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Champagne che passione!

Appello a tutti gli amanti delle bollicine: salviamo la/lo Champagne!

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Uno Champagne al giorno leva il coronavirus di torno…

La notizia, che ho appreso da questo articolo pubblicato sul sito Internet francese specializzato Vitisphère, è ferale. Forse, se mi consentite il paradosso, addirittura più ferale e preoccupante di quella che dice che in Francia ad oggi sono 24.376 i morti per coronavirus e che la patria di Voltaire è al settimo posto nella triste graduatoria del numero di caduti.

Rispondendo ad una precisa domanda, “come sono andate le vendite di Champagne nei mesi di marzo e aprile?”, Maxime Toubart, Presidente del potente Syndicat général des vignerons ha risposto: “Nous n’avons pas encore de chiffres précis, mais on peut estimer que la baisse des ventes sur ces deux mois est de 80 %. Tous les lieux de consommation du champagne sont fermés. Quand on produit le vin de la célébration et de la fête, on est forcément très impacté par la situation actuelle. La crise sanitaire a marqué un coup d’arrêt à notre filière, et les vignerons, négociants et coopératives sont à la même enseigne“.

Che tradotto significa : “Non abbiamo ancora cifre precise, ma si può stimare che il calo delle vendite in questi due mesi sia intorno all’80%. Tutti i luoghi di consumo dello Champagne sono chiusi. Quando si produce il vino della celebrazione e della festa per antonomasia si è obbligatoriamente molto colpiti dall’attuale situazione. La crisi sanitaria ha fatto segnare uno stop alla nostra filiera e vignerons, négociants e coopératives sono nella stessa situazione”.

E alla domanda successiva, ovvero se pensa ad un’uscita dalla crisi molto lenta, Toubart ha così replicato: “Ne avremo per diversi anni. E’ troppo presto per sapere se ci vorranno tre anni o dieci per uscirne. Se il commercio riparte per fine anno e il bilancio annuale raggiunge i 230 milioni di bottiglie spedite (contro 297 del 2019) non sarà di certo la stessa cosa che se vendessimo 150 milioni di pezzi. Noi beneficiamo di una grande notorietà e ho fiducia nella capacità dello Champagne di continuare ad accompagnare i momenti felici e di festa. La campagna di comunicazione del SGV è confermata per inizio estate ma sarà adattata alle circostanze attuali. Rinnovo il mio appello al négoce per mettere in campo una comunicazione importante avendo come obiettivo profili diversi di consumatori e di Paesi. E’ il momento opportuno per farlo”.

Permettendomi due rilievi a Monsieur Toubart, in primis che non tutti i luoghi di consumo dello Champagne, visto che possiamo stapparlo “restando a casa”, come si viene ripetutamente invitati a fare, e poi che lo Champagne non è affatto solo “il vino della celebrazione e della festa” ma il vino che ci può consolare anche nei momenti difficili e più disperati come questo, voglio offrire un modesto contributo per tentare di risollevare le sorti dell’altro vino, dopo insieme al Barolo, del mio cuore.

Di fronte alla sconvolgente notizia del calo delle vendite dell’ottanta per cento, io (e mi rivolgo alle mie Maison del cuore, Deutz, Jacquesson, Charles Heidsieck, De Sousa, Krug, Pol Roger, Billecart Salmon, Roederer, Bruno Paillard, De Venoge, Gosset, Péters, Philipponnat, Taittinger, e poi a vignerons supremi quali Corbon, Coulon, Jérôme Prévost, Egly Ouriet, Fleury, Boulard, Bédel, Agrapart, Larmandier-Bernier, Leclapart, Salon, ecc – Sélosse ve lo lascio tutto….) mi dichiaro solennemente pronto a tentare di risollevare i bilanci impegnandomi solennemente a bere una bouteille de Champagne al giorno.

Invito i lettori di questo blog a fare altrettanto, a mettersi una mano sulla coscienza (e al portafoglio) e ad impegnarsi strenuamente per “salvare il soldato Champagne”.

I francesi continuano a berne di meno da un decennio a questa parte e lo scorso anno, dimostrando di non essere più quelli di una volta, hanno consumato qualcosa come diciannove milioni di bottiglie del più banale degli “spumanti” italici, Messer Prosecco (Doc, Docg, Igt) ? Forza italiani, forza inglesi, americani, giapponesi, tedeschi, belgi, svizzeri, australiani, “sacrifichiamoci” e facciamo nostro questo slogan, questa parola d’ordine: uno Champagne al giorno leva il coronavirus ed il medico di torno, fa da primo e da contorno, é più eccitante di un film porno…!

E ai miei connazionali e a quegli incapaci (eufemismo) dei nostri politici di ogni colore che ci sgovernano, dico: basta Prosecco, basta imitazioni italiche, detassiamo lo Champagne, prescriviamolo con ricetta medica, insegniamo a conoscerlo, berlo, amarlo (è più buono e fa meglio del latte) in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado.

Scusate, ma mi è venuta sete, vado a stapparmi une bouteille de cuvée de prestige: à votre santé!

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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