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Champagne che passione!

Champagne Pur Rosé Morel

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Per San Valentino come ho detto sulla mia pagina Facebook è cosa giustissima offrire una bottiglia di Champagne rosé alla propria amata (o amato, poco cambia) e in attesa di consigliarvi di bere qualcosa di più classico ma speciale tipo quello, dalla bottiglia inconfondibile, di De Venoge, voglio suggerirvi un altro grande Champagne rosé sempre selezionato, importato e distribuito in Italia da quel grande esperto che è Mario Federzoni, alias Première Italia.

Lo preciso subito, è uno Champagne un po’ particolare, che non sognatevi affatto di stappare come aperitivo, amouse bouche o su cose leggere. No, è uno Champagne gourmand e gourmet, uno Champagne gastronomico, che dà il suo meglio a tavola, abbinato a piatti consistenti come boeuf rôti, magret de canard, tagliolini con beccacce o pernice rossa. E perché no, anche fagiano, faraona, e persino selvaggina di piuma.

Il produttore si trova a Les Riceys, nella Vallée de Laigne, nel dipartimento dell’Aube, nella Côte des Bar, quindi nella zona più a sud della Champagne, a 50 chilometri da Troyes. Formata da Ricey-Bas, Ricey-Haute-Rive e Ricey-Haute, borghi fortificati, è il più importante villaggio viticolo di tutta la Champagne con 886 ettari di vigna, ed è un borgo, la cui vocazione vitivinicola nasce in epoca romana, che sta acquistando sempre maggiore popolarità per la produzione di vini di alta qualità.

Champagne vineyards in the Cote des Bar area of the Aube department near to Les Riceys, Champagne-Ardennes, France, Europe

Non solo lo Champagne, ma anche Coteaux Champenoise AOC ed il famoso Rosé des Riceys AOC , vino fermo rosato molto popolare all’epoca di Luigi XIV. Les Riceys è il solo comune della Champagne con tre Aoc, ed è il più famoso comune della Champagne per la produzione di vini rosati considerati tra i più buoni al mondo, tant’è che molto blasonate Maison (tra cui de Venoge), acquistano in zona le uve per produrre le loro cuvée. Per la serie tout se tient..

L’Aoc Rosé des Riceys nasce nel 1947 e conta su 350 ettari tutti piantati a Pinot noir con vent’anni di età media, viene prodotto non tutti gli anni e ha una produzione limitata di 50.000 bottiglie, pregiatissime, tanto che anche Decanter tre anni fa dedicava loro un bell’articolo firmato da Jane Anson.

Lo Champagne Rosé particolarissimo che voglio segnalare alla vostra attenzione perché stupiate il vostro/a partner offrendoglielo a San Valentino è prodotto da una Maison giunta alla quinta generazione e che nasce nel 1947, anno in cui vede la nascita l’AOC Rosé des Riceys, che designa un rosé che di rosa ha soltanto il nome e, a malapena il colore (che varia di anno in anno pur conservando un’intensità decisamente più simile a quella del Tavel e del Bandol che ai rosé della Cote de Provence. E per paragonarlo alla situazione italiana più ad un Montepulciano Cerasuolo o ad un rosato del Salento che ad un Chiaretto del Garda). Aoc che conta su un Syndicat il cui presidente, e finisco questa girandola di rimandi, è Pascal Morel, della famiglia Morel produttrice del nostro Champagne Pur Rose.

Le vicende familiari dei Morel s’intrecciano con quelle della regione, nonché delle tre diverse AOC e hanno lunghe radici che vengono ben raccontate in questa sezione del loro ben fatto sito Internet.

Sono Vignerons Indépendant, producono anche il raro Ratafia de Champagne, un misto tra mosti d’uva e acquavite de marc de Champagne affinato in legno (ottimo come aperitivo, sui cocktail e sui dessert), controllano 7 ettari e mezzo, con vigne di età mediamente superiore ai 25 anni, situati  su suoli argilloso calcarei tra 160 e 320 metri di altezza, e producono non più di cinquantamila bottiglie.

Sono azienda certificata HVE (Haute Valeur Environnementale), cioè vigne coltivate utilizzando il metodo di viticoltura “sostenibile” ovvero con lavorazione del suolo preferendo metodi biologici, meccanici e naturali e sono cultori del Pinot Noir in tutte le sue forme. E la loro mission è produrre vini che abbiano come caratteristica originalità, eleganza e raffinatezza.

Questo Champagne gourmand che vi raccomando nasce da una vinificazione particolare, definita “macération”, di grappoli interi di Pinot noir, da vigne di 20-25 anni di età di media, posti su suoli e sotto suoli argillo calcarei, uve elaborate con la tecnica della “cuvaison”, che apporta colore e aromi fruttati e carattere spiccato appunto con la macerazione dei grappoli interi. Affinamento di tre anni sui lieviti, dosaggio a 7 grammi di zucchero, commercializzazione sei mesi dopo il dégorgement.

I francesi, che ne sanno una più del diavolo, consigliano di abbinare questo Pur Rose anche a dessert a base di frutti rossi e ad un gelato, ma io sognerei di abbinarlo ad un paté di capriolo o di gallo cedrone, oltre che ai piatti che ho già indicato sopra.

Ben recensito e segnalato da Guide Hachette des vins 2019 e da Guide Dussert-Gerber 2019, il Rose mi ha convinto senza sé né ma. Un assaggio inebriante, a partire dal colore, corallo pallido rosa ramato, perlage molto sottile, fine e continuo nel consueto calice che amo, quello di Luca Bini, e un naso che conquista e ti porta dentro, ti avvolge, ti riscalda, piccoli frutti rossi ciliegia, o meglio la visciola, la griotte de Montmopency, lampone e cassis, con sfumature fresche che richiamano agrumi canditi.

E poi che meraviglia, che esprit de finesse, quelle souplesse!, l’attacco in bocca, pura crème fatta Champagne, e poi lo sviluppo, con la seta che si espande morbidamente e imperiosamente sul palato conquistandolo come una dolcissima esplosione, ed un calibrato, ineffabile, inimitabile (perché certi capolavori on le fait seulement dans la Champagne, pas ailleurs…), equilibrio tra frutto, acidità e sale. Davvero une merveille e un capolavoro che “remplit le palais d’une fraîcheur fruitée“. Uno Champagne che quando lo bevi ti sembra di essere… en Bourgogne…

Chapeau Mesdames et Messieurs, questa é la magia della Champagne… Buon San Valentino a tutte e tutti…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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