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My Wine Notes

Degustazioni

Alto Adige Doc Riserva Extra Brut“1919” 2011 Kettmeir

Pubblicato

il

Denominazione: Alto Adige Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8


Lo dico subito: ripeterei pari pari quello che ho scritto recentemente parlando, molto positivamente, dell’Athesis Brut Rosé 2014 di Kettmeir, azienda altoatesina, con sede in Caldaro, nata nel 1919 per iniziativa di Giuseppe Kettmeir, che nel 1964 con Franco Kettmeir, nipote del fondatore, si mise a spumantizzare Pinot bianco con il metodo Charmat lungo (Martinotti), presentandolo alla storica Bozner Weinkost del 1965, per poi passare al metodo classico nel 1992.

Non mi crea nessun problema il fatto che Kettmeir dal 1986 faccia parte, proprio com’è accaduto nel 1994, all’azienda più nota e mediatica della zona spumantistica bresciana, e senza nulla che ne cambiasse l’identità e il percorso, del Gruppo Vinicolo  Santa Margherita, che innegabilmente, comunque la si pensi, é uno dei più importanti e seri gruppi vinicoli italiani.

Credo che Kettmeir sia una delle realtà produttive più importanti del panorama del metodo classico altoatesino, che la sua gamma di metodo classico sia più che affidabile e qualche volta anche di ottima qualità, però, cosa volete che mi dica, questo top di gamma, parlo dell’Alto Adige Doc Riserva Extra Brut“1919” 2011, non mi ha convinto come era accaduto con il Rosé Athesis Brut Rosé 2014.

Mi aspettavo molto da questa Cuvée (1919 come l’anno di fondazione della cantina) cui l’azienda e lo staff tecnico hanno dedicato particolari attenzioni. Un’attenzione speciale per i vigneti, denominati Castelvecchio e Pochi di Salorno, posti da 330 a 630 metri di altezza, su terreni di origine calcarea con una parte argillosa, scheletro abbondante e buona presenza di sostanza organica, vigneti allevati sia a pergola che spalliera, con 3500 piante a ettaro per la pergola e 5-6000 per la spalliera. Una selezione severa delle uve per una cuvée, composta per il 40% da Pinot nero e per il 60% da Chardonnay, una cui parte (un 20%) fermenta e si affina in barrique, dove viene effettuata anche la malolattica, mentre il resto della cuvée fermenta, separatamente, in acciaio.

L’affinamento sui lieviti è lunghissimo, ben più dei 36 mesi richiesti per la tipologia Riserva, quasi 60 mesi, eppure, è solo il mio punto di vista, non sono mica il “mago Baku” (quello cantato in un successo degli anni Cinquanta da Carla Boni) questo metodo classico non mi ha convinto fino in fondo. Mi è sembrato voler ambire ad un risultato che, alla prova del mio palato, con un campione con sboccatura di circa un anno fa, 28 marzo 2017, non è riuscito a realizzare pienamente.

Paglierino tenue il colore, perlage abbastanza fine e continuo, un corredo aromatico che rivela chiaramente l’origine di alta collina, direi quasi di montagna, delle uve, fragrante, fresco, con fiori bianchi, pesca bianca, mela in evidenza, sfumature di mandorle fresche, ananas, miele d’acacia, un bouquet gentile nel modo di porsi, delicato.

L’attacco in bocca, considerando che si tratta di un Extra Brut, è altrettanto gentile, con un fruttato molto ben espresso e moderatamente secco che richiama le note di mela, una certa energia, e un’acidità spiccata che stimola la salivazione e facilita la beva, ma quando ci si attende che questo Alto Adige Doc Riserva Extra Brut“1919” “spicchi il volo”, che faccia partire il colpo di reni per lo sprint vincente, accenda i razzi dell’ultimo stadio, l’attesa rimane tale ed il vino manca l’incontro sia con la complessità gustativa che con la persistenza lunga e viva. Quella che fa la differenza tra un buon metodo classico, tecnicamente impeccabile, ben fatto, ad uno che ti suscita emozioni e si fa ricordare.

Conoscendo la voglia di far bene che anima il gruppo tecnico di Kettmeir sono certo, a meno che abbia preso un clamoroso abbaglio o non sia riuscito ad entrare abbastanza in sintonia con questo Extra Brut, che la prossima volta sarò maggiormente soddisfatto.

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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