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Champagne che passione!

Champagne Extra Brut Réserve Palmer

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Un perfetto Champagne da ostriche e crostacei… ad averli…

C’era una volta un’altra vita, una vita in cui i ristoranti erano aperti, giravano un po’ di soldi (in verità girano anche oggi tra quelli che, fortunati loro, li hanno..) e noi maschietti quando volevamo conquistare una bella donna la si invitava a cena offrendole (sperando che la cosa sortisse un effetto positivo…) una bottiglia di Champagne.

In quell’altra vita – che chissà se tornerà mai – quando si esagerava lo Champagne veniva accompagnato, sempre che la “donzella” non le amasse (io ho sempre frequentato donne che le adoravano…) da una dozzina almeno di ostriche. Delle diverse varietà: belon, fin de claire, marennes, etc.

E qui, direte voi, si apre il dibattito (molto accademico e un po’ ozioso in tempi tragici come i nostri): ma davvero lo Champagne è l’abbinamento ideale delle ostriche e non è meglio invece rinunciare alle bulles e puntare su un Muscadet-sèvre-et-maine o un Muscadet coteaux-de-la-loire che i puristi e i sommelier più raffinati dicono essere il mariage ideale avec les huîtres?

Adoro il Muscadet (anche se in Italia non è facilissimo trovarlo: il sito Internet Vinatis.it ne propone due, questi) ma per me ostriche e Champagne è un abbinamento da sogno.

Facevo questo ragionamento tra me e me mercoledì sera, quando dopo aver fatto un’incursione nella mia cantina ed essere tornato a casa con quattro bottiglie tra cui questa, mi godevo (per fortuna ho ancora qualcosa di questa Maison) una bottiglia, con dégorgement presunto di quattro anni orsono, dell’Extra Brut Réserve di una casa che stimo tantissimo e ritengo ingiustamente sottovalutata.

Di certo non sottostimata da una società come Vino e design di Reggio Emilia, socia del Club Excellence presieduto da quell’autentico Signore che è il barone Massimo Sagna (importatore di Roederer, Faivelée, Ladoucette, Domaines Ott, Albert Pic e Romanée-Conti, tra gli altri) che importa, credo con buoni risultati, le sue cuvée.

Sto parlando della Maison Palmer di Reims, una produzione intorno ai tre milioni di bottiglie, di cui ho già scritto qui e qui. Vi rimando invece a questo terzo articolo, dedicato all’ottimo Rosé Réserve, per le notizie più dettagliate sulla storia di questa protagonista del panorama champenoise, erede della Société Coopérative de Producteurs des Grands Terroirs de la Champagne, creata nel secondo dopoguerra, nel 1948, da una serie di viticoltori della Côte des Blancs e della Montagne de Reims.

Mi piace solo ricordare, en passant, che si tratta di una esemplare Cave coopérative, con 320 soci e 415 ettari controllati, di cui 200 vigneti classificati come grands e premiers crus nella zona della Montagne de Reims, a cui si aggiungono le vigne della Côte de Sézanne, della Côte des Bar e della Vallée de la Marne, per una quarantina di cru in totale, con un encépagement che vede dominare Pinot noir e Chardonnay quasi in parti uguali e con una quarantina di ettari di Pinot Meunier. Una Maison, Palmer, che ha un grande interesse per cultura e arte e organizza mostre e rassegne molto interessanti e di grande valore.

Sognando les huîtres che non avevo, dunque mi sono goduto l’eccellente, affidabile, nervoso Extra Brut Réserve, una cuvée affinata sui lieviti per sei anni, dosaggio degli zuccheri di 4,5 grammi, composta per 50-55% da Chardonnay, per il 35-40% da Pinot noir e per il 10-15% da Meunier.

Più che una degustazione la mia (e di mia moglie) è stata una rinfrancante bevuta (la sera prima avevamo bevuto l’Extra Brut Avec le temps di De Sousa e lo stile era completamente diverso), la conferma che un buon Champagne, non straordinario, ma buono, ben fatto, trova sempre una buona ragione di essere bevuto, anche se non ti trovi nel ristorante stellato e nel piatto ti ritrovi altro e non quella preziosità afrodisiaca che sono almeno due dozzine (meno mi rifiuto di mangiarle: una volta ad Arcachon sono arrivato a spazzarne via, ospite con altri colleghi stranieri, di un ostreicoltore, ben 80…) di ostriche.

Colore paglierino oro squillante, perlage sottile e continuo, sottilissimo, un bouquet freschissimo con note di nocciola, pasticceria, fiori bianchi in evidenza e in evoluzione leggere sfumature di noce. Attacco in bocca secco, nervoso, incisivo, e gusto che si mantiene ben teso, salato, quasi appuntito, con un’acidità importante che spinge, una persistenza lunga e una bella croccantezza delle bolle.

Un gran bel bere, anche in tempi, maledetti, di #coronavirus…

n.b.

non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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