Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Champagne che passione!

Champagne Grand Cru Extra Brut Avec le temps De Sousa

Pubblicato

il

Una nuova cuvée di un pioniere della biodinamica e della Agriculture biologique

Ha scelto un bel nome, Avec le temps, il grande Erick De Sousa,  vigneron champenois che é stato tra i pionieri in Champagne della Agriculture Biologique, di cui ha adottato i dettami riconvertendo dal 1989 (e concludendo dieci anni dopo) i vigneti “in coltura biodinamica”, con ottenimento della certificazione nel 2010, per una delle sue due nuove cuvées, di cui non troverete menzione (aggiornare i siti per molti produttori non è una necessità..) sul sito Internet, con tanto di benvenuto in italiano, della Maison.

Io, d’émblée, avevo pensato ad un nesso con la meravigliosa canzone omonima del grandissimo chansonnier anarchico Leo Ferré, nato nel 1916 nel Principato di Monaco e morto nel 1993 in Toscana, nel cuore del Chianti, a Castellina in Chianti, nel 1993.. Già 27 anni, come passa il tempo…

https://youtu.be/ZH7dG0qyzyg

Invece mi sono sbagliato, contattato da me, Erick mi ha risposto che “Avec le temps é un omaggio al tempo necessario per elaborare una cuvée, minimo tre anni e più. Servono ugualmente vins de réserve di parecchie annate, quindi del tempo. Con gli eventi di questi giorni ci si accorge che il tempo è prezioso e che bisogna farne buon uso senza sprecarlo. Con l’obbligo di restare in casa stiamo facendo un diverso uso del nostro tempo. E occorre dedicare del tempo alla degustazione…”.

Digressione sul nome a parte, prima di dirvi dove potrete trovare notizie su questa nuova cuvée di una Maison che amo, che viene importata e distribuita in Italia da Sarzi Amadé e di cui ho scritto più volte, qui, qui e poi ancora qui, vorrei ricordare chi è De Sousa.

La storia della Maison ha inizio all’epoca della prima guerra mondiale, quando dal natio Portogallo dalla regione di Bragas, vicina a Porto, Manuel De Sousa arriva in Francia per combattere con gli Alleati. Al termine rientra in patria, ma la crisi economica lo convince a tornare nei luoghi dove aveva combattuto, in Champagne, e si stabilisce ad Avize. Suo figlio Antoine sposerà la figlia di un viticoltore del villaggio, Zoémie Bonville, e insieme fondano la De Sousa, che conoscerà una svolta a partire dal 1986, quando ne prenderà il timone il figlio Erick.

Erick, di formazione enologo è anche un ottimo vigneron e la Maison possiede 10 ettari vitati interamente in Grand cru, suddivisi in una quarantina di parcelles, di 45 anni di età media, nei villaggi di Avize, Oger, Cramant, Le Mesnil sur Oger in zona Blanc de Blancs per gli Chardonnay e su Aÿ e Ambonnay per i Pinot Noir. E scusate se è poco..

Le prima vigne risalgono ad un’epoca anteriore al 1890, su suolo “crayeux” e l’encepagement è per il 30% a Pinot noir, per il 10% a Pinot Meunier e per il 60% a Chardonnay. La percentuale di vieilles vignes è ben del 70%. Alta la densità d’impianto, 8000 ceppi ettaro. Per le cuvées “normali” vengono utilizzate in media un 70% di vigne di più di 25 anni, mentre per le cuvées più importanti vengono selezionate vigne di più di 50 anni d’età, alcune tra 60 e 80 anni, con rese più basse del 25-30% rispetto a quanto previsto dalla AOC Champagne.

Caratteristica di queste vecchie viti è di essere dotate di radici definite “pivots” che nel giro di una decina d’anni riescono a scendere a 25-30 metri di profondità e riescono quindi ad estrarre tutti i Sali minerali e gli oligo elementi del sottosuolo e del gesso. Più le radici scendono in profondità maggiori risaltano il goût de terroir e le caratteristiche varietali e superiore la qualità delle uve.

Pioniere della Agriculture biologique e biodinamica De Sousa, abbiamo detto, e difatti oltre ad un uso strettamente limitato di solfato di rame, come prescritto dalla normativa Ecocert, De Sousa conduce inoltre una parte dei suoi vigneti sostituendo il cavallo all’uso del trattore per una minor compressione del terreno affinché l’apparato radicolare goda di una migliore respirazione”. Un vignaiolo bio a pieno titolo, doppia certificazione Bio 2010 e Demeter 2013, ma senza alcuna ostentazione di questa scelta e le sue cuvée non hanno nessuno dei difetti (e dei limiti oggettivi da un punto di vista organolettico e di piacevolezza) che i vini bio e biodinamici presentano: nessuna rusticità o riduzione e un equilibrio e una bevibilità da applausi.

Tornando ad Avec le temps, a scriverne per primo è stato non un francese, ma un italiano, Alberto Lupetti, curatore della fondamentale Guida Grandi Champagne, di cui è disponibile da novembre l’edizione 2020-2021, sul suo sito Le mie bollicine. Articolo che potete leggere qui, riferito anche ad un’altra nuova cuvée di cui vi parlerò presto.

Due nuove cuvées, sans année, che nascono, scrive Lupetti, perché “Erick ha acquisito dalla sorella circa 2,5 ettari di vigneti, ma, non essendo questi ‘bio’, ha voluto comunque metterli in produzione realizzando due champagne inediti, sempre sotto l’egida De Sousa e non del più semplice marchio Zoémie De Sousa, sebbene questi vigneti non siano ancora ‘bio’ ma appena in conversione”.

Avec le Temps è un Blanc de Blancs Extra Brut, frutto di uve di Avize e Oger, quindi Grand Cru, espressione della vendemmia 2016, con fermentazione in cuve, due anni di permanenza sui lieviti, un dosaggio di cinque grammi litro ed un dégorgement (meritoriamente indicato in retroetichetta) che risale a meno di un anno fa, al 30 aprile 2019.

Ho letto le note di degustazione di Lupetti, che troverete nell’articolo, note che concordano sostanzialmente, anche se i nostri linguaggi sono abbastanza diversi.

Queste le mie impressioni non d’assaggio, ma di beva golosa, perché la bottiglia, abbinata a delle penne con dei peperoni e acciughe preparate da mia moglie, è stata “seccata” golosamente durante la cena. Ovviamente io ho degustato utilizzando il mio bicchiere prediletto, quello di Luca Bini.

Colore paglierino oro brillante molto luminoso, perlage sottile, si propone elegantissimo nei profumi, tutti giocati su un armonioso ensemble che comprende nocciola, fiori bianchi, meringa, accenni di frutta esotica. Molto aereo, fragrante, nitido, alla faccia di quelli che dicono che gli Champagne biodinamici hanno riduzioni e non sono di perfetta definizione olfattiva.

Alla prima entrata in bocca subito una carezza cremosa, bollicine sottilissime che vellicano il palato, un incedere avvolgente, delicatissimo, senza alcuno strappo, nonostante il vino sia ben teso, nervoso. Persistenza lunghissima e piacevolezza ammirevole.

Il solito capolavoro di Erick De Sousa e della sua famiglia, perfetto in abbinamento (ad averle, di questi tempi il reperimento è arduo) a capesante, o coquilles Saint-Jacques come dicono i francesi. Un mollusco il cui gusto dolce e delicato adoro e il cui migliore esempio non l’ho gustato in Francia o in Italia ma, indimenticabile momento, a Sidney nel novembre 2016 in abbinamento al Sauvignon di Cloudy Bay.

Uno Champagne meraviglioso, che vi invito a gustare tenendo in sottofondo la Sinfonia numero 2 op.73 composta nell’estate del 1877 di Brahms,
Bene, allora non potete mancare forse in una delle più splendenti interpretazioni che conosca, quella registrata nell'”ottobre 1991 a Vienna nell’incanto del Musikverein (quello dove si svolge il Concerto di Capodanno) con i supremi Wiener Philarmoniker diretti da uno dei cinque più grandi direttori di ogni tempo, il tedesco (figlio d’arte, il padre, Erich, era altrettanto bravo) Carlos Kleiber. Tutto in questa Sinfonia ci parla del tempo che passa e non torna più…

https://youtu.be/XHmkl7GM_es

n.b.

non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
2 Commenti

2 Commenti

  1. Gambero RoZZo

    09/04/2020 at 16:46

    Si potrebbe “vivere” di solo Champagne? Mi spiego, esiste una diversità tale tra le varie realizzazioni per cui si potrebbe pasteggiare, che so, dagli scampi crudi al brasato con polenta?
    Curiosità un po stupidotta ma… curiosità!

    • Franco Ziliani

      09/04/2020 at 17:10

      Champagne e polenta? E allora anche Barolo e aragosta, Amarone della Valpolicella e ostriche? Non bestemmiamo, svp…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy