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My Wine Notes

Degustazioni

Champagne Extra Brut Blanc de Blancs Cuvée des Caudalies De Sousa

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9.5


Ampio, ricco, strutturato ma di assoluta finezza…

L’ho già scritto recentemente occupandomi dell’eccellente Brut Grand Cru Réserve Blanc de Blancs della stessa Maison: da un lato non riuscire a spiegarmi perché in Italia, dove pure trovano spazio e ampia notorietà le Maison più piccole, soprattutto se fanno AB, ovvero Agriculture Biologique, questa azienda, che pure in Francia gode di grandissimo prestigio da parte dei conoscitori, da noi non sia conosciuta, ancora, come merita.

E dall’altro lato non potevo che complimentarmi con un importatore-distributore raffinato come Sarzi Amadé, che da tempo, nella propria selezione champenoise, accanto agli Champagne biodinamici di Françoise Bedel, ai solidi Champagne (soprattutto i rosé) di Henry Goutorbe, alle strutturate e golose cuvée a base di Pinot noir della Montagne de Reims di Mailly, ha avuto la lungimiranza di inserire gli splendidi e spesso sorprendenti Champagne di Avize di Erick De Sousa.

Ho detto Avize e difatti la Maison ha sede, come Agrapart, Petit-Lebrun, Bourmault Christian, Corbon, Michel Fallon, e altri, tra cui Selosse, in questo villaggio 100% Grand Cru e la produzione non arriva alle centomila bottiglie.

Ho già raccontato le origini portoghesi della Maison, che risalgono alla prima guerra mondiale, quando dalla regione di Bragas, vicina a Porto, Manuel De Sousa arriva in Francia per combattere con gli Alleati. Al termine rientra in patria, ma la crisi economica lo convince a tornare nei luoghi dove aveva combattuto, in Champagne, e si stabilisce ad Avize. Suo figlio Antoine sposerà la figlia di un viticoltore del villaggio, Zoémie Bonville, e insieme fondano la De Sousa, che conoscerà una svolta a partire dal 1986, quando ne prenderà il timone il figlio Erick.

Erick è di formazione enologo è anche un ottimo vigneron e la Maison possiede 10 ettari vitati suddivisi in una quarantina di parcelles, nei villaggi di Avize, Oger, Cramant, Le Mesnil sur Oger in zona Blanc de Blancs per gli Chardonnay e su Aÿ e Ambonnay per i Pinot Noir. La percentuale di vieilles vignes è ben del 70%, 6,7 ettari sono Chardonnay Grand Cru e le prime vigne risalgono ad un’epoca anteriore al 1890, su suolo “crayeux” e l’encepagement è per il 30% a Pinot noir, per il 10% a Pinot Meunier e per il 60% a Chardonnay. La densità d’impianto è di 8000 ceppi ettaro. Per le cuvées “normali” vengono utilizzate in media un 70% di vigne di più di 25 anni, mentre per le cuvées più importanti vengono selezionate vigne di più di 50 anni d’età con rese più basse del 25-30% rispetto a quanto previsto dalla AOC Champagne.

Caratteristica di queste vecchie viti è di essere dotate di radici definite “pivots” che nel giro di una decina d’anni riescono a scendere a 25-30 metri di profondità e riescono quindi ad estrarre tutti i Sali minerali e gli oligo elementi del sottosuolo e del gesso. Più le radici scendono in profondità maggiori risaltano il goût de terroir e le caratteristiche varietali e superiore la qualità delle uve.

Come ho già scritto Erick De Sousa, che oggi è sempre più affiancato dai figli, Valentin in cantina, Julie in vigna e la maggiore, Charlotte, nella gestione dell’azienda, é stato tra i pionieri in Champagne della Agriculture Biologique, di cui ha adottato i dettami riconvertendo dal 1989 (e concludendo dieci anni dopo) i vigneti “in coltura biodinamica con ottenimento della certificazione nel 2010. Oltre ad un uso strettamente limitato di solfato di rame, come prescritto dalla normativa Ecocert, De Sousa conduce inoltre una parte dei suoi vigneti sostituendo il cavallo all’uso del trattore per una minor compressione del terreno affinché l’apparato radicolare goda di una migliore respirazione”.

Un vignaiolo bio a pieno titolo, doppia certificazione Bio 2010 e Demeter 2013, ma senza alcuna ostentazione di questa scelta e le sue cuvée non hanno nessuno dei difetti (e dei limiti oggettivi da un punto di vista organolettico e di piacevolezza) che i vini bio e biodinamici presentano: nessuna rusticità o riduzione e un equilibrio e una bevibilità da applausi.

In cantina spesso usa fermentare una parte dei vini in barrique, per conferire grassezza ai vini e quando possibile fa fermentare i suoi vini in maniera spontanea grazie ai lieviti indigeni, ma nulla nella sua produzione ha dell’ideologico o del rigidamente schematico. Anche le ricerche che va facendo su tipi e ampiezze di tini diversi. Va poi ricordato che De Sousa produce altre 30.000 bottiglie con il marchio più accessibile Zoémie De Sousa.

Lo Champagne di cui voglio parlarvi oggi è l’Extra Brut Blanc de Blancs Cuvée des Caudalies, che utilizza Chardonnay provenienti da Avize, Oger, e Le Mesnil, da vigne di 50 anni, che compiono la loro fermentazione in barrique, nuove per il 15% del totale per conferire grasso al vino. Il vino non è filtrato, riceve un dosaggio di cinque grammi litro ed in genere è costruito sull’assemblaggio di un 50% di una determinata annata e per il 50% di vins de réserve di 15 annate diverse, che possono andare dal 1995 al 2010. L’affinamento sui lieviti è di almeno 50 mesi.

Il carattere particolare di questa cuvée la si nota già dal colore, un leggero nocciola pallido più che paglierino, e dal perlage finissimo. Nessuna traccia di legno nell’aroma, se non fosse che per una certa grassezza che si nota accanto a freschissime note di agrumi e ancora di nocciola, e ad una venatura sapido pietrosa molto incisiva e a leggeri ricordi di pasticceria.

La bocca è ricca, ampia, dotata di un’indubbia carnosità e pienezza, larga e ben strutturata, ben secca, ma la cuvée (sboccatura, 18-05-2015) non rivela nessuna traccia di stanchezza o di evoluzione e lascia al vino un’energia, una vivacità, una freschezza, che sorprendono e rendono la beva quanto mai gratificante.

Anche per questa Cuvée des Caudalies, chapeau Monsieur De Sousa!

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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