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Champagne che passione!

Champagne William Deutz 2006 Deutz

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Là, tout n’est qu’ordre et beauté, luxe, calme et volupté.

Cosa stappare in questi tempi così difficili dove anche il gesto salvifico, antico, espressione della cultura di noi europei, dell’aprire una bottiglia di vino sembra essere diventato così privo di senso? Come rimanere fedeli a noi stessi, alla nostra storia, alle nostre abitudini di consumo, al nostro sistema di vita in questi mala tempora in cui ci tocca più sopravvivere che vivere?

Grazie alla generosità di un bel numero di produttori che da ottobre in poi, da quando ho ripreso a palesarmi dapprima sui social poi sui miei blog (e grazie alla disponibilità della mia cantina che è sempre ben fornita) potrò tranquillamente ogni sera per mesi scegliere una buona bottiglia, ma anche se assaggio di tutto gira che ti rigira sono due i vini che mi fanno cantare il cuore.

Uno è italiano, piemontese,  e si chiama Barolo, e l’altro, non se la prendano i nazionalisti, quelli che sostengono che oggi più che mai bisogna bere italiano, è la quintessenza enoica di quella Francia che amo e che sento come la mia seconda patria ideale. E’ le Roi, l’inimitabile, unico, magico, perfetto per ogni momento, quindi anche questo, Champagne…

Chi mi ha seguito su questo blog sa che sono molte le Maison de Champagne, piccole e grandi, mediatiche o da addetti ai lavori, le cui cuvées mi entusiasmano, ma forse quella che più mi sembra simboleggiare tutta la magia, lo charme, l’eleganza della Champagne è Deutz.

Maison che è guidata, mano di ferro in guanto di velluto, una classe che colpisce chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo anche solo per una volta, da un personaggio affascinante, un Gran Signore come Fabrice Rosset, entrato nella Maison nel 1995 quando questa vendeva 800 mila bottiglie ma che a fine 2019, ovvero 24 anni dopo, ha raggiunto la quota record di oltre 2,5 milioni di bottiglie vendute, con un incremento del 6% rispetto al 2018.

Quanti articoli ho dedicato su questo blog alle cuvées di questa Maison fondata nel 1838 lo potete vedere dalla ricerca qui in archivio. Ho scritto delle cuvées base, en blanc e en rosé, sempre affidabili e dal rapporto prezzo qualità esemplare. Ma ho scritto e mi sono entusiasmato veramente e ho toccato il paradiso delle “bulles” con un dito bevendo la meravigliosa cuvée Amour de Deutz 2007 e poi Amour de Deutz Rosé 2007.

In questi giorni ho prelevato dalla cantina una bottiglia di una cuvée speciale del cui millesimo 2002 avevo scritto nel 2014.

Sto parlando della Cuvée William Deutz 2002, intitolata al nome del fondatore della Maison.

Com’è nello stile di Deutz, di cui vi invito a visitare il sito Internet, non un modello di praticità d’uso o una miniera di notizie, ma un piccolo capolavoro di eleganza, si tratta di uno Champagne d’assemblage, che prevede un 66% di Pinot noir da vigneti di Ay, Mareuil-sur-Ay, Bouzy, Louvois e Ambonnay, un 29% di Chardonnay di Avize e Le Mesnil-sur-Oger, e un tocco in arrivo dalla Montagne de Reims, e un 5% di Pinot Meunier (che il Presidente della Maison Rosset adora, ma non prevede di vinificare in purezza), che arriva da Pierry e Chatillon-sur-Marne. Il vino resta sui lieviti da 8 a 10 anni e la cuvée riceve un dosaggio degli zuccheri, che, non ci credereste mai sia tale quando lo bevete, intorno ai 9 grammi per litro, a seconda delle annate.

Datemi pure del noioso, del prevedibile, ma che meraviglia, come sempre, questa cuvée, millesimo 2006, di Deutz! Colore paglierino oro di luminosità esemplare, naso d’ineffabile finezza, eleganza, complessità, con sfumature di pesca noce, mandorla, agrumi, striature di cacao, noci, accenni di pasticceria e meringa a rincorrersi aeree nel bicchiere. Inutile dirvi quale, il mio preferito, quello di Luca Bini.

L’attacco è setoso e lo Champagne si allarga cremoso, avvolgente, senza uno spigolo, tutta morbidezza, una carezza sul palato, le consuete “farfalline” che lo stuzzicano, titillano, accarezzano. Acidità perfettamente calibrata, una vinosità elegante data dal Pinot noir ed un retrogusto lunghissimo per un’esperienza che non è solo esperienza di degustazione di tutti i sensi, ma uno stimolo intellettuale e per tutta la fantasia.

Costa un botto e non è da tutti, ma che modo meraviglioso di volersi bene, di gratificarsi e di continuare a sperare nel futuro nonostante il coronavirus che impazza… Viva lo Champagne, evviva Deutz!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org  

 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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