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Degustazioni

Pinot nero Brut metodo classico Rosé Monsupello

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Non dovrei aggiungere molto a quello che qualcuno ha già scritto ormai sette anni fa su questo meraviglioso Rosé metodo classico che ho stappato, per consolarmi e coccolarmi un po’ dopo una giornata di incazzature varie, venerdì sera.

A quanto fu scritto in quell’articolo posso solo aggiungere che la bottiglia che ho stappato e mi ha fatto sognare, era fatto, a differenza di quella di diversi anni fa, solo con uve Pinot nero 100%, da uve della grande annata 2016, con sboccatura recente, novembre 2019, e un dosaggio degli zuccheri, si tratta sempre di un Brut e non del Nature, che il produttore fa buonissimo, di 7 grammi litro, ma sembrerebbero tre o quattro…

Insomma, ghé poc de fà, il Marco Bertelegni & Pierangelo Boatti, alias Monsupello, l’enologo cantiniere il primo, ma anche altro, una colonna insostituibile, ed il proprietario un po’ folle il secondo, i metodo classico (150 mila bottiglie ormai) li sanno proprio fare bene e questo Rosé mi ha fatto veramente sognare..

Colore corallo rosa pallido sangue di piccione, luminoso e brillante, perlage, il bicchiere era sempre quello imprescindibile di Luca Bini, finissimo e continuo, una bella danza di bollicine a rincorrersi…

Il naso bellissimo, più agrumi che ribes e lampone, con una bella freschezza ed un proporsi aereo e leggiadro. E poi, morbidamente secco sin dal primo attacco, quindi cremoso, con molta sapidità che lo rende asciutto, una struttura importante (è Pinot nero dell’Oltrepò Pavese perdinci, mica quello della zona spumantistica bresciana!) e una vinosità carnosa che fa pensare ad un rosé che tende al rosso pur avendo l’eleganza di un bianco, infinito sul palato, non ti molla più. Altro che Franciacorta Rosé. Solo un grande Champagne Rosé, ma di quelli buoni, regge il confronto con questo capolavoro… E dire che costa solo, ai ristoratori e alle enoteche, solo 14 euro più Iva. Poco più di 17 euro.

Che aggiungere altro? Niente, solo riportare, non cambierei una virgola, l’articolo di sette anni fa, che è mio e non lo pubblicato qui, ma in una rubrica sui vini in rosa, con le bollicine e fermi, che ho condotto per anni e ora, grazie all’intelligenza dell’editore, non esiste più. Ma tutti i pezzi, come questo, sono ancora on line, fortunatamente.. Buona lettura e viva Monsupello e l’Oltrepò Pavese del vino che non si sputtana, ma che fa sognare!

Da Il Cucchiaio d’argento

L’Oltrepò Pavese, la bellissima zona collinare in provincia di Pavia, è sinonimo, enoicamente parlando, di Pinot Nero. Vinificato in rosso, con la volontà (utopia?) di ricavarne vini che possano in qualche modo ricordare quelli, inimitabili, prodotti in Borgogna, ma anche in bianco (purtroppo anche nella poco nobile versione bianco frizzante) come basi spumante. Lavorare in purezza con il Pinot nero è molto difficile e rischioso e del resto in Champagne i Blanc de noir sono non casualmente una minoranza. Un filo meno rischioso, come si sono accorti di recente anche in terra oltrepadana, è il vinificare in bianco il Pinot nero, ma per destinarlo non alla produzione di metodo classico bianchi, bensì Rosé.

E’ da questa consapevolezza che nasce l’operazione Cruasé, nome con il quale si designano gli Oltrepò Pavese metodo classico rosati Docg, prodotti con un minimo di 85% di Pinot nero. Allora, direte voi, è un Cruasé che intende consigliarci? Niente affatto, anche se teoricamente potrebbe esserlo ed il produttore in oggetto, Monsupello, firma storica della scena oltrepadana, creata da quel grande uomo del vino che è stato Carlino Boatti, produce metodo classico a denominazione d’origine, questo Rosé Brut porta in retroetichetta semplicemente la dizione “vino spumante di qualità”.

E’ prodotto ovviamente con Pinot nero, 90%, con un 10% di Chardonnay, da vigneti posti nelle aree vocate di Torricella Verzate e Oliva Gessi, ed è un metodo classico decisamente da tutto pasto, ottimo su tutta la succulenta gamma dei salumi locali, in primis il mitico salame di Varzi ben stagionato, oppure pancetta (quella suprema, stagionata 48 mesi, che si gusta all’ottimo ristorante Prato Gaio di Montecalvo Versiggia), ma che potete arrischiare, vista la sua struttura, abbinata ad un nervoso corredo acido, anche su un bel cotechino, di quelli giusti, con le lenticchie.

E’ un signor vino questo “ripudiato Cruasé”, bello dal colore, più che un salmone scarico un rosa pallido sangue di piccione, molto brillante e luminoso, dotato di un perlage fine e continuo nel bicchiere.

Il naso “parla” subito Pinot nero e Oltrepò: pieno, succoso, ricco, molto sul frutto, con pompelmo rosa a prevalere su ribes e fragoline di bosco, eppure fresco, screziato di note di erbe aromatiche, di note salate e petrose, di rosa, e decisamente vinoso, ma in modo garbato, senza volgarità.

Decisamente secco, perentorio, maschio, l’attacco in bocca, con un corpo ben pronunciato e una bella spalla che danno solidità al vino, lunga persistenza larga e piena, eppure bilanciata da un nerbo vivo, da un “sale” che assicurano una certa vibrazione ed una coda lunga e ricca di sapore.

Per gli amanti dei metodo classico che hanno la struttura di un vino rosso, e una certa potenza, non disgiunte da dote apprezzabili di equilibrio ed eleganza e da una notevole piacevolezza (dote purtroppo non comune in troppe “bollicine” oltrepadane) un vino che convincerà senza sé e senza ma.

Monsupello

Via San Lazzaro, 5  

27050

Torricella Verzate

Pavia

Tel. 0383 896043

Email

monsupello@monsupello.it

Web

http://www.monsupello.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. oreste

    10/02/2020 at 16:57

    Grandi. Pinot nero dallo splendido spettro olfattivo.
    Forse un po carenti in bocca di acidità (qualcuno in Emilia se n’era accorto da un bel pezzo…senza fare nomi)… ma che ottime bevute per il prezzo richiesto!
    Non penso esista un pinot nero migliore in franciacorta, riferendomi in particolare al nature di Monsupello.
    Un saluto

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