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Bollicine internazionali

Crémant d’Alsace Brut Nature Dopff

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Ce ne dimentichiamo troppo spesso, ma nel mondo dei metodo classico francesi non esiste solamente le roi Champagne.

Prodotti con la stessa tecnica della rifermentazione in bottiglia ci sono anche oltre alla Blanquette de Limoux (dove è in uso anche la rifermentazione con metodo ancestrale) ci sono anche meravigliosi Vouvray come quello buonissimo di cui scrissi anni fa, importato e distribuito da La mia cantina di Padova, i Saumur, sempre nella Loire, i Clairette de Die, e tutta la serie dei Crémant (Bourgogne, Bordeaux, Limoux, Jura, Die) che stanno conquistando soprattutto in Francia, spazi sempre più interessanti di mercato.

Nell’universo dei Crémant l’AOC leader è quella di una zona conosciuta e celebrata nel mondo soprattutto per il suo buon Pinot noir e per i meravigliosi vini bianchi da vitigni quali Riesling, Gewürztraminer, Sylvaner, Pinot gris. Parlo dell’Alsazia, che è l’AOC “bollicinosa” più venduta in Francia dopo la Champagne.

I Crémant d’Alsace hanno uno spazio ben chiaro nell’offerta variegata dei Vins d’Alsace, come si vede anche dallo spazio dedicato ben chiaro che occupano anche in fase di comunicazione nell’eccellente sito Internet istituzionale. Così svelti a comunicare in Alsazia, che hanno anche varato un blog dedicato ai Crémant della loro terra.

L’Aoc Crémant d’Alsace risale al 24 agosto 1976 e ha fotografato una tradizione spumantistica metodo classico che risale ai primi del Novecento anche se già nell’Ottocento diverse aziende alsaziane elaboravano “vins mousseux selon la méthode traditionnelle”. Oggi sono ben cinquecento gli elaboratori che fanno parte del Syndicat des Producteurs de Crémant d’Alsace.

La produzione prevede sia Crémant monocépage, con il nome di vitigno rivendicato in etichetta, sia cuvées di diverse uve secondo la tecnica champenoise. Il Pinot noir è il solo vitigno ammesso alla produzione di Crémant d’Alsace rosés e dà vita anche ad eccellenti Blanc de Noirs.

Nell’elaborazione delle cuvées il Pinot bianco è maggioritario e conferisce freschezza e delicatezza, il Riesling quando utilizzato dà note fruttate ed eleganza, il Pinot gris dà spalla e sostanza, lo Chardonnay sfumature fini e leggere. Infine c’è l’uva autoctona denominata Auxerrois, un’uva dal carattere speziato con bassa acidità e un moderato tenore alcolico.

Si trovano in Italia i Crémant d’Alsace? Fortunatamente sì, grazie ad un distributore ed importatore serio e capace come la Première Italia di Mario ed Alessandro Federzoni, che oltre ad importare grandi Champagne come Venoge e altri piccoli récoltant manipulant di gran pregio come Pierre Legras di Chouilly (prossimamente un pezzo su un Brut Nature esemplare) e distribuire una selezione di validi metodo classico di diverse regioni, tra cui i Franciacorta di Turra di cui ho scritto settimana scorsa, propone alcune cuvées dell’azienda cui si deve la nascita del Crémant d’Alsace, ovvero Dopff “Au Moulin”.

I Dopff sono stati i pionieri del Crémant d’Alsace; già nel 1900 Julien Dopff produceva spumante in Alsazia. Un’azienda, quella dei Dopff, fondata a Riquewihr nel 1574 da Jean-Daniel Dopff e oggi è condotta da Pierre-Etienne Dopff giunto alla tredicesimagenerazione. Dopff dispone di 70 ettari di vigneti Grand Crus situati nel cuore dell’Alsazia, tutti esposti a Sud-Est, e produce una gamma piuttosto articolata di vini fermi e di Crémant. Tutti condotti secondo una precisa idea della viticoltura qui esposta.

Se padroneggiate la lingua più bella del mondo insieme all’italiano sul sito di Dopff troverete raccontati i dettagli di una storia di uomini e savoir faire vinicolo da quando Jean-Daniel Dopff, figlio di pastori, decide di stabilirsi a Riquewihr come maître boulanger e albergatore. Il figlio Balthazar-Georges, nato a Riquewihr nel 1667, sarà invece maître-tonnelier ed il primo ad associare il nome della famiglia ad un’attività vitivinicola.

Il Crémant d’Alsace che ho degustato e che ovviamente, cosa che in Francia avviene anche con molti Champagne non riporta la data di sboccatura, è un Brut Nature da uve bio, una cuvée composta in parti uguali, 25% ognuna, da uve Pinot blanc, Pinot gris, Pinot noir e Auxerrois. Il vino è un assemblage di uve di due vendemmie diverse, con una resa di 100 litri di succo per 150 chilogrammi d’uva, prima fermentazione in acciaio, seconda in bottiglia con permanenza sui lieviti di 16 mesi almeno.

Il Brut degustato ha un’acidità calibrata e 3,3 grammi litro di zuccheri, e mi è decisamente piaciuto, avendo per di più un ottimo rapporto prezzo qualità visto il distributore lo propone ivato di poco sotto i 15 euro.

Colore paglierino di media intensità brillante e luminoso, ha un perlage abbastanza fine ed un bel naso fine, sapido e incisivo, posso dirlo? minerale, che richiama fiori e frutta secca, una vena agrumata. La bocca è fresca, viva, scattante, con bollicine croccanti, bella verticalità e una notevole piacevolezza. Tale da rendere questo Crémant molto appealing e adatto ad essere proposto, senza tante complicazioni, come aperitivo e ottimo abbinamento ad antipasti freddi e piatti a base di verdure e pesce.

Lo Champagne è buono, ma come alternativa risparmiosa vale la pena ogni tanto anche di provare un Crèmant d’Alsace come questo. Mille volte meglio di alcuni metodo classico Docg vorrei ma non posso e andati fuori di testa quanto al prezzo, e, ovviamente, inutile dirlo, sapete come la penso, di ogni Prosecco. Doc o Docg che sia…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Antonio

    04/02/2020 at 15:30

    Grazie non conoscevo la storia di questa famiglia ed ero convinto che il cremant fosse prodotto con metodo martinotti.. immagina.

  2. Gambero roZZo

    05/02/2020 at 15:14

    …ok registrato, lo proverò presto! Così come ho registrato “La mia cantina di Padova”.
    Vedo nel loro catalogo dei Cava della “Torellò”: giusto assaggiare come primo Cava questi Cava ?
    Grazie!

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