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Degustazioni

Farfalla Noir Collection Rosé Ballabio

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Un Oltrepò Pavese metodo classico che non vuole presentarsi come tale

Per raccontare questo capolavoro dobbiamo partire dall’etichetta e dalla retro etichetta. Dalle parole che ci sono e da quelle che mancano.

Leggiamo attentamente… In etichetta “Farfalla Noir Collection Rosé Ballabio”. In retro etichetta. Sulla sinistra, in piccolo: ”Uvaggio Pinot nero 100% Clone 386. Dosaggio Extra Brut. Dégorgement 2019” e poi sulla destra “Pinot noir Extra Brut Rosé Metodo classico. Vino spumante di qualità”.

A differenza da quanto accade sulle bottiglie di altri “metodo classico” di pari o minore qualità, prodotte in Lombardia, Trentino, Piemonte e in Francia, per citare solo alcune delle aree di produzione più note per questa tipologia, in etichetta non si legge Franciacorta, Trento, Alta Langa, Champagne, e non si legge nemmeno, anche se la cantina ed i vigneti di Pinot nero da cui nasce questo Extra Brut Rosé da applausi, si trovano in provincia di Pavia, a Casteggio, in quella terra bene/maledetta che è l’Oltrepò Pavese.

Quello dei ripetuti scandali sul vino, cinque anni fa e ora quest’anno, ma anche, per fortuna, quella terra benedetta da Bacco, dove sono nati Gioann Brera fu Carlo, Gualtiero Marchesi, il Duca Denari, Mario Musoni, Carlo Boatti (potrei continuare ancora..) e dove operano cantine esemplari come questa, Ballabio

Questa cantina, come scrivevo tre anni fa, è stata per anni la cantina di vinificazione che il mio omonimo, il grande pioniere e inventore della Franciacorta, e patron della Guido Berlucchi, si era creato in Oltrepò Pavese.

Un’azienda “nata all’inizio del secolo scorso, nel 1905, una delle prime aziende italiane che iniziarono a produrre Metodo Classico, la prima a tracciare la strada della vocazionalità che ha legato il Pinot Noir al territorio casteggiano”.

Un’azienda che dal lontano 1911, “è stata insignita di molti premi nazionali ed internazionali e che produce e fornisce vini e uve ad altri per farlo, ad esempio in Piemonte, per elaborare “metodo Classico in grado di esprimere ed esaltare le peculiarità naturali dei nostri vigneti. Vini elaborati utilizzando esclusivamente Pinot Noir”. Che loro chiamato alla francese e non Pinot nero come forse sarebbe più corretto.

Un’azienda dotata di una carta etica, che si avvale della consulenza di un grande enologo come Carlo Casavecchia, che in passato ha lavorato in una nota grossa cantina oltrepadana e oggi ha eccellenti consulenze, ad esempio questa in Sicilia, oltre a produrre ottimi vini piemontesi classici nella cantina di famiglia a Diano d’Alba.

Da Ballabio il metodo classico ed il Pinot nero sono l’alfa e l’omega, per una  produzione, di gran pregio, la Noir Collection, di 70 mila bottiglie, 40 mila di Extra brut, 20.000 di Zero Dosage e 10.000 di questo Rosé da applausi. Le loro bollicine, che hanno scelto, come Monsupello, (del cui Rosé ho scritto qualche giorno fa) di non presentare sotto il cappello della Docg Oltrepò Pavese, ma solo come Vsq, sono esemplari. Pinot Noir in purezza, vigne intorno ai vent’anni, raccolta delle uve a mano in cassette, niente affinamenti in legno, niente malolattica, niente stravaganze nella composizione della liqueur. Pressatura soffice delle uve intere per ricavare e fermentare solo il 50% del mosto fiore a temperatura controllata.

Affinamento in vasche di acciaio sino a primavera sui propri lieviti. Assemblaggio della cuvée utilizzando, insieme ai vini dell’annata, un 10% di vini di vecchie vendemmie affinati in magnum per conferire complessità ed unicità. Tirage con lieviti selezionati in azienda ed affinamento in bottiglia per almeno 24 mesi.

Questo Rosé è prodotto con da uve dell’annata 2016, ma ci sono un buon 20% di vini di riserva conservati parte in acciaio e parte in magnum. Il vino viene tirato come Docg e poi viene declassato in fase di sboccatura e potrebbe uscire domani come Docg Oltrepò Pavese. Se i Nevelli, che sanno quello che fanno, come Boatti, decidessero che vale la pena rischiare di essere messi nel mazzo con la banda della Cantina di Canneto Pavese. Con il loro amici, complici, indifferenti e distratti. O distretti?

Una bottiglia che non porta nessuna indicazione che si tratti di un metodo classico Oltrepò Pavese con bottiglia e packaging impeccabile, con vetro scuro pesante in stile Cà del Bosco, e con un carattere spiccato, che mi ha fatto pensare, ed è un gran complimento, al non Oltrepò Pavese che Bruno Giacosa e ora la figlia Bruna e Dante Scaglione producono nella loro cantina di Neive, nella Langa del Barbaresco.

Sono l’eleganza, pugno di ferro in un guanto di velluto, classe ed eleganza, potenza calibrata, la forza inconfondibile del Pinot nero made nella terra del Salame di Varzi e della casalinga di Voghera, di Alberto Arbasino e dei troppi Giorgi e dei rampanti Rampini, il carattere distintivo del Farfalla Noir Collection Rosé.

bmd

Colore rosa pallido, buccia di pesca bianca, luminoso brillante, perlage molto fine e continuo nel calice del mio privilegio, quello di Luca Bini, un bouquet floreale e intensamente agrumato, con piccoli frutti in evidenza, pietra e sale e una leggera speziatura che richiama la noce moscata.

Un Rosé di grande delicatezza ed eleganza, ampio e carnoso ma non spavaldo, aggressivo o “gnucco” come sono a volte i Blanc de Noir oltrepadani, persistente, vivo, retto e mandato in orbita, alla conquista del palato, con un’acidità ben bilanciata, una bolla delicata e cremosa, grande spalla e sostegno, consistenza e persistenza, larghezza, vinosità calibrata, e la spalla di un Pinot nero. Nato, cresciuto, educato e ambientato, e abituato a lottare contro mille problemi, ma mai domo, in terra (non Terre, please!) di Oltrepò.

Un capolavoro da cui non si può prescindere, se si vuole dimostrare come sul metodo classico l’Oltrepò Pavese, quello migliore, non debba avere complessi di inferiorità verso nessuno, proprio nessuno, nell’Italia delle bollicine… Come dicono in Champagne, chapeau!

BALLABIO SOC. AGRICOLA SRL
Via San Biagio, 32 27045 Casteggio (PV)
Tel. +39 0383 805728
E-mail: info@ballabio.net
Sito Internet https://www.ballabiowinery.it/index.php/it/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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