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Champagne che passione!

Expéditions de Champagne 2017: ancora sopra i 305 milioni di bottiglie

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Il mercato italiano cresce dell’11,1% a volume e del 9,7% a valore 

Il Comité Champagne ha reso noto i dati definitivi riguardanti le spedizioni di Champagne nel mondo. Anche nel 2017, sebbene la crescita, in termini di bottiglie spedite, è stata solo dello 0,4%, il totale delle spedizioni rimane al di sopra dei 305 milioni di bottiglie, raggiungendo quota 307,3 milioni. Il mercato francese, in ragione della coda della crisi economica e di una riduzione del numero dei turisti a causa degli episodi di terrorismo del 2016 e dei primi mesi del 2017 ha fatto segnare una contrazione del 2,5% con 153,7 milioni di bottiglie, causato “da un dicembre deludente”, come ha dichiarato Maxime Toubart, Presidente del Syndicat Général des Vignerons, e co-Presidente del Comité Champagne, mentre le esportazioni, in crescita del 3,5%, raggiungono in pratica la quota del mercato francese con 153,6 milioni di bottiglie. 

Nel complesso, il giro d’affari globale dello Champagne nel 2017 segna un nuovo record in valore, con 4,9 miliardi di euro. Questa performance è dovuta alla crescita dell’export (2,8 miliardi di euro, +6,6% rispetto al 2016), a fronte di un mercato francese stabile (2,1 miliardi di euro). Nell’arco degli ultimi 12 anni, dal 2005 a oggi, il giro d’affari dello Champagne è cresciuto di un miliardo di euro.

Per quanto riguarda l’Italia è da registrare un piacevole paradosso: mentre i consumi di vino nel nostro Paese sono stabili dopo anni di contrazione, negli ultimi due anni il mercato italiano ha assorbito un milione di bottiglie di Champagne in più. Nel 2017 cresce del 9,7% il valore delle spedizioni di Champagne verso l’Italia, che si conferma il quinto mercato mondiale all’export per il celebre vino francese con un fatturato di 152,2 milioni di euro (franco cantina, tasse escluse).

Da gennaio a dicembre 2017 le bottiglie giunte in Italia sono state 7,3 milioni con un incremento dell’11,1% a volume rispetto all’anno precedente, piazzando l’Italia al settimo posto assoluto tra i mercati dello Champagne. Dopo Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Germania, Belgio, Australia e davanti a Svizzera, Spagna e Svezia.

Osservando le altre performances, si nota che gli Stati Uniti si confermano al primo posto tra i mercati dell’export a valore (586 milioni di euro), in crescita dell’8,5%. Il Giappone rinsalda la sua terza posizione grazie a una forte crescita tanto a valore (+21,3%) quanto a volume (+17,6%). La situazione è più complessa in Germania, dove il giro d’affari è aumentato dell’1,7%, mentre i volumi sono in leggero calo (-0,8%).

Il Regno Unito costituisce un caso a parte: rimane sempre secondo nella classifica a valore, ma saranno già i primi effetti sfavorevoli della Brexit o l’offensiva di sparkling wines alternativi (più che gli English sparkling wines il Cava, gli Sparkling del Nuovo Mondo e soprattutto l’arrembante Prosecco…) il calo è notevole: del 5,7% a valore, mentre il primo mercato export a valore, gli Stati Uniti, crescono dell’8,5% e ancora più marcato a volume (-11%). Da 31.190.milioni di bottiglie del 2016 a 27.762 milioni del 2017.

L’Asia è uno dei continenti più performanti (+15% a volume e 19% a valore). Il mondo cinese (Cina, Hong Kong, Taiwan) si distingue per un’evoluzione particolarmente dinamica (+26,7% a valore). Significativi i risultati della Corea del Sud con una crescita a valore del 39,5%, dove gli acquisti superano per la prima volta il milione di bottiglie. Dopo una flessione nel 2016, il continente africano riprende la sua espansione (+7% a volume e a valore) con un ritorno alla crescita della Nigeria (+24,7% a volume e 18,4% a valore).

In Oceania l’Australia prosegue il suo sviluppo (+23% a valore e più 15,5% a volume) nonostante il tasso di cambio leggermente meno favorevole, così come la Nuova Zelanda (+12,9% a valore). In Europa, Francia esclusa, il valore cresce del 3,9% in un contesto di volumi stabili (-0,5%): il Vecchio Continente segna complessivamente un calo dell’1,3% con 76,6 milioni di bottiglie, mentre la Scandinavia registra un incremento del 9% a valore.

Rispetto al 2016 in cui la crescita del giro d’affari era stata trainata dalla diversificazione delle cuvée, è la forte crescita dei mercati dove lo Champagne è meglio valorizzato che spiega il nuovo record del 2017, grazie in particolare a Stati Uniti, Giappone e Australia.

Che dire? Lemillebolleblog cercherà di impegnarsi, nel suo piccolo, perché il consumo di Champagne nel 2018 in Italia aumenti ancora… Quanto agli inglesi, calma e gesso: per quanto la Brexit costituisca un’incognita inquietante, perbacco, avranno mica disimparato di colpo a bere? Non sono forse la Nazione dove un grande come Sir Winston Churchill (cui una Maison prestigiosa come Pol Roger ha addirittura dedicato una cuvée) nel 1946 ebbe a dire “I could not live without Champagne. In victory I deserve it. In defeat I need it.” e prima ancora “Remember gentlemen, it’s not just France we are fighting for, it’s Champagne!” ?
Ma Churchill era Churchill mica Theresa May…

Champagne: Primi 10 mercati all’export nel 2017 a valore

(Migliaia di euro)

    Giro d’affari Var. rispetto al 2016
1. Stati Uniti 585.806 +8,5%
2. Regno Unito 415.196 -5,7%
3. Giappone 306.722 +21,3%
4. Germania 196.831 +1,7%
5. Italia 152.283 +9,7%
6. Belgio 142.174 +10,4%
7. Australia 131.753 +23,0%
8. Svizzera 112.169 +7,2%
9. Spagna 82.843 +10,0%
10. Canada 54.931 +6,5%

Fonte: Comité Champagne

Champagne: Primi 10 mercati all’export nel 2017 a volume

(Migliaia di bottiglie)

    Volumi 2017 Var. rispetto al 2016 2016
1. Regno Unito 27.762 -11,0% 31.190
2. Stati Uniti 23.097 +5,9% 21.806
3. Giappone 12.873 +17,6% 10.949
4. Germania 12.285 -0,8% 12.487
5. Belgio 9.075 +8,9%   8.331
6. Australia 8.534 +15,5%   7.386
7. Italia 7.367 +11,1%   6.633
8. Svizzera 5.600 -1,8%   5.700
9. Spagna 4.117 +3,1%   3.994
10. Svezia 3.311 +11,6%   2.967

Fonte: Comité Champagne

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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