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Degustazioni

Manzoni Brut metodo classico Guicciardini 1199

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Dai Colli Fiorentini sorprendenti bollicine

Che miracoli che fa la mia cantina! Dalle sue viscere poste a circa 20 metri di profondità rispetto al livello stradale nel cuore del paese alla periferia di Bergamo dove risiedo, spuntano bottiglie, mezze bottiglie e magnum che non pensavo nemmeno più di avere (ovviamente, pasticcione come sono, non ho pensato a fare un inventario di tutto quello che stocco nei suoi circa 100 metri quadri) e che quando le scopro sembrano lanciarmi un segnale urgente: stappami!

E così mi diverto a fare, come mi è successo tre anni fa, come ho raccontato qui, con un prodigioso Montepulciano Cerasuolo 2001, di 16 anni, del mitico Valentini, senza stappare le bottiglie direttamente in cantina, ma prelevando la bottiglia del caso e portandola (dista a piedi 7 minuti) a casa. I rossi più vecchi con qualche giorno di anticipo, perché eventuali fondi possano depositare, perché il vino possa se chambrer, quelli bianchi e le bollicine portate a casa e subito stappate, cogliendole nell’attimo giusto di passaggio tra l’umidità ed il freddo della cantina e la temperatura casalinga.

E le sorprese, ve lo assicuro, mi è capitato nel giro di una ventina di giorni con un prodigioso Dolcetto di Dogliani Briccolero 1998 di Quinto Chionetti, uno sfavillante Isonzo Sauvignon Picol 1999 di Lis Neris, un Roero passito Bric du Liun 1998 di Deltetto, un cremoso Pouilly-Fuissé 2001 di Château des Rontets, per citare solo gli ultimi che ho stappato e goduto, sono all’ordine del giorno.

L’ultima della serie, sabato 2 maggio, è venuta da un metodo classico di quelli che non ti aspetteresti mai in grado di stupirti, perché espressione di un vitigno e di una regione che non viene di certo da associare al metodo classico. Il vitigno, una combinazione di Riesling Renano e Pinot Bianco realizzata ai primi del Novecento dall’agronomo Luigi Manzoni, è il Manzoni o Incrocio Manzoni e la regione non è il Veneto o il Trentino, dove questa varietà sta trovando un’interessante diffusione, ma pensate un po’, nientemeno che quella terra sinonimo di rossi che è la Toscana.

Dalla Toscana difatti, dall’area dei Colli Fiorentini dove ha sede una delle tre tenute, Massi di Mandorlaia (Morellino di Scansano), Belvedere Campoli (Chianti Classico) e appunto Castello di Poppiano, che compongono i possedimenti, 200 ettari vigneti 37 oliveti, della nobilissima e antica casata dei Guicciardini (una delle più antiche famiglie fiorentine, fin dal 1200 ebbero una posizione di rilievo nella vita politica, sociale e economica di Firenze e di questa casata fa parte il celebre storico Francesco – 1483-1540 – ambasciatore in Spagna, Governatore di Modena e Reggio, Capo della Lega di Cognac, che a Poppiano scritto la sua celebere Historia d’Italia), arriva il Brut da uve Manzoni che ho stappato e che mi ha colpito per la sua perfetta forma (diciamo che giaceva in cantina da tre-quattro anni) e per la sua piacevolezza.

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Credo che i Guicciardini (un team composto da Ferdinando Guicciardini, Paolo Bartalucci e dal loro bravissimo enologo consulente, Giorgio Marone, formatosi alla scuola di Giacomo Tachis) producano questo singolare metodo classico da meno di dieci anni, e che abbiano scelto di puntare per le loro bollicine su questo vitigno perché dotato di buona aromaticità, struttura ed eleganza, dalla produttività contenuta e dai grappoli piccoli, e che abbiano vinto la loro scommessa.

Le uve vengono raccolte manualmente in cassette da venti chilogrammi, la pressatura avviene con uve intere, la fermentazione si svolge in parte in acciaio e in parte in barrique usate, con malolattica ricercata e svolta.

Portato dalla cantina e aperto senza ricorrere al frigorifero o al secchiello del ghiaccio e servito in un meraviglioso calice della casa austriaca Sophienwald che ho scoperto solo da qualche giorno essere distribuita in Italia da Ceretto / Terroirs, questo Brut mi ha colpito per la brillantezza e la luminosità del colore, un paglierino squillante, la finezza estrema del perlage, i profumi eleganti, freschi, molto fini e aerei e fragranti, di fiori bianchi e sale, con una notevole componente minerale. E poi altrettanta freschezza, vivacità, acidità profonda ma non aggressiva, al gusto, con coda lunga ricca di nerbo, sale e buona persistenza lunga.

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Un metodo classico perfetto come aperitivo ma da portare tranquillamente in tavola abbinandolo ad antipasti freddi a base di salumi, piatti a base di pesce (crostacei soprattutto) e primi con verdure e/o pesce.

Ma guarda te questi nobili Guicciardini cosa sono capaci di inventarsi!

Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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