equilibrio con l’acidità vibrante ed il nerbo sapido e quasi marino, e, debbo confermare quanto scrivevo tre anni fa, una persistenza infinita, una salivazione continua, un continuo riequilibrarsi del palato e un perentorio richiamare altro vino. Vino giovanissimo, con possibilità di evoluzione in bottiglia, con sboccatura dell’estate 2017.

Quanto agli abbinamenti, come scrivevo nel 2015, oltre al maestoso Granchio Reale o King Crab o granchio di Kamtchatka, di provenienza dalla penisola Russa della Kamchatka, ovvero il più maestoso fra i granchi che popolano i mari freddi, credo abbastanza difficile da trovare in Italia, ma che ho avvistato recentemente nel menu di uno dei locali di Londra più trendy, il Novikov restaurant in Berkeley street, ovvero nel cuore di Mayfair, credo che l’abbinamento a ostriche, salmone, crostacei, trote di torrente e al meraviglioso Lardo di Arnad del Salumificio Maison Bertolin di Arnad, sia quello giusto. Ma anche abbinato a deliziose zucchine e melanzane al forno questo méthode champenoise valdotaine ha funzionato benone…

Credo che Gianni Bortolotti e Rinaldo Bertolin, indimenticabili amici valdostani ai quali ho dedicato un grato ricordo levando il bicchiere, sarebbero contenti di questo Neblù che il nostro vecchio amico Costantino si è saputo inventare.. Prosit!

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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