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Champagne che passione!

Champagne Rosé Princes De Venoge

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L’eleganza fatta rosé in una bottiglia speciale

Non amo le bottiglie strane, quando penso ad una bottiglia di Champagne è ovvio che pensi alla classica “sciampagnotta”, ma so bene che nella zona d’origine del primo e insuperabile metodo classico (méthode champenoise) del mondo ci sono Maison, Caves coopératives e (più rari) vignerons che amano giocare con la forma dei loro flacons. E si divertono a proporre soprattutto cuvée de prestige in bottiglie che sono autentiche creazioni artistiche e capolavori di fantasia.

Una di quelle più note, un vero unicum, è la bottiglia speciale, inconfondibile, che una Maison, la De Venoge & Cie, nata nel 1837 a MareuilsurAÿ nella Vallée de la Marne 293 ettari vitati classificati Grand Cru, 246 a Pinot noir, 26 circa a Chardonnay, 20 a Meunier) per iniziativa di un emigrato svizzero proveniente dal nativo Canton de Vaud, Henri-Marc Venoge, insieme al figlio Joseph, ha ideato dal 1961, su modello di una bottiglia utilizzata nel XIX secolo, destinandola alle linee Princes e Louis XV destinate al canale Horeca.

De Venoge è una della più antiche Maison di Champagne oggi in commercio. Fu la prima azienda, nel mondo del vino, ad utilizzare etichette illustrate e nomi di fantasia per le sue bottiglie. L’attuale sede della Maison è la prestigiosa villa del fondatore in Avenue de Champagne a Épernay, oggi patrimonio dell’Unesco.

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Simbolo di questa bella Maison, la cui produzione è intorno alle 900 mila bottiglie distribuite su undici referenze, compresi nelle tre linee Cordon Bleu, Princes e Louis XV, è il Cordon Bleu, con riferimento al fiume Venoge e all’ordine di Saint-Esprit, il più celebre ordine della Cavalleria della monarchia francese. Nella sua sede è custodita la più importante raccolta di etichette di Champagne al mondo.

Tornando alla bottiglia speciale di cui stiamo parlando, va ricordato che la sua particolare è quella delle bottiglie create da Joseph de Venoge in onore dei Principi della casata reale. La particolare forma ricorda i decanter in cristallo che venivano utilizzati all’inizio del XX secolo per servire gli Champagne dell’epoca.

Cosa ho bevuto di De Venoge? Grazie alla gentilezza del suo importatore l’ottimo Mario Federzoni che con il figlio Alessandro ed i loro collaboratori ha creato e conduce la società Première Italia a Casinalbo vicino a Modena (oltre a De Venoge importa Première, che fa parte del Club Excellence, importa anche Guy Charlemagne, Morel, Pierre Legras, Bolieu, e altri e poi vini da Borgogna, Alsazia, Loira, Bordeaux, Languedoc, Spagna, Portogallo, Germania, Sud Africa (i Cap Classique di Graham Beck), Regno Unito (gli English Sparkling wines di Exton Park Vineyard) e distribuisce una serie di metodo classico italiani, ho bevuto un Rosé straordinario della collezione Princes.

Si tratta di un Pinot noir in purezza, cinque anni di permanenza sui lieviti, dosaggio di cinque grammi zucchero, 30% di vins de réserve, da uve provenienti da Mesnil sur Oger e Verzenay, Grande et Petite Montagne de Reims, e da altre provenienti da Les Riceys, che anche se non disponevamo di aragosta e crostacei (abbinamento ideale io credo) mia moglie ed io ci siamo gustati sempre più ammirati sorso dopo sorso.

Già il colore è una meraviglia, un qualcosa di indefinibile tra corallo, polpa di pesca e l’azalea rosa che troviamo in certi quadri di Klimt, poi finissimo il perlage, spettacolare e finissimo il perlage nel suo gioco nel mio bicchiere prediletto, quello di Luca Bini.

Ma poi che dire, se non rimanere affascinati, dall’eleganza suprema del bouquet, tutto giocato su note di ribes rosso, fragoline di bosco, agrumi (arance sanguinelle e pompelmo rosa), succose, fresche, vivacissime, aeree, fragranti?

Il resto poi, dal primo sorso in poi, è solo avvolgenza cremosa, morbidezza setosa, delicatissima vinosità, frutto vivo appena spiccato dai cespugli nel bosco e dall’albero, bolle non aggressive e solleticanti appena, e un progressivo conquistare il palato en souplesse, con uno charme, un’eleganza, una delicatezza che lasciano senza parole.

Cosa dirvi, cari lettori di Lemillebolleblog, se non consigliarvi, se amate gli Champagne Rosé come me, di procurarvene una bottiglia (sui vari siti online lo troverete tra i 55 e i 65 euro, che non sono pochi ma sono assolutamente giustificati) e sognare. Con i mala tempora che currunt un gran Rosé per sperare che la vita torni ad essere… en rose

 

n.b.

non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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