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Degustazioni

Brut metodo classico Mattia Vezzola Costaripa

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Bollicine gardesane che tanti Franciacorta si sognano…

C’era una volta, non è una fiaba ma semplice storia delle bollicine metodo classico italiane degli ultimi 50 anni, un’azienda agricola di grande valore ad Erbusco. Produceva buoni Franciacorta e Curtefranca, non i migliori in assoluto, perché quelli li produceva e li produce ancora un’altra azienda che si trova nello stesso villaggio capitale della zona spumantistica bresciana, ma diciamo che si difendeva benissimo e che di Rosé come quello che produceva non c’era nessuno, nemmeno l’azienda di cui sopra, che ne producesse uno altrettanto buono. Fine, elegante, raffinato. Una chicca… Così buono come l’avevo raccontato in questo articolo.

Merito ovviamente di chi ci aveva messo i soldi, tanti, il patron (o sarebbe meglio chiamarlo “il paron” alla veneta?) uno che progressivamente a questa cantina ne aveva aggiunta un’altra minore, sempre in zona, e poi ne avrebbe aggiunte altre, in Toscana. E poi in Sardegna. Uno che era ed è soprattutto un costruttore, uno che ultimamente si è messo in testa un folle, assurdo progetto

Ma merito soprattutto, la fortuna, l’immagine e la qualità di questa azienda franciacortina, del suo enologo, uno dei tre, quattro migliori chef de cave che abbiamo in Italia. Uno che potrebbe benissimo lavorare in Champagne, zona che lui conosce benissimo, tanto è bravo, capace e stimato. Un uomo, lo avrete capito, che corrisponde al nome di Mattia Vezzola, che franciacortino di nascita non è ma gardesano, di Moniga (del Garda)… Un paese che ogni volta che ci penso mi fa venire in mente una rima che vi risparmio, perché un filo di eleganza ci vuole sempre…

Mattia Vezzola lavorava benissimo, gestiva bene la concorrenza con la CDB, ma poi un giorno il patatrac… Il paron della Maison ha tre figlie e bisognava inserirle in azienda e se una delle tre ha studiato enologia e si è messa in testa di fare vino beh, bisognava lasciarle spazio…

E così ci fu la rivoluzione, non solo grafica, simbolizzata dal passaggio da etichette raffinate, quasi invisibili, a sgargianti etichette multicolori adatte sicuramente per far notare le bottiglie sugli scaffali ma degne di un vino da supermercato (con tutto il rispetto parlando) non di un’azienda vinicola leader (paragonare queste etichette, please!, con quelle di Cà del Bosco: altra musica, altra classe, altra cultura…), ma una rivoluzione anche tecnica. E di marketing, con le bottiglie della cuvée arancione finite sugli scaffali della GDO a 8,90 euro.

Coinvolto suo malgrado in questa rivoluzione – involuzione, Mattia Vezzola, da gran signore qual è, non ha battuto ciglio, continuando a lavorare, con sempre minore coinvolgimento, ad Erbusco, e sempre più impegnato nella cantina di famiglia, Costaripa, sul Lago di Garda sponda bresciana, a Moniga (ancora niente rima…), creata nel 1936 dalla famiglia. Un’azienda, cresciuta ormai sino a superare il mezzo milione di bottiglie prodotte. Un’azienda nota soprattutto per i suoi rosati, di cui Mattia Vezzola è uno dei massimi esperti e cultori italiani, un vero conoscitore, parlo del Rosamara, e meno, non mi piace e lui lo sa, del rosato affinato in legno, il Molmenti.

Mattia produce metodo classico, in terra franciacortina nella cantina di Erbusco e nella sua azienda gardesana, dal 1973 e oggi la produzione di metodo classico di Costaripa ha raggiunto la ragguardevole cifra di 230.000 unità, mica briciole. Lavorando, con l’abilità dello chef de cave che è, su uve gardesane, provenienti dalle terre più vocate e fresche del Garda, e da uve che acquista in Franciacorta nella zona di Iseo, Mattia realizza cinque cuvée, sempre giocando sulla tipologia Brut, sia in bianco che in Rosé, e non sul Pas Dosé, perché lui, soprattutto nel suo Crémant, vuol tirare fuori bollicine di grande cremosità e morbidezza, e non vini spigolosi e a volte un po’ eccessivi, che esaltano il terroir ma forse difettano un po’ in termini di armonia.

Tutte buone le sue bollicine (unico neo, se mi si è concesso, le etichette, che non sono quelle orribili della maison del paron bresà, per fortuna, ma non mi piacciono molto e mi sembrano un po’ rococò) ma per cominciare a raccontarvele, per raccontarvi quanto sia ancora bravissimo Mattia Vezzola giunto all’alba dei suoi giovanissimi 68 anni (chapeau! …) e affiancato in azienda dai bellissimi figli Nicole e Gherardo, ho scelto sere fa di stappare il suo Brut non millesimato.

Una cuvée da uve Chardonnay, per il 90% provenienti dall’areale gardesano e per il 10% dalla Franciacorta, il 35% delle quali fermenta in piccoli fusti di rovere. 6 grammi il dosaggio degli zuccheri, 17-18 euro prezzo sullo scaffale in enoteca. Inutile soffermarsi sui dettagli tecnici, sulla pigiatura che avviene con uva intera e che è lenta e soffice, sulla durata della permanenza del mosto che fermenta in legno, che è comunque di otto mesi.

Meglio parlare del vino in sé, che è ammirevole, ben fatto, appealing, pensato per essere piacevolmente bevuto e non per seghe mentali o ostentazione di attributi. La bollicina metodo classico che la stappi e in due la singola bottiglia non basta..

bty

Colore paglierino oro luminoso, perlage sottile (esaltato dal mio bicchiere preferito, quello di Luca Bini) mostra subito la sua classe con un naso fine, elegante, ampio e luminoso (oh yes, i profumi possono essere luminosi, emanare luce piuttosto che oscurità) e una nitidezza d’accenti dove l’uso del legno non traspare.

E poi che piacevolezza, che armonia, che finezza, quale dolcezza al primo assaggio, quale sensazione cremosa, rotonda, morbida il giusto, senza spigoli, quale avvolgenza e persistenza, quale lunghezza. E che modo convincente e raffinato di farsi bere…

Che dire, sarà anche rubentino, ma di fronte a Mattia Vezzola e alle sue bollicine metodo classico gardesane con un po’ di Franciacorta dentro, tanto di cappello, mesdames et messieurs, chapeau!

Azienda vinicola Costaripa

Via della Costa 1/a

Moniga del Garda

Tel. 0365 502010

e-mail info@costaripa.it

www.costaripa.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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