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Degustazioni

Non solo Rossi e Bianchi e rosati, l’Etna ci riserva grandi sorprese anche con le bollicine…

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La finestra sull’Etna di Renato Gangemi: il Noblesse Brut dei Benanti

L’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono, mi ha mandato questo un nuovo articolo su un’azienda storica dell’Etna, Benanti, celebrata per i suoi Etna Bianco (Pietramarina uno dei migliori vini bianchi italiani) e Etna Rosso (Rovvitello e altro) da uve Carricante e/o Nerello Mascalese e/o Cappuccio, ma che da poco si diletta anche nel campo dei metodo classico.

Ecco dunque, raccontato in estrema sintesi da Renato il metodo classico Brut Noblesse (ma perché un nome francese? Non sarebbe stato meglio un toponimo siculo?) dei fratelli Benanti.

Questo è il secondo articolo di un appuntamento mensile dove l’enoteca Vin-canto ci porterà alla scoperta dell’Etna del vino meno conosciuta. Benvenuto a Renato e buona lettura a tutti e viva la Muntagna!

Ormai da tempo, diverse cantine sull’Etna hanno arricchito la loro proposta non solo con Etna Rosso, Rosato e Bianco ma anche con le bollicine, e che bollicine…

Entrambi i vitigni autoctoni Etnei si prestano benissimo alla spumantizzazione, soprattutto da Metodo Classico…

Il Nerello Mascalese chiaramente viene vendemmiato prima della maturazione definitiva per essere utilizzato per la spumantizzazione e da questo vengono fuori degli straordinari Blanc de Noir o dei Rosé come da disciplinare. Alcune aziende invece prediligono utilizzare il Carricante, quindi uva a bacca bianca, per dare origine a degli elegantissimi blanc de blanc, che esaltano  la freschezza e la sapidità  del vitigno stesso.  Oggi parliamo del Noblesse Metodo Classico Brut  della Cantina Benanti.

Una delle cantine storiche dell’Etna, oggi guidata magistralmente dai fratelli Salvino e Antonio che è anche il presidente del Consorzio dell’Etna Doc, guardano l’Etna a 360 gradi, coltivando vigneti di famiglia solo di uve autoctone, distribuiti in tutti i versanti del Vulcano, per poi vinificare nelle cantine di Viagrande.

Il Metodo Classico realizzato esclusivamente con uve Carricante, predilige una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi e la sua prima annata è stata la vendemmia 2002.

Elegante al naso, con sentori delicati di agrumi e macchia mediterranea,  emergono note floreali, che possono variare in base all’annata dalla ginestra alla zagara o al gelsomino. Non mancano i sentori  di lievito e crosta di pane.

In bocca freschezza, mineralità e sapidità scalpitano all’ interno di una struttura che nel complesso rimane sempre equilibrata, morbida ed estremamente fine.

Il  Noblesse è indicato  per un aperitivo oppure a tutto pasto.  Ottimo da abbinare su crostacei, frutti di mare e pesce crudo.

Di prossima uscita, Lamorèmio, Metodo Classico Rosè Brut da Nerello Mascalese.

n.b.

non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Simone Castelli

    19/03/2020 at 17:03

    … Che nome terribile… Con “Pietramarina” fin anche il nome ti da un brivido.
    Oggettivamente potevano fare di meglio, peccato.
    Poi l’importante è il vino, ovvio, ma pazzi come me vorrebbero vini ottimi, nomi esemplari ed etichette eleganti e semplici. Ad esempio le etichette di Colline della Stella le trovo poco gradevoli, le etichette di Gatti splendide. Sono gusti personali…
    Ciao Franco!!!

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