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Franciacorta Collezione Grandi Cru 2013 Cavalleri

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Inutile farla lunga, che a me i Franciacorta di Cavalleri, storica azienda di Erbusco che frequento dal 1987 piacciono tantissimo. Senza se e senza ma, basta consultare l’archivio di questo blog, qui, o leggervi questo recente articolo, dedicato al Pas Dosé 2015, per averne la riprova. E per trovare tutte le notizie, che qui vi risparmio, resa grande da Giovanni Cavalleri e da sua figlia Giulia e oggi condotta egregiamente dalla figlia di Giulia, Diletta (neo mamma, complimenti!) e dal figlio della sorella di Giulia, Maria, che di nome fa Francesco.

L’ho scritto, ripetuto, ribadito in tutte le salse e in tutte le sedi, che considero Cavalleri forse la migliore e più affidabile azienda di tutta la zona spumantistica bresciana. Anche più di una nota azienda, sempre di Erbusco, che frequento, anzi, frequentavo, dal 1984, di cui alcune cose mi piacciono immensamente, vedi Dosage Zéro, e altre meno. Soprattutto la politica dei prezzi.

Non c’è stata una sola volta che una loro cuvée mi abbia deluso, destato perplessità, e non mi abbia regalato quello che i francesi chiamano gout de terroir, gli inglesi sense of terroir, non mi abbiano fatto capire che si trattava di espressione dello Chardonnay delle loro bellissime vigne nel cuore di Erbusco.

Eccomi dunque, fatte queste inutili premesse (soprattutto per chi ha la “sventura” di leggermi e sa bene che Cavalleri, (insieme a Enrico Gatti, Colline della Stella, Camossi, Il Mosnel, Barboglio de’ Gajoncelli, San Cristoforo, Rizzini, Faccoli e ovviamente Cà del Bosco) forma la mia formazione ideale di Franzacurta imperdibili, a parlarvi, a consigliarvi senza esitazioni, se volete avere un’idea precisa di cosa possa esprimere al meglio la più importante, per numero di bottiglie, zona metodo classico italiana (quali aziende rappresentino il peggio lascio a voi il dispiacere di verificarlo, dico solo che due hanno sede a Capriolo, una a Provaglio d’Iseo, una ad Adro e una ad Erbusco), di un altro capolavoro della banda Cavalleri e dello chef de cave Giampaolo Turra.

Si tratta di una cuvée, dall’inconfondibile etichetta, millesimata, realizzata soltanto nelle migliori annate, “quelle in cui i parametri analitici di alcool, acidità totale e pH sono ottimali. La cuvèe è ottenuta con vini dell’annata riportata in etichetta provenienti dai migliori cru, situati sulle colline attorno ad Erbusco. Le caratteristiche delle uve di partenza e la lunga permanenza sui lieviti permettono alla cuvée di esprimere al massimo la finezza, l’eleganza e la struttura dello Chardonnay”.

Sto parlando del Collezione Grandi Cru, prima annata di produzione 1983, una rigorosissima scelta di uve Chardonnay (100%) della vendemmia 2013, prodotta con fermentazione e affinamento in acciaio per l’80%, per il 20% in botte grandi di rovere, e con una lunga permanenza in cantina, oltre i 50  mesi, dove la pratica del rémuage è manuale.

Una bottiglia, degustata, ma che dico, scolata sino all’ultima goccia, dopo un periodo in cui mi sono “sciroppato” sei Champagne (qualcuno deve pur “sacrificarsi” per fornire a voi lettori di Lemillebolleblog utili consigli d’acquisto) che non mi ha fatto rimpiangere affatto di aver scelto un metodo classico made in Brescia e non un méthode champenoise produit en France. Credo anzi che in una degustazione “à l’aveugle” diversi Champagne di ottimo livello soccomberebbero di fronte a questo millesimato 2013.

bty

Prima di provare a raccontarvelo voglio farvi notare che l’assaggio è stato di una bottiglia con sboccatura dell’autunno 2019, e che le quantità di solforosa rilevate dopo il dégorgement ammontano a 53 mg/l contro un limite legale di 185. E vi faccio notare che sebbene si tratti di un Brut il dosaggio dichiarato è di 0 grammi zucchero litro.

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Il resto è vita, allegria, felicità, piacevolezza, la gioia di bersi, in compagnia di mia moglie (che secondo la legge italiana sarebbe ex, ma poi saranno o no, affaracci nostri?) una “buta” di una coerenza e un’identità ben precise, di una piacevolezza assoluta. Sia che assaggiassi il vino nel famoso e da me discusso “calice Franciacorta” oppure nel mio calice prediletto, quello di Luca Bini.

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Colore paglierino oro antico, perlage sottile e continuo, naso compatto, complesso, ben secco, saldamente strutturato, con nocciola leggermente tostata in evidenza, fiori bianchi secchi, accenni di miele d’acacia e una bella, sapida, minerale.

La bocca conferma, con perfetta coerenza, l’impostazione e l’impianto del Collezione 2013 rilevati a naso, molto sapida, secca, decisa, rigorosa, nervosa, ma con ampia e larga tessitura, bolle croccanti e delicate, incisività, acidità perfettamente calibrata e lunga, e una bella e persistente ricchezza di sapore.

Una sola contestazione mi sento di muovere ai Cavalleri: nella prossima uscita del Collezione pensate per tempo a come allegare alla bottiglia scampi, crostacei e magari una bella aragostina di quelle che si mangiano in Sardegna.

Questo Franciacorta Docg li chiama, li pretende, li esige! Provvedere s’il vous plait…

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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