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Champagne che passione!

Champagne Brut Nature Monographie Pierre Legras

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La Champagne é sempre la Champagne, con il suo fascino infinito, il suo modo unico e inimitabile ma imitato da tantissimi nel mondo intero, forse anche sulla Luna, chissà, di onorare, dopo secoli, quel metodo della rifermentazione in bottiglia che venne messo a punto dal monaco benedettino Pierre Pérignon, dit dom Pérignon, nato a Sainte-Menehould nel dicembre 1638 o gennaio 1639, non si sa esattamente, e morto nell’abbaye di Saint-Pierre d’Hautvillers il 24 settembre 1715. Un monaco che secondo la leggenda aveva importato da Limoux il metodo della prise de mousse detto anche méthode champenoise.

Hanno un bel dannarsi gli inglesi, chissà ora dopo la Brexit a rivendicare a Christopher Merret (1614-1695) la primogenitura della speciale tecnica della rifermentazione in bottiglia, oppure i franciacortini bresciani a chiamare in causa per la stessa cosa Girolamo Conforti ed il suo libro Libellus de vino mordaci del 1570. Se oggi il mondo intero sogna, brinda, si consola, si tiene compagni stappando una bottiglia di vino con le bollicine il merito è sempre di Dom Pérignon e del mito universale della Champagne.

In tanti provano ad “imitare” l’inimitabile Champagne, ma la differenza, oltre a secoli di storia e ad un savoir faire unico, la fa il terroir, il legame unico e indissolubile tra una terra e le uve che storicamente vi nascono ed una tecnica speciale.

In Champagne hanno chiara l’idea di questa evidenza e la dimostrazione l’ho avuta leggendo che sul sito Internet della sua maison questo récoltant manipulant di Choully, nella Côte des Blancs, uno dei 17 comuni classificati Grand Cru de Champagne, ha scritto in bella evidenza “Ma terre est mon royaume”, la mia terra è il mio regno.

E’ una storia, quella della Maison Pierre Legras, i cui Champagne sono importati da noi grazie a Mario e Alessandro Federzoni di Première Italia, che ha origine come marchio dal 2002, ma che vede Vincent Legras, l’attuale patron, come terminale di una famiglia che produce Champagne da quasi 400 anni e che è quindi alla undicesima generazione.

Oggi il domaine, come racconta il grande esperto Alberto Lupetti, alias sito Internet Lemiebollicine, nella sua scheda dettagliata che si trova a pagina 469 della sua imperdibile guida di riferimento Grandi Champagne, nuova edizione 2020-2021, che vi consiglio assolutamente di acquistare, conta su 10 ettari di proprietà a Chouilly e altri in affitto a Vinay, Epernay e Boursault. Lo Chardonnay è il vitigno più coltivato, con il 95% degli ettari, seguito da Pinot Noir e Meunier. I vigneti stanno ricevendo la certificazione ambientale Hve.

Vincent Legras ha come obiettivo ottenere cuvées che siano all’insegna di tre elementi chiave: freschezza, eleganza e carattere fruttato.

Lo Champagne che ho scelto per cominciare a raccontare il suo lavoro è un Blanc de Blancs Chardonnay 100% provenienti da deux lieux-dits, Les Partelaines per l’80% e Montaigu per il 20%. Parzialmente vinificato, per un 16%, in legno si è affinato quasi cinque anni sui lieviti. E’ il Brut Nature Monographie che al mio assaggio, ovviamente con il mio bicchiere preferito, quello di Luca Bini, mi si è presentato così: giallo paglierino brillante molto luminoso, quasi traslucido, perlage finissimo e continuo, naso sottile, finissimo, fresco, nitido, con note di nocciola, mandorla, fiori bianchi, agrumi e sfumature burrose che richiamano la meringa in evidenza, a comporre un bouquet molto fine.

Al gusto ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad uno Champagne molto gastronomico, perfetto per l’abbinanamento ad ostriche e crostacei, molto diretto, verticale, incisivo, nervoso, con acidità scattante e persistenza lunga e fine. Non uno Champagne di grande complessità, ma una bottiglia che ne stappi una e ne berresti due.

E poi, pour rigoler un peu, l’ho tappato, prima di finire la bottiglia, con questo stopper. Per un gioco di parole: per chiudere in bellezza ho chiuso con Cà del Bosco. Oppure, basta Cà del Bosco, bevo solo Champagne!

Perché la Franciacorta e la sua azienda leader, la migliore di Erbusco e di tutta la denominazione Docg bresciana, sono straordinarie e hanno come punto di riferimento l’uomo più intelligente di tutta la zona, il mio coetaneo Maurizio Zanella, ma la Champagne, mesdames et messieurs, est toujours la Champagne, ça va sans dire

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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