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Degustazioni

Franciacorta Pas Dosé 2015 Cavalleri

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Un grande metodo classico per ricordare i caduti da coronavirus

Non sarà sfuggito a nessuno, scorrendo le cronache terribili di questi orribili coronavirus mala tempora che currunt, che la provincia di Brescia (insieme a quella di Bergamo dove io vivo), sta pagando un tributo pesantissimo, visto che sono oltre mille, 1063, le vittime innocenti di questo morbo senza pietà.

E se, come si può leggere qui, a Brescia città sono stati 179 i morti, la falce senza volto ha colpito duramente un po’ in tutta la provincia e in una zona ch sta nel cuore di tutti gli appassionati di vino ed in particolare di bollicine, la Franciacorta. I numeri riportano questo bollettino (che mentre scrivo temo sarà ancora peggiorato) di guerra e morti: 7 Adro, 14 Cazzago San Martino, 8 Corte Franca, 5 Erbusco, 16 Gussago, 8 Iseo, 2 Monticelli Brusati, 17 Ospitaletto, 24 Palazzolo sull’Oglio, 9 Passirano, 7 Provaglio d’Iseo, 15 Rodengo Saiano, 18 Rovato…

Allora per mandare un pensiero commosso, sotto forma di brindisi, a questi caduti innocenti, ho pensato di stappare un Franciacorta Docg e ho scelto una cuvée, un Franciacorta Pas Dosé 2015, di una casa che apprezzo particolarmente, che conosco dal lontano 1987, quando i casi della vita vollero che io collaborassi, occupandomi della Lombardia (e quindi della Franciacorta) alle prime edizioni di una nota guida dei vini, gambero-slowfoodiana. L’azienda si trova nella capitale vitivinicola della zona spumantistica bresciana, ad Erbusco, e si chiama Cavalleri.

Non ho avuto la fortuna di conoscere il fondatore dell’azienda agricola Gian Paolo Cavalleri, nel 1968 la prima bottiglia di quello che oggi chiamiamo Curtefranca e che un tempo era Franciacorta bianco e/o rosso, nel 1979 la prima bottiglia di Franciacorta, ma ho avuto il privilegio di conoscere Giovanni, appassionato golfista per tanti anni al timone dell’azienda ed eccellente secondo presidente del Consorzio Franciacorta dopo Paolo Rabotti. E dal 1987 conosco le figlie di Giovanni, Maria e soprattutto Giulia che sono state e sono l’anima dell’azienda insieme alla figlia di Giulia Diletta e al figlio di Maria Francesco. E conosco bene lo chef de cave Giampaolo Turra e sono amico (con opinioni politiche molto diverse) con il direttore commerciale da40 anni, il caro Aldo Pagnoni.

I numeri di Cavalleri? Eccoli, come loro li forniscono sul sito Internet aziendale: “42 ettari di vigna dai quali otteniamo, quando tutto va per il mglio, 200.000 bottiglie annue, puntualmente esaurite tra i migliori ristoranti e rivendite specializzate d’Italia e del mondo. Il disciplinare del Franciacorta ci consentirebbe, a parità di estensione, di produrne 350.000. Per presentarci non servono altri numeri”. Hanno ragione i Cavalleri, viticoltori in Erbusco da cinque secoli come attestano documenti d’archivio, gente la cui “mission” è questa molto semplice e chiara: “produrre vini che esprimano fedelmente l’essenza delle colline di Erbusco”.

Ci riescono benissimo, sia con i due vini fermi, due Curtefranca cru, il Rampaneto, uno Chardonnay in purezza da un vecchio clone moltiplicato per talea, e il Tajardino, una selezione di Merlot, Cabernet franc e Cabernet sauvignon, sia soprattutto, con la gamma dei loro Franciacorta, uno più buono dell’altro. E tali da rendere la Maison, anche se il Dosage Zero e qualche altra cuvée di Cà del Bosco sono strepitose e ci sono altre piccole aziende (cito solo Colline della Stella, Camossi, Faccoli, Il Mosnel…) che producono Franciacorta da applausi, a mio avviso l’azienda numero uno della zona bresciana. Non sbagliano mai un colpo e anche sui prezzi non si sono mai montati la testa.

Cosa ho scelto di Cavalleri per regalarmi il piacere di una grande bottiglia di Franciacorta e per brindare alle vittime bresciane del maledetto coronavirus? Ho scelto il Franciacorta Pas Dosé 2015, sboccatura autunno 2019, che i Cavalleri sul sito Internet descrivono con queste parole: “Il nostro “Pas Dosé” non è un “Brut senza liqueur”. I Pas Dosé Cavalleri nascono da assemblaggi di parcelle che hanno, come comun denominatore, profili acidi marcati e persistenza aromatica intensa. Ne derivano quindi Franciacorta con caratteristiche tali da suggerire, a volte, affinamenti sui lieviti ben più lunghi dei 42 mesi che prevediamo di routine per il Pas Dosé. Non di rado capita infatti di ritrovare, in percentuali diverse, alcuni vini base di questi appezzamenti, impiegati anche nella cuvée del Collezione Grandi Cru”. E facendo riferimento alla grande annata 2011, così come lo è stato per la 2006, raccontano: “ci ha offerto su un piatto d’argento l’opportunità di dimostrare la potenzialità delle uve provenienti da quei vigneti, richiedendoci “semplicemente” di raddoppiare la permanenza sui lieviti.A quale pro? Di moltiplicarne finezza ed eleganza in virtù dell’ulteriore emulsione tra effervescenza e liquido; dischiuderne lo scrigno aromatico tanto serrato; accrescerne ricchezza ed espressività del gusto”.

Purtroppo, a differenza di alcune cuvée franciacortine che vanno per la maggiore, con le loro volgari etichette arancioni o con un nome che evoca un prestigio, anzi, un prestige, tutto da dimostrare, questo Pas Dosé è prodotto in un numero di bottiglie molto piccolo: circa 4000 pezzi.

Nasce da uve Chardonnay in purezza, con una produzione media in vigna di 90 quintali ettaro, resa di vinificazione 45% (45 lt di vino da ogni quintale di uva), fermentazione e affinamento in acciaio per l’80% il resto in botte grande di rovere (15%) e in barrique (5%). L’affinamento sui lieviti è molto lungo e la solforosa totale dopo la sboccatura è di 52 mg/litro (limite legale solforosa ex Reg. CE 606/2009: 185 mg/l).

Le mie note di degustazione, prima di lasciarmi andare al piacere di gustarlo copiosamente in abbinamento ad una squisita pizza con peperone rosso, acciughe e capperi, preparata da mia moglie, dicono: colore paglierino brillante di media intensità, luminoso, perlage sottile (ovviamente nel mio bicchiere prediletto, quello di Luca Bini), naso elegante fresco vivo, con note di nocciola e pasticceria, di meringa, fiori bianchi e sfumature agrumate in evidenza.

Attacco in bocca vivo e salato, allungo nervoso, gusto cremoso, avvolgente, fresco e vivo, ancora molto giovane ma già con grande equilibrio e armonia, molto ampio sul palato, accenno di pesca noce in retrogusto e mandorla, bellissima persistenza viva. Elegante, completo, di grande classe. Quanti altri Franciacorta Docg (oltre agli altri della gamma di Cavalleri) meglio di questo? Per me pochissimi…

Viva la Franciacorta, che quando è a questi livelli non conosce davvero concorrenti in Italia e se la gioca bene, anche se si tratta di terroir, storie, savoir faire, tradizioni, cultura, ecc, con una nota zona vinicola del nord della Francia…

n.b.

non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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