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Giramenti di... bolle

Champagne italiano nel 2020? Riaprite d’urgenza i manicomi!

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Credevo che nel 2020 certe idiozie non le avrei più lette. Produttori di metodo classico italiani che per darsi un po’ di tono e apparire più “fighi” provano a vendere a 120 euro una bottiglia della loro cuvée franciacortista, oppure affermano, a voce o per iscritto, che le loro “bollicine” sono un po’ come lo Champagne, anzi meglio. O che la zona di produzione dove operano è la “Champagne italiana”.

Invece, per la serie la mamma degli stolti è sempre incinta, e alla stupidità non c’è confine, ho letto ieri un lancio Ansa che riporta un testo, evidentemente un comunicato stampa, emesso da un’azienda spumantistica di Castagnole Monferrato, la Montalbera della Famiglia Morando.  

Quella tribicchierata, oh yes!, per il suo Ruché, quella che produce anche spumanti usando bottiglie ed etichette brutte e dai colori sgargianti, facilmente riconoscibili sullo scaffale, come la franciacortina Bellavista. Un’azienda di cui scrivono in tanti, come documenta la rassegna stampa di dicembre 2019,

Bene, cosa ha fatto Montalbera? Ha autocelebrato sul suo sito Internet un nuovo metodo classico, con un linguaggio comico, un nuovo metodo classico, che nel lancio Ansa viene raccontata così, su leggete e piegatevi in due dal ridere! “Bollicine sì, ma italiane. Si chiama 120+1 l’ultima scommessa di Montalbera, un Pinot Noir ricavato da uve di Castagnole Monferrato. Il debutto a Parigi, in occasione del Wine Paris di metà febbraio; in Italia bisognerà attendere il 2 marzo, quando sarà presentato e degustato a Torino.
    “Sono 10 anni che aspetto questo momento – afferma Franco Morando, dg di Montalbera – Perché 120+1? Perché dopo 120 mesi abbiamo ‘degorgiato’ il nostro champagne piemontese. Più 1 è il giorno che abbiamo dedicato alla ‘liqueur d’expedition’ in ‘vino su vino’ della medesima annata in degorgemente à la voilè. Mio nonno sarebbe orgoglioso. E’ stata sua l’idea 15 anni fa di predisporre un impianto di Pinot Noir di 5 ettari e di vinificare in sperimentazione in “bolla”.Un progetto sposato dall’enologo Luca Caramellino e concluso da Morando. “La prima bottiglia stappata dovrà riposare 40 giorni, poi il mio giovane campione sarà presentato a Parigi, in Francia. Perché il nostro 120+1 è a tutti gli effetti uno ‘champagne’. È una bollicina a metodo classico senza indicazione della provenienza delle uve. In futuro queste verranno comunicate come vinificazione di uve a bacca nera”.

Il “nostro champagne piemontese” ? E poi “il nostro 120+1 è a tutti gli effetti uno ‘champagne’ “? Ma chi sono i dementi che fanno dichiarazioni o scrivono scempiaggini del genere? Caro professor Basaglia, aveva torto, qui ci sono ancora matti da legare e occorre riaprire d’urgenza i manicomi!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Guido Gioia

    23/01/2020 at 15:32

    Buon pomeriggio Sig. Ziliani,
    finalmente è tornato e si rilegge qualcosa di interessante, non scontato su questo mondo.
    In attesa di Sue nuove.
    Un saluto.

  2. Pingback: clark-La cazzata dello “Champagne italiano” è ancora online sull’Ansa – My Blog

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