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Champagne Blanc de Blancs Grand Cru Extra Brut Pierre Péters

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Bulles in puro esprit de finesse

Che cos’é, detto in estrema sintesi, un grande Champagne? Semplice, qualcosa che quando lo stappi non finiresti mai di berlo, che ti conquista, goccia dopo goccia, con la sua inimitabile armonia, con la piacevolezza assoluta e quello che i francesi chiamano con espressione intraducibile esprit de finesse.

E’ questo il pensiero che mi è venuto alla mente qualche giorno fa, era il 30 aprile, una data importante per la mia storia personale (diciamo che qualcosa come 37 anni prima mi sono sposato…), quando insieme a mia moglie (che in verità sarebbe ex da sei anni…) ho goduto, non mi viene da usare un altro verbo, l’eleganza strepitosa e la quasi perfezione di un supremo Champagne importato e distribuito, insieme ad una gamma di eno-mirabilie, nientemeno che da Gaja distribuzione.

Sto parlando di un grande Blanc de Blancs, Extra Brut, da uve Chardonnay 100%, da vigneti classificati Grand Cru, in larga parte posti in quel di Le Mesnil-sur-Oger nel cuore della Côte des Blancs. Una piccola “Maison familiare di récoltant-manipulant da sei generazioni”, il domaine Pierre Péters, che sin dal 1919 soltanto da vigneti di proprietà Champagne Blancs de Blancs Grand Cru. Qui, se capite anche voi e amate il francese, la storia del domaine.

La storia del domaine Péters ha inizio nel 1858 quando Gaspar Péters, originario del Lussemburgo, sposa una Gaspar Péters, proprietaria di due ettari di vigneti a Mesnil sur Oger da cui ottengono uve che vengono al négoce. Sarà invece Camille Péters, figlio di Louis Joseph (figlio di Gaspar) a prendere la decisione (e sarà uno dei primi a farlo in tutta la Champagne) di trasformarsi in récoltant-manipulant e commercializzare le bottiglie di Champagne ottenute con proprio nome.

Nel 1930 avviene l’acquisizione dei due ettari e mezzo del lieu dit “Les Chétillons“, posto nel village grand cru di Mesnil sur Oger da cui ancora oggi ottengono, da tre parcelles di vecchie vigne (con più di 45 anni d’età) la cuvée spéciale Les Chétillons creata a partire dal 1971, situata a Mesnil sur Oger, con parcelles poste su suoli calcarei vinificate separatamente.

Il domaine Pierre Peters  possiede 19 ettari di vigneti con età media di 30 anni, piantati a Chardonnay, con propria attenta selezione massale, e situati principalmente nei comuni di Le Mesnil-sur-Oger, Oger, Avize e Cramant.

Terroirs, posti leggermente a sud di Epernay, che giacciono sulla “craie affleurante” che assicura naturalmente buone riserve idriche. Le vigne a fianco dei coteaux hanno orientamento ad est, a protezione dai venti provenienti da ovest.

Il savoir faire della Maison Péters prevede un attento controllo della maturazione delle uve, la raccolta a mano dei grappoli, una pressatura lenta e delicata tesa a frazionare e isolare i mosti migliori adatti all’elaborazione delle varie cuvées. Uno degli obiettivi principali consiste nell’esaltare l’aspetto minerale, una fine nota agrumata che costituiscono il carattere distintivo degli Champagne della Maison.

Ogni annata viene letta e interpretata in maniera open mind e personale, in vigna e cantina, di modo da poter ottenere uve in grado di esprimere Champagne che rendano la ricchezza, la finezza e l’eleganza dei grandi terroir della Côte des Blancs.

Nella gamma dei vini prodotti da questa Maison, che stranamente Alberto Lupetti alias sito Internet Lemiebollicine, non ha incluso nella sua guida di riferimento Grandi Champagne, nuova edizione 2020-2021, che vi consiglio comunque di acquistare, troviamo un Réserve Blanc de Blancs, poi la Grande Réserve, la cuvée L’Esprit, la Cuvée Spéciale Les Chetillons, la Cuvée Les Montjolys e il Rosé for Albane (dove accanto allo Chardonnay si utilizza una parte di Pinot noir Rosé de Saignée). Io in passato ho scritto della Réserve Oubliée e Gaja distribuzione (che importa anche Gosset e Pierre Paillard) oggi ha in catalogo sei cuvées.

Quella che ha affascinato consorte e me è l’Extra Brut (forse la tipologia di Champagne che apprezzo di più, insieme al Rosé) con il suo dosaggio bassissimo, due grammi zucchero.

bty

Colore paglierino oro squillante, di grande luminosità e brillantezza, perlage molto sottile finissimo e continuo, bouquet di grande leggerezza, con note di nocciola, mandorla, pasticceria e fiori bianchi, confetto e pesca bianca, fresco finissimo e fragrante.

Ingresso in bocca suadente e cremoso, con bellissima tessitura molto delicata e bollicine finissime che accarezzano il palato, gusto verticale, lungo, pieno e succoso, di grande soddisfazione.

Datemi pure del “provinciale” se continuo a preferire lo Champagne ai metodo classico italiani, ma se voi preferite gli allievi ai maestri fate pure…

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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