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Degustazioni

Brut metodo classico Primum Salubre ascesa Fattoria di Cortevecchia

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Dal Mugello sorprendenti bollicine da Pinot nero

Clamoroso dal Mugello! Nella bellissima vallata del Mugello posta a nord di Firenze, dove nel 1997 l’Ulivo (oggi PD) ebbe il pelaccio sullo stomaco di candidare (e far eleggere) nientemeno che il super manettaro di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, schierandolo contro l’eroico allora direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, non si accontentano più di proporsi come la piccola Bourgogne della Toscana e di essere la zona dove nella terra di Luzi, Machiavelli, Ardengo Soffici (e purtroppo anche di Renzi..) si producono i migliori Pinot nero vinificati in rosso della regione. Con buona pace dei chiantigiani, di quelli di Montalcino e con la sola eccezione dello storico Pinot nero dei Marchesi Pancrazi a Bagnolo di Montemurlo vicino a Prato e di quello eccellente, che la mia amica inglese Charlotte Horton produce e si chiama Piropo, in quel di Seggiano ai piedi del Monte Amiata nel suo splendido Castello di Potentino.

Nel Mugello, esattamente a Scarperia e San Piero, comune che ospita l’autodromo internazionale del Mugello, teatro di leggendarie imprese di Valentino Rossi, quando il Dottore46 era ancora il dottore e non una sua malinconica ombra, qualcuno si è messo in testa la singolare idea di dimostrare che con il Pinot nero si possono produrre anche ottime bollicine metodo classico.

Il Signore che si è messo in testa questa idea si chiama Sandro Bettini e nella sua Fattoria di Cortevecchia, in una splendida posizione da cui si vedono la Fortezza di San Martino (1569-1608) ed il Castello del Trebbio (1433-Patrimonio dell’Unesco), traendo profitto da un microclima favorevole, con “una costante foce di vento che riesce a mitigare la tipica umidità della nostra zona”, su terreni “di media compattezza, a tratti argilloso, con una leggera dose sassosa all’interno, ricco di sostanze organiche che conferiscono grande vigoria alla coltivazione” si è dedicato a produrre bollicine nobili.

Non ha fatto tutto da solo ma con la consulenza dell’amico Giuliano Tarchi,  grande agronomo attivo anche in una celebre tenuta produttrice di costosissimi e sopravvalutati Super Tuscan, e con il suocero Nello Baglioni ha realizzato “un vigneto particolare nel suo genere, senza filari di sorta, ma con un sistema di allevamento innovativo per tipologia, ed unico nel Mugello, l’alberello areato. Questo sistema consente alle piante di svilupparsi liberamente a 360°, all’interno di un “anello” che le contiene durante il loro sviluppo; sistema ideale per garantire la massima esposizione fogliare al sole e la minima costrizione che, in caso di piogge, facilita molto la dissipazione dell’umidità della pianta. Questo si traduce in una minore esposizione alle malattie e conseguentemente comporta minori trattamenti da fare, sempre per perseguire la via del sano, e non del buono a tutti i costi”.

La storia della sua passione per il vino, come racconta sul sito Internet, parte da lontano. Ascoltiamolo: “fin da bambini, in famiglia, abbiamo avuto una piccola vigna. Da lì derivano le uve dalle quali facevamo il vino che veniva consumato dalla nostra famiglia e da coloro che davano una mano nella coltivazione e nella realizzazione del vino stesso, di colore rigorosamente rosso, senza grandi pretese tecniche. Era un qualcosa di “fatto in casa”, per noi, senza fronzoli né sofisticazioni; un alimento, come nella tradizione contadina che nostra mamma Angiolina ci ha tramandato. Certo, il risultato ottenuto non era quello di un Chianti, ma, come si dice, ci si abitua a tutto…

Fu così che un giorno, parlando con il mio babbo, Rossano, formulai la mia proposta: gli dissi che dovevamo sostituire le viti della vigna e passare ad altro tipo. La sua risposta fu: “Quando sarò morto farai quello che vuoi, ma finché sarò in vita non voglio problemi…”. Conoscendo il carattere audace del mio babbo, la risposta mi stupì, ma la rispettai. E così, con il passare degli anni, ho avvicinato e conosciuto persone, maestri che mi hanno educato e formato al vino; ho frequentato corsi e ricercato esperienze, avevo una grande curiosità da sfamare.

Finché, ahimè, nell’agosto del 2010 il mio babbo ci ha lasciato. Poco dopo, come fosse un lascito in sospeso, ho deciso di accettare e rilanciare la “sfida” che mi aveva lanciato anni prima. Fu così che dopo la vendemmia 2011 estirpai il vecchio vigneto…ma solo per poter ripartire nuovamente. Nella primavera del 2012 le nuove barbatelle di Pinot Nero ed un piccolo appezzamento di Incrocio Manzoni, piantate a mano una ad una, erano già a dimora pronte a crescere e cercare di stupirci”. E ancora: “nel 2014 abbiamo eseguito la prima micro-vendemmia (solo del Pinot Nero). E’ stata un’annata difficilissima per le piogge continue, ma con un grande lavoro in vigna siamo riusciti a portare in cantina un’uva eccellente. Certo, era la prima uva di una vigna giovane, in un’annata complicata. Il risultato, dopo la vinificazione in bianco delle uve Pinot Nero, la realizzazione del vino base, la presa di spuma e ben 42 mesi sui lieviti è Primum, il Primo. Il nostro cammino è continuato con altre annate che dovranno attendere ancora un po’ prima di incontrare i palati dei nostri Amici. Continuiamo la produzione di Spumante Metodo Classico, ma sempre con un occhio a nuove idee e sperimentazioni nel campo vitivinicolo”.

Alla base del lavoro in vigna e in cantina c’è una precisa filosofia, espressa con parole ben chiare: “Quello che facciamo viene fatto all’insegna dell’inseguimento della salubrità, la nostra salubre ascesa. Un percorso sempre in salita verso un prodotto che sia innanzitutto sano, appunto; senza inseguire l buono “a tutti i costi”, lontano dagli standard preconfezionati di chi usa la tecnologia come arma e non come leva. Non usiamo nessun diserbante, solo lavorazioni meccaniche e umane. Trattamenti ridotti al minimo d’ispirazione biologica. La vendemmia avviene manualmente, dalle prime luci del giorno fino alle ore 12:00 per conservare al massimo profumi e freschezza. L’uva viene disposta in cassette con un peso massimo di 16 kg e subito stoccate in cella frigorifera fino alla pressatura, che avviene con macchinari di ultima generazione.

Una volta fatto il vino base, lo stesso viene poi messo in bottiglia insieme ai lieviti dove riposa per un minimo di 36 mesi. Passato questo temo le bottiglie vengono sboccate e dosate, dopo circa 6 mesi sono perfettamente pronte per raggiungere i nostri sensi. La nostra grande passione ci spinge alla creazione di prodotti fatti per noi, i nostri figli ed i nostri affetti più cari, nella ricerca della condivisione del piacere e della convivialità. Tutto ciò con l’obiettivo di ottenere prodotti di massima qualità, nel rispetto dei terreni, dei quali, siamo solo custodi temporanei, in attesa di tramandarli alle generazioni future”.

Il primo nato, millesimato 2014, da uve Pinot Nero allevate ad “alberello areato”, con densità di 4500 ceppi/ettaro, 42 mesi di permanenza sui lieviti sboccatura del settembre 2018, per una produzione di 1000 bottiglie (io ho scolato la n°973) mi ha veramente sorpreso.

Colore oro antico di splendida intensità e brillantezza, perlage sottile e fine nel mio bicchiere prediletto, quello di Luca Bini, mostra un naso compatto e nitido, con note di ananas e pompelmo, fiori secchi, crosta di pane e una vena precisa salina e “ostricosa”, che preannuncia un vino ben secco, diretto, incisivo.

Bocca larga, piena, strutturata di notevole e sorprendente potenza e intensità, gusto cremoso, sapido, ben teso con una bella vena acida ed un notevole dinamismo. Abbinato a crostacei di ogni tipo, ma anche al buonissimo prosciutto toscano e ad una bella finocchiona, ovviamente da suini di cinto toscano, ad una zuppa con il cavolo nero, farà davvero, credetemi, una gran  bella figura.

Benedetti toscani!

Fattoria di Cortevecchia

Località Cardetole, 4

50038 Scarperia e San Piero (FI)

Tel. 348 7810852

Sito Internet  https://www.fattoriacortevecchia.it/wp/

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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