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My Wine Notes

Bollicine internazionali

Cava Brut Barroco Réserva Freixenet

Pubblicato

il

Denominazione: Cava
Metodo: classico
Uvaggio: Macabeo, Xarel·lo, Parellada
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
8.5


Ormai, lo avrete capito, mi è venuto il pallino del Cava e non riesco ad accettare che un prodotto che in tanti Paesi esteri raccolga un tale successo (19.642.000 bottiglie vendute in Germania nel primo semestre 2017, altri 19 milioni in Belgio, 15 milioni nel Regno Unito e negli Stati Uniti, 7.200.000 bottiglie in Giappone e persino in Francia) veda l’Italia al 28° posto nell’export con nemmeno 400 mila bottiglie importate.

Non riesco ad accettare che il Cava venga frettolosamente liquidato come un prodotto “commerciale” e “da battaglia”, da grande distribuzione, da grandi volumi, senza considerare il fatto che accanto a due grandi bodegas, Codorniu e Freixenet, che comprendono una buona fetta del mercato e che sono presenti nella distribuzione moderna con alcune cuvées, esistono una serie di Bodegas di dimensioni più piccole che elaborano Cava con sistemi più artigianali o da “récoltant manipulant”.

E senza considerare, tra l’altro, che anche le due grandi Bodegas, nelle loro linee molto vaste di Cava comprendono cuvées che non si accontentano di essere sparkling commodities dal prezzo contenuto, ma sono autentici Cava de prestige. Per non parlare dei top di gamma, i Cava de paraje calificado, che entrambe le Bodegas più importanti propongono.

Però, anche restando nella gamma normale si possono trovare Cava che, anche senza voler fare i populisti che consigliano vini dal prezzo popolare, meritano attenzione e rispetto.

E’ questo il caso del Cava “emblematico”, così lo definisce l’azienda, Brut Barroco Réserva, di Freixenet.

Due parole innanzitutto sull’azienda Freixenet, che si trova a Sant Sadurní d’Anoia, nell’Alt Penedès in Catalunya ed è nata nel 1861, quando la famiglia Sala iniziò a produrre vini fermi. Nel 1911, a seguito del matrimonio di uno degli eredi di Casa Sala con un membro della famiglia Ferrer de la Freixeda, si iniziarono a produrre nel 1914 metodo classico, inizialmente un Extra Dulce, con il marchio Freixenet. Tutto il resto della storia familiare e lo sviluppo di un’azienda che oggi comprende venti marchi in Spagna, ma anche Francia, Stati Uniti, Messico, Argentina, Cile e Australia, che produce 115 milioni di bottiglie all’anno ed esporta in 150 Paesi, è ben raccontato sul sito Internet.

Nella gamma dei Cava di Freixenet il Brut Barroco Réserva è collocato non nelle riserve speciali, ma nella fascia media, ed è un Cava ottenuto da un mix di uve tradizionali, Macabeo, Xarel·lo e Parellada, 40% Parellada, 30% Macabeo, 30% Xarello, raccolte dapprima a fine agosto la varietà Macabeo e ai primi di ottobre la Parellada. Raccolta manuale, pressatura soffice e utilizzo esclusivo del mosto fiore, con fermentazione separata, in acciaio, di ogni varietà. L’affinamento dura da 24 a 36 mesi e il vino finale è un Brut, con il dosaggio di cinque grammi litro.

La storia del mio rapporto con questo Cava Brut Barroco Réserva è curiosa, un po’ come quella del Brut Nature Gran Réserva 2011 di Alta Alella di cui ho scritto di recente, ed è la storia di una bottiglia, dono del mio amico fraterno Juancho Asenjo, periodista madrileno e grande conoscitore dei vini italiani, che ha riposato almeno un paio d’anni, se non tre, in cantina, prima che decidessi di stapparla.

E quindi questa mia modalità di consumo ha totalmente contraddetto quello che ho letto su uno dei siti Internet dove questo Cava viene venduto a prezzi che vanno dai 10,75 euro del ClubCuvée consigliato dall’azienda, ai 10,36 di Vinorema, agli 11 di VinoSeleccion, sino ai 9,10 dell’offerta dell’edizione italiana di Vinissimus. Dove viene ricordato che sulla guida dei vini spagnoli più nota, la Guía Peñín, ha ottenuto 91/100.

Le istruzioni dicono che “con el transcurso del tiempo, no mejora de manera significativa. Para evitar evoluciones organolépticas no deseadas, se aconseja no retrasar su consumo demasiados meses (no más de 10 meses después de su compra)”,  ovvero che con il trascorrere del tempo non migliora in maniera significativa e che per evitare evoluzioni organolettiche indesiderate si consiglia di non ritardare il consumo oltre a dieci mesi dall’acquisto.

E invece… La bottiglia non portava la data di sboccatura, che non poteva che risalire ad almeno tre anni orsono, ma non mi pare affatto che il vino con la permanenza prolungata in bottiglia abbia perso…

Colore paglierino oro intenso, perlage sottile, naso complesso, incisivo, nervoso con una spiccata mineralità petrosa, note di fieno e agrumi, di frutta secca e frutta tropicale.

Bocca ben secca, “sabrosa”, di bella incisività e spinta, gusto dinamico, verticale ma pieno e ben strutturato, con una buona persistenza lunga, un ottimo equilibrio e ricchezza di sapore, una buona croccantezza al palato, un’acidità citrica ben pronunciata e una notevole freschezza. Uno di quei Cava che invitano a bere, teso, vibrante, sottile, salato, perfetto per l’abbinamento a salumi, piatti a base di pesce, anche crudo, mariscos, primi con verdure, e dal bellissimo rapporto prezzo qualità.

E vini del genere non trovano uno spazio in Italia, ma siamo matti?

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Enrico

    16/03/2018 at 11:56

    Ziliani, per caso ha avuto qualche contatto (effettivo o potenziale) con qualche produttore Spagnolo, ultimamente? Non se li e`mai filati, i Cava, ora parla quasi sempre di loro….a pensare male si fa peccato..ma…

    PS: il Cava, in Italia, non sfondera`mai. A parita`di rapporto prezzo / qualita`, in Italia si beve italiano.

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