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Champagne che passione!

Il mondo della Champagne dice risolutamente no alle folli wine taxes di Trump

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Il mondo delle bollicine italiane invece dorme…

Come riferisce l’ottima Sophie Claeys sul suo indispensabile blog, il mondo dello Champagne insorge e prende posizione, chiedendo al Presidente della Repubblica Macron e alla Commissione Europea di far sentire alta la propria voce al vertice di Davos che si apre domani contro il folle progetto di dazi doganali sui prodotti agricoli europei, vini e bollicine comprese, che il presidente americano Trump minaccia.

Il  Syndicat Général des Vignerons de la Champagne (SGV), i Vignerons e le Maisons de Champagne  nella figura di Maxime Tourbart, presidente di SGV Champagne e di Jean-Marie Barillère, presidente dell’UMC, entrambi co presidenti del Comité Champagne, chiedono alla politica di fare la propria parte verso l’amministrazione americana. Questo perché per la filiera Champagne il mercato Usa è di fondamentale importanza, il primo a valore con 577,1 milioni di euro e il secondo in volume dopo il Regno Unito, con 23,7 milioni di bottiglie spedite nel 2019.

Bravi come sempre gli champenois. Ma che fanno i prosecchisti, quelli del Prosecco Doc che vendono negli States camionate di bottiglie delle loro bollicine, quelli del Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene che ne vendono una buona quantità ma in tre anni non riescono a nominare un nuovo direttore? Cosa fanno quelli che vorrebbero vendere negli States come il Trento Doc, il Consorzio Franciacorta, l’Alta Langa? E cosa fanno i miei amici piemontesi dell’Asti Docg, che negli States svendono più che vendere tante bottiglie? Nulla. Firmano appelli, si rivolgono alla ministra Bellanova, coinvolgono qualche politico amico, ma non fanno nulla di incisivo.

E se andassero a scuola in Champagne? Non è mai troppo tardi…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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