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My Wine Notes

Degustazioni

Alto Adige Pinot grigio Brut metodo classico 2015 Santa Margherita

Pubblicato

il

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot grigio
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
7.5


Così come non hanno obiettato o contestato i lettori che qualche mese fa mi hanno visto scrivere molto positivamente del metodo classico Athesis Brut Rosé 2014 dell’azienda altoatesina Kettmeir, che fa parte del Gruppo Vinicolo  Santa Margherita avendolo giudicato positivamente e non avendo raccolto, non so per indifferenza di chi leggeva o perché sostanzialmente d’accordo con il mio giudizio molto più tiepido su quello che l’azienda di Caldaro considerava il top di gamma, parlo dell’Alto Adige Doc Riserva Extra Brut“1919” 2011, mi auguro anche che quanto sto per scrivere su un altro metodo classico venga accettato. E’ un parere soggettivo, non l’EnoVangelo del resto…

Santa Margherita è il simbolo del Pinot grigio italiano nel mondo, è l’azienda, organizzativamente e soprattutto commercialmente formidabile che ha creato e facilitato il successo americano ed internazionale di questa varietà, un successo tale da aver originato la Doc delle Venezie, il Pinot grigio del Triveneto (e Santa Margherita non ne fa parte perché imbottiglia il suo Pinot grigio come Valdadige o come Alto Adige), ed è giusto che sul vitigno simbolo aziendale produca e sperimenti come vuole.

Non cambia di una virgola la mia convinzione che il Gruppo della Famiglia Marzotto rappresenti uno dei gruppi vinicoli italiani di riferimento, e non solo quantitativo, e che sia in sede sia a Caldaro da Kettmeir si producano bollicine di qualità, ma pur con tutto l’affetto per il Rülander o Pinot grigio non penso che questa varietà, al di là dell’omaggio giusto e doveroso alla trionfante versione ferma meriti e giustifichi altre ricerche e approfondimenti tecnici.

Questa versione di metodo classico annata 2015, che si è affinata almeno 14 mesi sui lieviti è stata ottenuta da vigneti di Pinot grigio allevati a Guyot, 5000 piante per ettaro, posti prevalentemente in Oltradige a 4-500 metri di altezza, su terreni dove erano presenti sia calcare che argilla.

La vinificazione è stata classica, con spremitura soffice delle uve e immediata separazione delle bucce, nessuna fermentazione malolattica e il vino base è rimasto in acciaio inox per tre mesi sui lieviti della prima fermentazione, eppure..

Eppure nonostante l’esperienza di oltre mezzo secolo nella vinificazione in bianco del Pinot Grigio Alto Adige, a Santa Margherita non hanno potuto fare il miracolo di ottenere un metodo classico che abbinasse facilità, piacevolezza, buona bevibilità, equilibrio con quel minimo di eleganza e complessità che è comunque giusto chiedere ad un buon metodo classico.

Bello il colore paglierino oro nel bicchiere, perlage abbastanza fine e continuo e aromi tipicamente da areale nordico, soprattutto mela Golden, pera matura, sfumature di noce, fieno secco, fiori gialli e una presenza molto evidente di note di lievito.

E’ al gusto che questo Pinot grigio delude, con una bocca piuttosto sottile e acida, un’indubbia consistenza e grassezza, un buon volume, una bocca non direi grossolana, ma non certo molto fine sul palato e un finale un po’ corto, con poca articolazione e carenza di dinamismo e di scatto.

Un aperitivo simpatico, sicuramente superiore, per quanto mi riguarda, ad un Prosecco Doc, ma da Santa Margherita e dal Pinot grigio giusto aspettarsi qualcosina di più, anche in versione bollicine, specie se il prezzo supera i 15 euro. O no?

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Santa Margherita

    21/05/2018 at 19:08

    Gentile dott. Ziliani,
    non serve premettere che apprezziamo la “soggettiva obiettività” dei suoi giudizi, esaltanti per i vini che le piacciono e taglienti per quelli che meno la entusiasmano, ma sempre con una giustificazione sensoriale a supporto di tali considerazioni, regalando agli interessati, “nel bene e nel male”, spunti arguti e folgoranti deduzioni.
    Premesso, quindi, ciò che non serviva, andiamo al punto, ossia al post su Millebolleblog del nostro Alto Adige Pinot grigio Brut metodo classico, nel quale leggiamo una dettagliata analisi critica nei confronti del vino, a cui rispondiamo non in merito al giudizio ma con un paio di osservazioni.
    Innanzitutto una precisazione: è improbabile che lei abbia degustato la 2015, dato che è sul mercato da pochissimi mesi la 2013. Ma questo potrebbe essere un refuso.
    Il fatto che il Metodo Classico Pinot Grigio di Santa Margherita sia, a nostra conoscenza, l’unico del genere in Italia potrebbe confermare la sua osservazione del poco talento di tale varietà per la rifermentazione in bottiglia, dato nel suo DNA un profilo acidico non spiccato.
    In Santa Margherita preferiamo pensare, seguendo il nostro DNA votato alla ricerca e sperimentazione, che posizionando la coltivazione del Pinot Grigio a maggiori altitudini, giuste esposizioni, corretta gestione della chioma, oltre che operando con funzionali gestioni in pressa, vinificazione e spumantizzazione, tale varietà possa conferire una sua peculiare personalità anche ai vini spumante.
    Ci lusinga che, oltre a prendere 7,5 su 10 sulla sua scala di giudizio, il nostro Pinot Grigio Metodo Classico le risulti anche un “aperitivo simpatico”. E quello di contribuire a far sorridere e divertire è già un bel punto di partenza.

    Cordiali saluti,
    Santa Margherita Gruppo Vinicolo

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