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Degustazioni

Gran Cuvée Blanc de Noir Brut 2016 Travaglino vs Pas Dosé 2015 Torre degli Alberi

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Pinot nero metodo classico Oltrepò Pavese a confronto

Per la serie #unbuonoltrepoalgiorno Un buon vino dell’Oltrepò Pavese al giorno, il miglior modo per andare oltre gli scandali e togliersi il medico di torno… All’insegna dell’Oltrepò buono, pulito e giusto, ancora metodo classico base Pinot nero in purezza di scena, e qualche sera fa mi sono divertito a metterne a confronto addirittura due, di aziende di qualità molto diverse tra loro.

Nel primo bicchiere, la Gran Cuvée Blanc de Noir 2016 di Travaglino, nel secondo il Pas Dosé 2015 di Torre degli Alberi dei marchesi Dal Verme. Il verdetto del confronto è stato molto chiaro e ha visto piacermi decisamente di più…

Ma andiamo per ordine, e cominciamo a presentare le due realtà produttive. Iniziamo da Travaglino, che si trova a Calvignano nella parte centro occidentale dell’Oltrepò Pavese, sulle pendici del Monte Cérésino e conta su 400 ettari in corpo unico, di cui 80 vitati, posti su suoli argilloso – calcarei che poggiano su marne e arenarie, ricchi di microelementi.

Una storia aziendale che si avvia nel 1965, quando “Vincenzo Comi, nipote del fondatore, cominciò un importante lavoro di zonazione aziendale. Per ogni appezzamento fu individuato il vitigno più adatto al tipo di terreno ed al microclima. Dieci ettari a 350 metri di altitudine sotto la cima dell’omonimo monte che domina la Tenuta. Una terrazza sull’Oltrepò esposta a Sud-Est, con suoli argilloso-calcarei che valorizzano l’aromaticità e i profumi del Pinot Nero”.

Travaglino conta anche su 12 cascine di proprietà, un borgo storico e una locanda. Da monastero medievale a tenuta vitivinicola ottocentesca. Da efficiente cantina a complesso enoturistico. Travaglino è la più antica realtà vitivinicola dell’Oltrepò Pavese, la cui prima citazione in un documento storico risale a 1111, e che nasce come tenuta agricola nel 1868.

Oggi a guidare la tenuta sono Cristina Cerri Comi, “quinta generazione della famiglia Comi, laureata in Economia Commercio all’Università Bocconi, con specializzazione in International Business Management alla Luic. Dopo varie esperienze all’estero, tra Hong Kong, Sidney e Madrid, nel 2013 prende le redini della Tenuta Travaglino con l’obbiettivo di valorizzare l’intera Tenuta”. Accanto a lei il fratello Alessandro Cerri Comi, che  dopo aver trascorso “un anno a San Diego dove ha studiato presso l’University of California, si è laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa allo Iulm di Milano e nel 2017, dopo un Master in International Marketing alla HULT di Londra e alcune esperienze lavorative, decise di entrare in azienda, occupandosi dello sviluppo dell’ospitalità enoturistica, un settore sempre più importante per Travaglino”.

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Prestigioso consulente di Travaglino è Donato Lanati, uno dei consulenti vitivinicoli più importanti d’Italia, luminare dell’enologia varietale, un insieme di tecniche e saperi basati sulla ricerca scientifica che mirano a trasferire la massima espressione di un vitigno nel bicchiere, nonché fondatore del centro di ricerche applicate allo sviluppo enologico Enosis. Allievo di Lanati Achille Bergami, laureato in Enologia all’Università di Milano, specializzazione in Enologia Varietale, dopo esperienze in Italia e in India dal 2016 approda a Travaglino con la convinzione che la qualità di un vino sia l’espressione del vitigno nel territorio in cui è coltivato.

Anche quella di Torre degli Alberi è una storia antica. Torre degli Alberi è un piccolo borgo raccolto intorno a una torre trecentesca, da sempre proprietà dei Dal Verme, antica famiglia nobiliare originaria di Verona, dove si distinsero come condottieri. I Dal Verme si trasferirono nella seconda metà del Trecento in Lombardia al servizio dei Visconti, che premiano la loro fedeltà con il feudo dell’Oltrepò Pavese, un tempo esteso tra Voghera, Bobbio e la val Tidone.

La tenuta fu dapprima presidio di avvistamento del castello di Zavattarello, dall’Ottocento è diventata la dimora di famiglia. Le terre sono state condotte a mezzadria con la coltivazione di cereali, foraggi e vite, finché Luchino, dopo la guerra ha integrato la produzione agricola con l’attività zootecnica, che da subito si è distinta per le tecniche d’avanguardia nell’allevamento avicolo e poi bovino. Ora la conduzione dell’azienda è passata al figlio Camillo e al nipote Filippo, che l’hanno sviluppata con nuove attività, tra cui la coltivazione della vite. L’azienda, certificata biologica, accanto all’attività vitivinicola finalizzata alla produzione di spumante, da quarant’anni alleva mucche di razza Limousine allo stato semibrado, che per sei mesi pascolano liberamente nei prati e per gli altri sei vivono in ricoveri aperti dove partoriscono i loro vitelli.

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L’azienda si trova a Torre degli Alberi, piccolo borgo frazione di Ruino sulle colline dell’Oltrepò Pavese, a 500 metri di altezza. “Il paesaggio circostante è quello tipico dell’Appennino: dolci ondulazioni, montagne sullo sfondo, boschi di pini, querce, castagni, siepi di biancospino, vigneti, prati e campi coltivati. Situata su un ripido versante esposto a sud/sud-ovest, cattura i raggi solari fino al tramonto. Prima di essere destinata a vigneto, l’area è stata pascolo per l’allevamento brado di bovini di razza Limousine, che hanno arricchito di materiale organico naturale il terreno calcareo-argilloso.

I filari a spalliera, coltivati col metodo Guyot, sono impostati in modo da favorire una limitata produzione di uva rispetto ad ogni singola pianta. Le viti sono curate con prodotti di copertura autorizzati in agricoltura biologica, invece che con trattamenti sistemici. Torre degli Alberi è azienda che aderisce alla Fivi, Federazioni Italiana Vignaioli indipendenti.

Dopo questo lungo pistolotto introduttivo veniamo ai due vini, quello di Travaglino che sul sito Internet aziendale appare ancora con la vecchia etichetta (aggiornarlo no?) era un Pinot nero in purezza, da uve provenienti dalla Vigna del portico e altre vigne, poste su suolo argilloso-calcareo e marne sabbiose a 250-300 metri di altezza, esposte a sud-est e si affina sui lieviti per tre anni e mezzo. Il mio campione era di fresca sboccatura, novembre 2019. La tipologia è quella Brut, con 6-7 grammi zucchero.

Il metodo classico di Torre degli Alberi era invece un Pas Dosé da uve dell’annata 2015, con 24 mesi di affinamento sui lieviti, da uve Pinot nero provenienti da un vigneto di alta collina a Ruino, con esposizione sud, con terreni con forte tenore di calcare ed un terroir che si giova di forti escursioni termine. Bassa produzione per ettaro, 60-80 quintali, uve raccolte a mano, e come si ho detto agricoltura biologica, con nessun uso di diserbanti, inerbimento controllato meccanicamente, concimazione con letame prodotto in azienda, utilizzo esclusivo di prodotti di difesa di copertura e un utilizzo estremamente basso, 35 mg/litro di solforosa totale.

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Due eccellenti metodo classico, due ottime interpretazioni del Blanc de Noir, ma il bicchiere, che è sempre quello che ha ragione e premia il vino che si fa bere più volentieri e meglio, ha premiato il Pas Dosé di Tenuta degli Alberi.

Il Gran Cuvée 2016 di Travaglino è ottimo, colore paglierino oro, perlage sottile e continuo, naso caldo ed espansivo, maturo, largo in bocca, pieno, molto vinoso, potente e strutturato, cremoso, ancora molto giovane a mio avviso, e non ancora pienamente espresso, più ampio che verticale, un po’ carente di sfumature e molto gastronomico nelle sue modalità di utilizzo.

Il Pas Dosé 2015 di Terre degli Alberi, che si avvale di un anno di più in bottiglia e della scelta intelligente della tipologia non dosato invece che Brut, mi ha pienamente convinto per la sua complessità e freschezza, per un deciso quid in più dal punto di vista della capacità di emozionare e di farsi bere.

Bello il colore, un paglierino con una leggerissima vena ramata, subito aereo, freschissimo, sapido, incisivo e nervoso a naso, con piccoli frutti rossi in evidenza, sfumature agrumate, di fiori secchi, nocciola e una vena sapida-minerale. E poi, con perfetta coerenza, una bocca viva, incisiva, nervosa, con quella coda lunga e quella vibrazione, quel nerbo che nella cuveé di Travaglino faceva difetto, bollicine croccanti, sale, verticalità e profondità, freschezza. Un metodo classico che lo stappi e ne berresti due bottiglie. Una magnifica lettura del Pinot nero di alta collina, un piccolo capolavoro. Complimenti marchesi Dal Verme, un Pinot nero metodo classico, il vostro, davvero di sangue blu.. Chapeau!

Tenuta Travaglino
Località Travaglino 27045 Calvignano – PV tel. +39 0383 872 222 e-mail
info@travaglino.it sito Internet www.travaglino.it  https://www.instagram.com/travaglinovini/  https://www.facebook.com/TenutaTravaglino/

Azienda Agricola Camillo e Filippo Dal Verme

Località Torre degli Alberi – 27040 Ruino (Pv) – Tel. 0385 955905 – Fax 0385 955921 Mobile 335 1320166 e-mail info@torredeglialberi.it sito Internet http://www.torredeglialberi.it/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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