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Degustazioni

Tre Vescovi metodo classico Brut Rosé Cantina Vinchio Vaglio Serra

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Ieri sera ho stappato un metodo classico Rosé un po’ particolare. Piemontese, 24 mesi sui lieviti, opera di una Cantina sociale nota per i suoi Barbera d’Asti tradizionali e ben fatti come la Cantina di Vinchio Vaglio Serra di Vinchio nell’astigiano.

L’ho stappata perché adoro i metodo classico ed i Rosé. L’ho stappata perché ero curioso, dopo aver trovato veramente buonissima un’altra esercitazione sullo stesso tema, ma non fatta in Piemonte, ma in Franciacorta, nella cantina di uno dei migliori produttori di Franciacorta, Andrea Arici di Colline della Stella (vino virtuale, ovviamente non Franciacorta Docg tanto che non figura nemmeno sul suo sito Internet) di capire cosa si potesse ottenere in Piemonte lavorando sulla grande uva Barbera.

Non come vino fermo, così come la conosciamo nelle tante versioni, Barbera d’Asti, del Monferrato, Alba, Colli Tortonesi, ecc. ma in versione rosa, rosa fermo o rosa con le bollicine.

E sul rosa fermo da questo vitigno identitario ci stanno lavorando in diversi, anche nomi notissimi e vedrete che cose meravigliose faranno…

Tornando a noi, il vino che ho assaggiato e che mi è piaciuto ma.. si potrebbe far meglio, sull’eleganza e la complessità, si chiama I Tre Vescovi, ed è raccontato così dettagliatamente dalla cantina sul suo sito Internet: “La storia del nostro I TRE VESCOVI comincia prima della vendemmia, la scelta delle uve viene fatta con oculatezza per avere a disposizione una materia prima di ottima qualità, perfettamente sana e giustamente matura con una ricchezza zuccherina non eccessiva. L’uva, raccolta in cassette, viene pressata integra, in modo soffice, per ottenere circa il 50% di mosto fiore dalla quantità di uva di partenza.

Dopo una decantazione naturale, il mosto viene fatto fermentare a temperatura controllata in piccole botti per un periodo di circa tre mesi, dopodiché inizia quello che rappresenta per il nostro vino un momento fondamentale perché dà inizio ad una seconda vita. Il tre vescovi ormai brillante e stabile, aggiunto di zucchero, di lieviti particolari e di sostanze per loro alimentazione, viene imbottigliato, chiuso con un tappo speciale e posto a fermentare (seconda fermentazione) in ambiente opportunamente condizionato (T. 15-18 gradi) al riparo della luce.

Qui comincia la trasformazione, lenta e incessante, di un vino in uno spumante ad opera di meravigliosi microrganismi che elaborano lo zucchero producendo alcool e anidride carbonica la quale, imprigionata dal tappo, si amalgama finemente col vino e darà origine al momento della stappatura alla spuma e al perlage.

Dopo 24 mesi si realizza la prima “sboccatura”, la fase finale della nostra storia che consiste in una serie di operazioni che hanno come scopo di eliminare i lieviti dalle bottiglie, di colmarle e di tapparle con il classico tappo a fungo”.

Concordo sostanzialmente con la descrizione organolettica del vino dell’azienda che parla di “vino dal colore rosato pallido con riflessi gialli che ricordano quello che in francese viene definito pelle di cipolla (peau d’oignon), dal profumo complesso, una buona eleganza, con sentori di crosta di pane e piacevoli note fruttate mantenendo un’ottima armonia. Al gusto si presenta sapido, vivo, con una ottima struttura”, anche se a me, cercando il pelo nell’uovo, mi sembra più un sangue di piccione che una buccia di cipolla, e la complessità aromatica mi è apparsa non molto complessa, con le note di crosta di pane prevalenti sulle sfumature di piccoli frutti rossi, agrumi.

Mi è piaciuto l’equilibrio tra acidità e frutto, la sapidità, ma 14,90 euro al punto vendita aziendale non sono forse un po’ troppi?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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