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Degustazioni

Metodo classico tradizionale VSQ Brut Rosé I Doria di Montalto

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Un ottimo Nebbiolo Brut Rosé made in Oltrepò Pavese

Per la serie #unbuonoltrepoalgiorno Un buon vino dell’Oltrepò Pavese al giorno, il miglior modo per andare oltre gli scandali e togliersi il medico di torno… All’insegna dell’Oltrepò buono, pulito e giusto, un grande metodo classico prodotto in Oltrepò Pavese.

Ipotetico dialogo con un lettore. Domanda: Ziliani, lei che è appassionato di bollicine e di rosati, può consigliarmi un Rosé metodo classico da non perdere?

Risposta, non tanto ipotetica. Eccola accontentata, ma non si aspetti che io le consigli le preziose (anche nel prezzo) cuvée de prestige di Cà del Bosco o Ferrari, il pur eccellente Alta Langa Rösa di Cocchi, o l’ottimo Rosé di Monsupello di cui ho scritto più volte. O il sorprendente metodo classico di quel genietto che è Edi Kante, signore del Carso.

Caro lettore, voglio sorprenderla e dirle che uno dei migliori metodo classico Rosé che mi sento di consigliare non è fatto con Pinot nero, bensì con quell’uva straordinaria che nel cor mi sta che corrisponde al nome di Nebbiolo.

Il lettore ipotetico e forse anche voi che avete seguito questo dialogo, a questo punto direte, allora ci porta in Piemonte lo Ziliani e sicuramente il metodo classico Rosé cui fa riferimento è uno di quello dei produttori del progetto Nebbione di cui scrisse cinque anni fa e che non si sa che fine abbia fatto.. Errore, non vi porto in Piemonte, dove un produttore noto per i suoi Barolo ed i Riesling, Vajra, produce (o produceva? Sul sito Internet aziendale non se ne fa menzione) un eccellente metodo classico Rosé sposando il Nebbiolo al Pinot nero.

Per trovare questo Rosé metodo classico Nebbiolo in purezza, per andare a vedere dove nasce e chi lo fa dovete recarvi nell’incanto collinare di Montalto Pavese, nel cuore di quella zona bene/maledetta che corrisponde al nome di Oltrepò Pavese.

La cosa divertente è che ad esserlo inventato non è un oltrepadano di nascita e nemmeno un piemontese, ma un tecnico curioso e capace laziale, nato a Viterbo, che dal 1998 si è trasferito nella terra della Bonarda e del Buttafuoco, e che lavora in un’azienda agricola di antica storia e grande fascino, Doria, e che corrisponde al nome di Daniele Manini.

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Ma prima di procedere a raccontare questo splendido Brut Rosé, qualche parola sull’azienda dove Manini opera, Doria. La trovate qui sul sito Internet aziendale. A me basta dire che il nome Doria denota l’origine genovese della famiglia proprietaria della tenuta, (dotata di uno splendido agriturismo, La Colombina,  che per i 150 anni dell’Unità d’Italia è stato premiato tra le 150 aziende più longeve d’Italia e iscritto nel registro delle Aziende Storiche Italiane) e le origini, che risalgono a quando l’Oltrepò era parte del Regno di Piemonte e nella zona di Montalto Pavese i Doria costruirono la loro fortuna.

Nel 1800 furono piantati i primi vigneti di uve tipiche del posto. Il clima particolare ed il terreno particolarmente fertile costituiscono due fattori ideali per la coltivazione delle uve autoctone quali Croatina, Moscato e Riesling, Barbera, Nebbiolo e Pinot Nero. Le vigne dell’agriturismo si estendono su circa 75 ettari di terreno nella zona di Montalto Pavese, dove si trova anche la cantina.

La gamma dei vini è abbastanza ampia, e comprende Riesling, Nebbiolo, Bonarda vivace, il Pinot nero Querciolo, il Rosso riserva Roncorosso. Poi le bollicine molto speciali, il Brut Nature 800, da uve Riesling, che si affina 60 mesi sui lieviti (prossimamente su questi schermi) e questo Rosé inconsueto da sballo, alla sua prima uscita, che si affina 24 mesi sui lieviti e proviene da vigne di vent’anni con esposizione est.

Su come lavori su questo metodo classico, Manini mi ha detto: “uso una tecnica pensata per il nebbiolo per non fare troppo la differenza. Lavoro il nebbiolo con il pensiero in Francia, con malolattiche svolte. Ho cercato di usare un’uva a maturazione tardiva per non perdere acidità e raccogliere con almeno 11 grammi litro di acidità come in Champagne.  La differenza per loro ė che fanno fatica a perderla, noi a mantenerla. Per questo il nebbiolo.. una delle ragioni della mia scelta”.

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Ma come è questo metodo classico nebbiolesco made in Oltrepò Pavese con sboccatura giugno 2017? Colore rosa pallido-cipria, perlage finissimo, mostra un naso cremoso avvolgente, molto misterioso ma intrigante, che si concede lentamente e non vuole stupire ma c’è e mostra progressivamente toni floreali e di pesca bianca e nocciola.

La bocca mostra subito la propria nebbiolesca natura, larga, piena ma suadente, di spalla large e sostenuta, consistente, strutturato, ca…to, con una vinosità calibrata, ma delicato e suadente nel proprio modo di essere e proporsi.

E bravo Manini e bravi i Doria ad aver assecondato la sua visionaria e lucida idea di produrre, in terra oltrepadana, una finissima bollicina da Nebbiolo!

Azienda agricola Doria

Montalto Pavese

0383/870143-465 – 348/8012330

e-mail info@vinidoria.com

sito Internet www.vinidoria.com

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non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Simone Castelli

    04/05/2020 at 12:17

    Ho “scoperto” ERPACRIFE, un M.C ottenuto da nebbiolo. Prodotto da Cristian (enologo di Calatroni) insieme a tre amici anch essi enologici di Alba: Erik Dogliotti, Paolo Stella e Federico Scarzello

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