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Degustazioni

Extra Brut Rosé Bruno Giacosa 2013

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Domenica sono stato nella mia cantina dove non mettevo piede da mesi e tra le tante cose che non credevo di avere e molte delle quali hanno un valore speciale, affettivo più che economico o da mercato per collezionisti e appassionati di fine wines, ho trovato una bottiglia, l’ultima che mi è rimasta, di un vino speciale.

Un metodo classico, base Pinot nero 100 %  il più grande metodo classico prodotto con uve Pinot nero cresciute in Oltrepò Pavese dove gli ettari di Pinot nero sono 4000. Non è un vino targato Oltrepò Pavese DOCG o un Vsq E non è un Franciacorta ovviamente…

È semplicemente l’Extra Brut 100 % da uve Pinot nero provenienti da una vigna nel cuore della meravigliosa terra da vino (e da salami, in tutti i sensi) oltrepadana, che il più grande uomo del vino di Langa produceva e continua a produrre, oggi che è volato via nell’olimpo dei sommi, grazie a sua figlia Bruna e a . Un metodo classico immenso, sia in versione Blanc o Rosé.

Di quelle bollicine oltrepadane vinificate a Neive, Bruno Giacosa, questo il suo nome, produceva due Extra Brut, un Blanc de Noirs, e un Blanc de Noirs Rosé. Quest’ultimo non viene più prodotto ma di quel vino resta qualche bottiglia. Diverse nella cantina di Dante Scaglione e questa mia nella foto.

In attesa di stapparla e brindare a Bruno mi piace ripubblicare l’articolo su quel vino, ovviamente un’altra bottiglia, che alcuni anni fa pubblicai sul secondo dei miei blog dedicati agli amati vini rosati. Il primo si chiamava Rosé wine blog, il secondo Drink Pink blog. Purtroppo per motivi vari che sarebbe lungo spiegare i due blog sono svaniti e non sono più on line, ma i testi li ho e visto che di rosati, fermi e con bollicine, continuerò ad occuparmi anche nel 2020, ho pensato di ripubblicare il post, anche se ovviamente datato.

Dell’Extra Brut Rosé avevo già scritto, del 2011 qui e del 2008, una bottiglia a tre anni dalla sboccatura, qui. E qui del 2007.

Da Drink Pink blog

Dovrete pazientare ancora qualche tempo per l’uscita e la disponibilità sul mercato dei primi esemplari di rosati, chiaretti, cerasuoli espressione della calda annata 2015 (come saranno? Più carnosi e fruttati di quelli targati 2014, più caldi e strutturati?) e per il momento vi dovete “accontentare” di Rosé con le bollicine. Ma se “accontentarsi” significa accettare la proposta di bere vini come questo di cui sto per parlarvi, mi sembra che non sia proprio una soluzione di ripiego, anzi…

Concentrate l’attenzione sulla bottiglia: non è affascinante, elegantissimo, di un finezza fuori misura questo colore? Diverso, perché differente l’annata, dal leggero buccia di cipolla del 2011, questo Rosé Extra Brut annata 2013 che Bruno Giacosa non ha nessun problema a definire in etichetta “spumante” (in retro etichetta leggiamo poi un più canonico “metodo tradizionale”) come se la generica parola “spumante” che indica prodotti di ogni tipo accomunati solo dall’essere dotati di “bollicine”, potesse essere adatto ad un vino così prezioso, ha un timbro cromatico tutto personale.

Una vibrazione unica, una sfumatura che dal rosa antico vira al cipria, con una luminosità, una leggerezza, una trasparenza, che davvero emozionano.

Eppure chi produce questa meraviglia non è uno “spumantista” in servizio permanente effettivo, uno specialista del metodo classico, ma “solo” un grande uomo del vino piemontese, uno dei più grandi, autore di Barolo e Barbaresco da leggenda, da vigneti in Serralunga d’Alba, Barbaresco e Neive, che da anni coltiva la passione di produrre un po’ di vino prodotto con la tecnica della rifermentazione in bottiglia. E lo fa con la stessa perizia di cui dà prova con i grandi rossi albesi.

All’epoca in cui Giacosa decise di cominciare a cimentarsi con le bollicine non esisteva ovviamente la Docg Alta Langa e solo qualche produttore storico del Piemonte otteneva Pinot nero e Chardonnay da vigneti posti in territorio piemontese. Fu quindi naturale per lui pensare ad un territorio come l’Oltrepò Pavese con cui il Piemonte ha naturali e lunghi legami e dove il Pinot nero abbonda per approvvigionarsi di quest’uva e produrre il suo Blanc de Noirs.

Con la sua consueta capacità di sapersi scegliere i terroir ed i vigneti giusti, quelli adatti al suo modo di lavorare, trovò all’epoca il proprio conferitore di Pinot nero, che poi elabora e trasforma in “spumante” nella sua cantina di Neive, provincia di Cuneo, epicentro della zona di produzione del Barbaresco.

Extra Brut la tipologia subito scelta, con risultati subito eccellenti, per carattere, personalità del vino, finezza, per un vino dalle radici oltrepadane e dalla sensibilità… stile Bruno Giacosa. L’unica variazione sul tema avvenne nel 2009, quando decise di dire la sua anche sul tema Rosé con la prima annata, 2007, del suo Extra Brut Rosé, poi riproposto solo in alcune annate particolari.

Oggi, dopo il 2011 tocca al 2013, con sboccatura effettuata nel marzo del 2015, ed il consueto conforto tecnico del fedele enologo consulente Dante Scaglione (nonché del cantiniere Francesco Versio), e la meraviglia si rinnova.

Non solo per il colore del vino, che ho già cercato di descrivere nella sua bellezza, per la finezza e vivacità del perlage, scoppiettante nel bicchiere ampio (mi raccomando niente flûte…) ma per l’intreccio di suggestioni dei profumi, dove fiori e frutta, mandorle e frutti rossi di bosco, agrumi, ananas, si propongono leggeri, impalpabili, eppure precisi, a comporre un insieme dove ogni elemento è perfettamente distinto e si fonde mirabilmente con gli altri.

Armonia, equilibrio, eleganza, anche se questo Rosé ha spalla salda, struttura ben evidente (nasce dal Pinot nero, non da un’uvetta qualsiasi…), anche al gusto, sorprendentemente fresco, croccante, vivace, di gran nerbo acido, ma supportato da un frutto maturo e succoso al punto giusto, con una piacevolezza, un’immediatezza nel proporsi davvero da grande rosé metodo classico.

Come sempre Bruno Giacosa docet… 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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