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Degustazioni

Brut Nature Pinot bianco Mirabella

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Un non Franciacorta Docg prodotto in terra franciacortina

Quale é uno degli elementi che differenzia maggiormente la Franciacorta (il cui Consorzio compie giusto trent’anni di storia) dalle altre zone di produzione di metodo classico a denominazione d’origine come Oltrepò Pavese, Alta Langa, Trento Doc?

Risposta molto semplice. La possibilità di utilizzare nelle varie cuvées accanto a Chardonnay e Pinot nero (niente Pinot meunier ovviamente) anche una parte di Pinot bianco. Uva non facile da gestire in vigna, ma che regala una quota di eleganza, finezza, sapidità che lo Chardonnay non conosce.

Gli ettari vitati a Pinot bianco sono pochi in Franciacorta, i dati di fine 2019 parlano di 90 ettari sui 2985 complessivi, poca cosa rispetto ai 480 ettari di Pinot nero e ai 2415 di Chardonnay (e quanti di Erbamat?) ma in alcune delle cuvée più note e prestigiose, ad esempio la Cuvée Annamaria Clementi di Cà del Bosco dove conta per un bel 25%, nel Brut del Mosnel, nel Dosaggio Zero (30%), nell’Extra Brut (20%), nell’Extra Brut D.T. (30%) di Faccoli, nel Freccianera Brut millesimato di Fratelli Berlucchi (30%), nello Zero Pas Dosé dei Vigneti Cenci La Boscaiola (30%), nonché nella Cuvée speciale Extra Brut Nelson Cenci della stessa azienda (20%) il Pinot bianco è presente.

In Champagne il Pinot blanc è ancora più raro e l’unico Champagne 100% Pinot blanc che ricordi di aver mai assaggiato è questo: Champagne Petit-Camusat di Noé les Mallets, villaggio posto nella côte des Bar, vicino a Essoyes.

Eppure in Franciacorta qualcuno crede alla potenzialità del Pinot bianco, utilizzato nelle varie cuvées, ed è la Cantina Mirabella di Rodengo Saiano. Negli storici vigneti aziendali, ancora oggi nella forma a spalliera, viene coltivato il Pinot Bianco, che “dona freschezza al vino, lo riveste di eleganza e gentilezza. Non è facile da allevare, molti viticoltori lo hanno abbandonato per lungo tempo, ma a Mirabella cresce rigoglioso, esprimendo al meglio tutte le sue potenzialità”.

Una bella azienda Mirabella, nata nel 1979, di cui ho avuto modo di scrivere qui e poi ancora qui, un’azienda che si è dotata di una carta etica, che ha sempre dimostrato, non solo a parole, di voler sostenere l’ambiente, e con la gamma dei suoi Franciacorta Docg curati da un team di cui fanno parte Alessandro Schiavi, Alberto Schiavi responsabile marketing, Teresio Schiavi il fondatore dell’azienda, che si occupano del parco vigneti e della commercializzazione, stanno ottenendo ottimi risultati in termini di prestigio e di immagine.

E’ notizia solo di fine novembre che il Franciacorta Rosé di Mirabella, una cuvée composta per il 45% da Pinot nero, per il 45% da Chardonnay e per il 10% da Pinot bianco, si sia posizionata al 68 posto nella classifica dei Top 100 2019 di Wine Spectator, mentre più recente è la news che la wine writer Usa Cathrine Todd abbia dedicato un ampio articolo su Forbes – che potete leggere qui.

Sorpreso da queste performance ho contattato l’azienda per capire come – innegabile qualità dei Franciacorta a parte – questi exploit siano stati possibili e mi ha risposto l’export manager Marta Poli che mi ha scritto: “Le riassumo brevemente i motivi e le dinamiche che hanno portato Mirabella ad essere presa in considerazione da suoi colleghi oltreoceano.
L’azienda, che ha compiuto 40 anni dalla fondazione proprio l’anno scorso, da circa 6 ha iniziato a credere fortemente nell’export, una parentesi per noi nuova ma nella quale abbiamo investito molto in termini di energie, tempo, persone (la mia figura ad esempio) e che ha portato Mirabella ad essere oggi una delle prime aziende in Franciacorta per fatturato export.
Da qui la nostra presenza anche sul mercato americano e soprattutto – grazie al lavoro eccellente di posizionamento del nostro importatore – la forte presenza a New York: vetrina d’eccellenza.

Allo stesso tempo abbiamo iniziato a collaborare con un’agenzia di comunicazione, Studio Cru, la quale ci ha proposto di potenziare i rapporti con la stampa americana, organizzando semplici degustazioni e masterclass in loco (quella a cui ha partecipato la Todd a New York, ad esempio).

Questa decisione è stata presa anche in virtù del fatto che l’anno scorso il nostro Rosé è entrato nella TOP100 di Wine Spectator (risultato storico per il Franciacorta) dopo che Alison Napjus ci ha selezionato alla cieca durante una degustazione a New York (della quale non eravamo nemmeno informati) e ha poi deciso di venire in Franciacorta per visitare e conoscere personalmente una rosa di aziende da lei indicate. Tra queste c’era anche Mirabella. 

Mi fa piacere leggere come lei abbia colto e sottolineato l’essenza del nostro lavoro: Mirabella non ha mai fatto pubblicità o clamore. La filosofia è sempre stata quella dello “zoccolo duro” e quindi tanta cura e dedizione in campagna e ovviamente in ciascuna delle nostre bottiglie. Non neghiamo ad ogni modo di essere molto contenti nel vedere riconosciuto a questo livello la scelta di una cantina estremamente fedele a se stessa e al suo stile”.

Chapeau! In attesa di raccontarvi presto dei Franciacorta di Mirabella, il Brut Edea, il Rosé, l’Extra Brut Demetra 2012, il Dosaggio Zero Dom Riserva 2011, il Franciacorta senza solfiti Elite, voglio parlarvi di quel Brut Nature Pinot bianco in purezza di cui – ahi ahi… – non si trova notizia sul sito Internet aziendale…

bmd

La mia collega americana Cathrine Todd ne ha scritto così: “Mirabella Pinot Bianco Brut Nature: 100% Pinot Bianco. Mirabella is known as an advocate for the Pinot Bianco grape and pointed out that when the foundation for Franciacorta was created in the 1960s, Pinot Nero and Pinot Bianco were the two main varieties used before Chardonnay took over most of the plantings.

And they believe that Pinot Bianco is the future for Franciacorta and hence they are planting more in their vineyards. This wine had zero sugar added during dosage as they felt it was not needed and that is evident by the juicy peach and mango flavors with intense stony minerality and beautiful orchid floral notes. Aged 24 months on the lees and three months after disgorgement”.

Le mie impressioni d’assaggio di ieri sera di un campione con sboccatura di qualche mese fa, scritte in italiano e non in inglese sono invece queste: colore paglierino brillante luminoso, perlage sottile e continuo, naso sapido, eppure cremoso, con nocciola, meringhe, frutta esotica in evidenza. Bocca viva, fresca, cremosa, sospinta da una vivace acidità che spinge e da’ verticalità al bicchiere, buona ricchezza, piacevolezza ed equilibrio, mantiene una bella tensione e si fa apprezzare soprattutto per una grande freschezza ed armonia.

Non credo che visti i pochi ettari disponibili, le caratteristiche particolari del Pinot bianco, il fatto stesso che i vini non possano essere classificati e proposti come Franciacorta se la percentuale di questo vitigno supera il 50%, cuvées come questo Brut Pinot bianco si possano moltiplicare, ma se vi capita di provare questo Brut non perdete l’occasione, ne vale decisamente la pena… Prosit!

n.b.

non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org 

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Manuel

    24/03/2020 at 08:05

    Franco,dopo anni di di assaggi di molti Franciacorta,ora di quelle zone acquisto solo cavalleri faccoli Mosnel e Mattia Vezzola,le posso chiedere qualche altro nome che secondo lei è valido?Grazie mille buona giornata

    • Franco Ziliani

      24/03/2020 at 18:49

      Mattia Vezzola con la Franciacorta non c’entra. E’ ancora l’enologo di Bellavista ma produce a suo nome con marchio Costaripa sul Lago di Garda.
      Oltre alle tre aziende che ha citato io direi sempre Cà del Bosco, San Cristoforo, Enrico Gatti, Rizzini, Bosio, Le Quattro Terre, Barboglio de’ Gaioncelli, Tenuta Bonomi Castellino

      • manuel

        24/03/2020 at 20:34

        Grazie mille Franco per i consigli,mi scuso per il frettoloso errore per quanto riguarda Costaripa,del quale adoro tutti i prodotti spumanti,con menzione speciale della grande annata rose(per mio parare,chiaro).

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